mercoledì 2 aprile 2014

La meccanica del cuore: un orologio a forma di cuore che cigola un po'

Ci sono libri che ti ispirano solo dalla copertina. Ti solleticano gli occhi con i loro colori, le loro forme, le loro domande a fior di labbra. E, se sei fortunato, anche la storia ti catturerà, una volta che avrai affondato il naso tra le sue pagine che odorano di carta riciclata. 
In questo modo "La meccanica del cuore" è saltato nella mia mano, spiccando tra milioni di volumi multicolori. Amore a prima vista. Storia accattivante, copertina di Benjamin Lacombe...praticamente aveva già il mio nome scritto sopra. Ma, come insegna questo esile volumetto, l'amore non è mai ideale ed anche il rapporto con questo libro è stato abbastanza travagliato. Forse perché, fino all'ultimo, non avevo capito cosa volesse dirmi. 
La cosa che mi ha dato più problemi è sicuramente stato lo stile di scrittura. Credo che l'intenzione fosse quella di creare un racconto un po' onirico, dove le parole galleggiassero in uno spazio senza tempo. Ma il risultato, a mio avviso, è stato un tono forzatamente poetico, per niente naturale. Voleva essere un Baricco ed invece è risultato un'imitazione dello stesso. Le numerosissime (troppe) associazioni di immagini che l'autore ha scelto per descrivere ogni momento della storia, o per dare un costante tocco metaforico, per quanto potenzialmente azzeccate, di fatto non hanno funzionato, risultando artificiose, macchinose, innaturali. Il libro non scorreva come avrebbe dovuto, non era un velluto che lentamente scivolava sulla pelle. Era artificiale, appunto. Inoltre, lo sgangherato tentativo di rendere oscuro e tetro il contesto in cui si muovono i personaggi (vedi l'inutile scena di Jack lo squartatore) e la necessità continua di mettere nella bocca e nei pensieri del protagonista frasi da poeta ingenuo, rende il libro a momenti faticoso, se non addirittura fastidioso. 


E quindi, è da salvare un libro che parte già così male? Beh, fino a stamattina avrei detto di no. La trama non da' niente di nuovo al genere, è una banalissima storia d'amore condita in salsa steampunk, che tenta malamente di diventare poetica, senza riuscirci. Ma il bello dei libri è che la partita è aperta fino alla fine, e la sorpresa è sempre dietro l'angolo. E posso dire che La meccanica del cuore ha dato il massimo proprio nelle ultime pagine. Un finale coraggioso, illuminante, che mi ha sorpresa,. Tutto il libro ha assunto un nuovo significato alla luce dell'ultimo capitolo del volume. 
Di cosa parla, dunque, questo libro? E' davvero una storia d'amore? O è la storia dell'Amore? L'amore in tutte le sue forme, l'amore ideale che si scontra con il reale, l'amore che ci rende coraggiosi, l'amore geloso, l'amore disperato che porta a fare scelte disperate, l'amore egoista pronto a tutto, l'amore che non può cambiarci fino in fondo, per quanto lo desideriamo. L'amore che crea e l'amore che distrugge. L'amore che camuffa la paura di perdere. L'amore, analizzato con la lente d'ingrandimento, per scovare gli angoli più luminosi e gli incavi più oscuri. Per ricordarci che anche l'amore è multiplo, è il cibo che ci rende vivi e la maledizione che si abbatte sui nostri cuori.
Alla fine, quindi, sento di poter chiudere un occhio sullo stile (e su diverse trovate infelici), promuovendo La meccanica del cuore, se di certo non a pieni voti, almeno con  una sufficienza, per essere stato in grado di fare ciò che molti altri testi non sono riusciti a fare: andare fino in fondo nella strada che i personaggi hanno tracciato con le loro azioni, senza se e senza ma. Proprio come doveva essere. 

Duille


"Fa una risatina, lieve come una cascata di perle che sfiora uno xilofono"  


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