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domenica 16 ottobre 2016

Mucche in altalena

A volte, quando mi capita di trovarmi davanti ad un'altalena, mi viene in mente come il suo movimento sia simile alla guerra interiore che anticipa ogni evento, grande o piccolo che sia, di noi ansiosi sociali e che è comunemente chiamata Ansia anticipatoria (alias:Voldemort, Sauron, Charles Manson, i cavalieri dell'apocalisse, e, personalmente, i burattini).  
Forse sarebbe più appropriato associarlo ad una montagna russa, ma, non vogliamo mica essere scontati, vero? E poi, le montagne russe hanno sempre un alone di eccezionalità, quell'emozione vertiginosa che capita una volta ogni tanto e per di più in condizioni eccezionali, mentre qui si parla di crisi interiori che sono all'ordine del giorno, come la cimice che finisce sul letto proprio mentre stai dormendo, o, appunto, come quelle piccole seggioline volanti che vanno forte (in tutti i sensi) nei parchi giochi. Quindi, altalena. L'altalena sale e scende, dondolando vertiginosamente tra il cielo e la terra. In un attimo, stiamo per toccare una nuvola ed il secondo dopo abbiamo il naso ad un palmo dal pavimento, per poi riprendere slancio e, in quell'attimo di rincorsa all'indietro, avere una visione a volo di uccello del probabile schianto a cui potremmo andare incontro se qualcosa andasse storto. La terra, si sa, è dura, è solida, è potenzialmente mortale, soprattutto a quella velocità. E noi non abbiamo neanche un paradenti per evitare la nostra subitanea trasformazione in succhiafrullati. Ma quindi, cosa c'entra l'ansia con le altalene? L'altalena, semplicemente, è una versione reale dell'ansia anticipatoria, la vera bestia nera con cui ci confrontiamo ad ogni nuova scadenza sul calendario. Sappiamo di essere al sicuro su quella seggiolina, eppure, chissà perché, siamo convinti che fare testamento prima di salirci non sarebbe stata poi una così cattiva idea. L'altalena, uno strumento per bambini, un simulatore di volo, per noi puzza un po' troppo di morte violenta con necessario calco dentale per identificare il corpo. Ma lasciatemi spiegare meglio. Appena avvistato l'obiettivo (una festa, un impegno lavorativo, una visita alla gastronomia del paese), eccoci scomodamente seduti sulla nostra altalena, le mani artigliate alle fredde catene di metallo, vero simbolo della nostra prigione di paure, e le gambe che penzolano, impossibilitate a raggiungere il suolo. A questo punto, iniziamo a pensare. Ed è l'inizio della fine. Siamo animali da terra, pensiamo, come le tartarughe e i lombrichi. O le mucche! Ecco, noi siamo delle mucche. Ci piace stare con i nostri zoccoli belli poggiati sul pavimento, brucare la nostra erba e goderci il venticello delle montagne. Non chiediamo mica tanto. E allora, cosa diavolo ci facciamo sedute su un'altalena? Perché dobbiamo lanciarci in questa simulazione di volo? Mica abbiamo le ali! E poi, chi lo vuole un cambiamento? Stiamo benissimo così! Siamo serene, felici, sì certo, un po' annoiate, e può darsi anche che ci siamo perse un paio di volte a guardare l'orizzonte con sguardo trasognato, ma erano solo sogni! Siamo a posto, grazie. Davvero.
Eppure, eccoci lì, senza sapere come ci siamo finite, tra l'altro. "Sei seduta comoda?" domandano da qualche parte dietro di noi. "Sì", muggiamo poco convinte. "Allora partiamo!" Una presa decisa inizia a trascinarci indietro, vediamo le zolle d'erba susseguirsi ed allontanarsi, mentre ci rendiamo conto di quanto siamo drammaticamente fuori dal nostro elemento. Questa è la parte in cui abbiamo una bella panoramica dello schianto a cui andremo inevitabilmente incontro. Ed allora partono i pensieri di panico. "Non ce la farò mai! Guarda quanto sono in alto, mi schianterò sicuramente! Non sono pronta, non ho le competenze necessarie per affrontare questa cosa! Morirò! Morirò sicuramente! E morirò pure male! Mi schianterò al suolo, diventerò un hamburger, carne trita, marmellata di mucca! Oppure, morirò di paura! Infarto in volo, esplosione del cuore! Il punto è che sicuramente morirò! Oppure, peggio! Potrei rovinare a terra e sopravvivere! Farò una figuraccia davanti a tutte le altre persone che sono qui davanti a me! Diventerò lo zimbello della situazione! Una bella barzelletta da raccontare alle feste. Una cosa del tipo 'Oh, ti ricordi di quella volta che la mucca sull'altalena si è schiantata? Che sfigata! E dire che era così semplice, bastava restare attaccata con il sedere al sedile e le mani sulle catene. Ci sarebbe riuscito anche un marmocchio. Povera scema! Anzi, chiamiamola Scemucca!' E via di sghignazzi da far arrossire anche un cesto di ciliegie!" Ma ormai non c'è più niente da fare, non si può più tornare indietro. La presa dietro di noi si allenta e iniziamo a scivolare su quella minuscola tavoletta di plastica agganciata per grazia divina a due perni che potrebbero cedere in qualsiasi momento. L'occhio sgranato, ci lasciamo scappare un muggito di terrore che squarcia il silenzio della nostra mente, e per quanto lo vorremmo, non riusciamo proprio a darcelo, un contegno! Stiamo volando verso il suolo, Santo Cielo, e non abbiamo neanche fatto testamento! Siamo troppo giovani per morire adesso, abbiamo una lunghissima lista di cose da fare, posti da vedere, sogni da realizzare! Morire adesso significherà sicuramente diventare fantasmi con questioni irrisolte che vagano sulla Terra infastidendo i vivi! Sfiga nella sfiga! Oh Dio! La terra si avvicina, il cuore rimbomba impazzito nelle orecchie, AIUTO, NO, non vogliamo farlo. NON VOGLIO MORIREEEE!!! MUUUUU!!! E poi, d'un tratto l'altalena vira verso l'alto e lo sguardo si perde nell'azzurro del cielo, nelle nuvole bianche e in quei passerotti che ci guardano ammiccanti. Siamo in cielo e la sensazione, strano a dirsi, non è poi così male. Siamo in una terra piena di promesse, senza recinti, senza confini, con passerotti che ci guardano lascivi (un po' troppo forse) e lepricani che preparano la pentola di monete d'oro da collocare alla fine dell'arcobaleno. 
Ma sì, in fondo, ce la possiamo fare! Siamo forti, siamo coraggiosi, abbiamo tante risorse, e poi, volare non sembra neanche così difficile! Basta sbattere le ali, e noi le abbiamo, le abbiamo, cavolo, come tutti gli altri! E che nessuno dica il contrario! Questo cielo sembra fatto apposta per noi, con le sue nuvole e i suoi spazi pieni di possibilità, è proprio la cosa giusta per noi. Quante cose potremo fare in mezzo a quei prati azzurri! Potremo finalmente sfruttare quelle lezioni di ballo prese quando eravamo solo vitellini, per esempio. Oppure potremmo dipingere di rosa le nuvole, così da accordarle ai colori del tramonto. L'abbiamo sognato così tante volte, abbiamo così tante idee, perché non provarci? Sì, ce la faremo, è questo il nostro posto. Siamo delle mucche volanti. Siamo Muccalla! Ma poi l'altalena dell'ansia scende di nuovo e la paura riappare, il cielo ci sembra troppo grande e magnifico per mucche come noi, il vento scivola lungo il nostro corpo e ci fa fischiare le orecchie. Ma a cosa stavamo pensando? Noi saremmo delle Muccalla? Per favore! Siamo animali da terra, non potremo mai aspirare a toccare quelle nuvole, noi mangiamo, digeriamo, evacuiamo e via di nuovo. Questo è tutto. Dobbiamo accettare il fatto di essere destinate ad un pezzetto di prato e un recinto, ad una vita di esistenza ignota, perché siamo davvero delle Scemucche. Dipingere le nuvole? E con che abilità? Non abbiamo mai neanche tenuto in mano un pennello. E la danza? Sono passati così tanti anni che ci copriremmo solo di ridicolo a ballare in quei cieli. E mentre ondeggiamo indietro, ci convinciamo che tutto quello che abbiamo sognato mentre eravamo lassù erano solo utopie, sciocche fantasie che non c'entrano niente con la realtà. Noi siamo delle creature senza potenzialità, se non quello di finire un giorno in un panino. Ma a cosa stavamo pensando? Noi? Nel cielo? Ma per favore. Con lo sguardo ci ritroviamo a fissare la stessa zolla di erba che avevamo visto all'inizio, che ora appare più triste, più grigia, ma comunque sempre rassicurante. E' a quella zolla che apparteniamo, non prendiamoci in giro. Ma di nuovo, la terra ci sguscia sotto gli zoccoli e di nuovo ci ritroviamo catapultati all'indietro, allontanando la terra che avevamo appena ritrovato, e ancora una volta sale la paura, come il mercurio in un termometro. E si ricomincia da capo. Avanti e indietro, il nostro cuore che fa gli straordinari per stare dietro a tutte quelle emozioni impazzite ("Oh, mucca, ma che succede? Guarda che qui mica siamo ad un concerto heavy metal! Datti una calmata e scegli una emozione sola, non centocinquanta!"), e la nostra mente che va a duemila passando dal trittico dell'ansia anticipatoria: paura-speranza-disillusione e poi via da capo. Un sandwich da far venire il vomito. Altro che montagne russe! Ma quando finalmente ci chiediamo chi ce l'abbia fatto fare, chi ci spinga sempre più in alto e poi sempre più in basso, quando finalmente ci schiodiamo dai nostri loop egocentrici di pensieri e ci voltiamo cautamente a guardare la forza centrifuga che ha fatto iniziare tutto questo tira e molla, scopriamo noi stessi che, zampe aperte, ci stiamo spingendo da soli. Ah, allora sei stato tu, maledetto! No, aspetta, sono stata io...maledetta? Siamo noi? Noi che ci incasiniamo la vita? Ma cosa significa? Beh, ce lo dico io, care mucche. Il punto è che noi siamo sia Muccalla che Scemucche. Possiamo fare tutto, imparare tutto, volare nel cielo e dipingere le nuvole. L'unico problema è che siamo così sceme da continuare a starci a sentire. O forse, più che sceme, abbiamo una paura del diavolo. Ma sapete una cosa? Fortunatamente, oltre a noi che ci friggiamo il cervello a furia di ansia, c'è anche lei, la nostra copia che ci spinge, a ricordarci che possiamo fare più di quanto crediamo. E per quanto la odieremo (oh, sì, la odieremo profondamente), lei è la cosa più bella che abbiamo. Siamo noi, senza paura delle altalene.
Duille


Here I am!

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Eccomi! Sono una scrittrice in erba, divoratrice di libri, sognatrice professionista e ansiosa sociale multicorazzata. Ho la fissa dei ricordi, la testa fin troppo tra le nuvole, interessi disordinati, un amore impossibile per gli alberi e una passione al limite del ridicolo per le serie tv. Ah, e le presentazioni non sono proprio il mio forte. Si vede?

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