sabato 30 agosto 2014

Gratitudine all'infinito periodico

Esiste una cosa che accomuna l'ansia sociale al resto dell'umanità. No, non è l'amore per gli One Direction. No, non è neanche la bavuscia alla vista dei bignè alla crema. E' L'INSICUREZZA. La conoscete, suppongo, quella simpatica sensazione di star facendo tutto male, compreso respirare. E non metterei troppo la mano sul fuoco neanche sull'esistere. L'ansia sociale, che non si fa mancare nulla, ne ha presa a pacchi nell'ultima stagione dei saldi prenascita, giusto per sicurezza, e ce la propina a cucchiaiate ogni giorno, dall'alba dei tempi, come fosse lo sciroppo per la tosse di Mary Poppins. Risultato? Siamo un fascio di nervi ambulante, facciamo di ogni spostamento di spillo una questione di stato, siamo convinti che il modo stesso in cui diremo "ciao" sconvolgerà l'assetto planetario e la nostra vita in particolare, spingendo le persone che ci sono più care ad abbandonarci. Ed eccoci al cuore del problema: LA PAURA DI ESSERE ABBANDONATI.  Non chiedetemi perché, ma, nonostante siamo insicuri come un merluzzo davanti ad un esame di chimica avanzata, abbiamo 3 certezze granitiche ed inscalfibili:

1- siamo dei totali impiastri 
   2- nessuno ci amerà davvero 
                            3- rimarremo soli fino alla fine dei nostri giorni
      (sì, siamo drammatici, ma questo ormai dovreste averlo capito!) 

Indi per cui non abbiamo esattamente fiducia nel prossimo, ecco. Per il timore di essere abbandonati da tutti, compreso il gatto, tendiamo a sviluppare un sottile cinismo, di quelli che ti fanno diventare triste e grigio, disilluso e con una leggera vena di rabbia sul viso, convinti di essere novelli Cassandre che hanno capito tutto della vita, ma a cui nessuno crede. Per questo motivo quando, per caso, qualcuno ci mostra gentilezza, o dimostra vagamente di tenere a noi, la sola emozione che emerge è la SORPRESA. Sì, siamo sorpresi, confusi, quasi un po' turbati. Di colpo ci ritroviamo ad essere cani randagi di vecchia data all'angolo di una strada con davanti una simpatica persona che ci allunga un po' di cibo. Come può qualcuno interessarsi ad un cane magro e pulcioso come noi? Siamo tutti sporchi, con il raffreddore, e ci vediamo pure poco da un occhio. Eppure, questa persona ci sta tendendo la mano. Perché? Perché?

 Ma poi...perché no? 


Sobbalziamo di fronte a questa domanda. In fondo, il maledetto ci sta smascherando! Sappiamo che in realtà non vorremmo fare altro che dare una leccatina a quel cibo, magari beccarsi anche una carezza. Sì, ma se poi ci si becca uno schiaffone? Ma la vogliamo così tanto, quella carezza, che finiamo per avvicinarci, ed in men che non si dica siamo lì che trotterelliamo allegramente accanto al nostro nuovo amico. Ogni carezza sul pelo è fonte di delizia e ci muoviamo nel mondo con la bocca spalancata in un eterno stupore.
Qualcuno mi vuole bene! Incredibile! Deve essere pazzo! O non ha ancora capito con chi ha a che fare! Ed ecco che emerge la paura: mi abbandonerà, quando scoprirà chi sono davvero? Forse dovrei allontanarmi, fintanto che sono in tempo. Ma ormai è troppo tardi: siamo talmente inebriati dalla sensazione di vita che rinasce dentro di noi, dalla voglia di ballare, di cantare, da quel sorriso che increspa le labbra ad ogni ora, in pieno stile singing in the rain, che non possiamo proprio più farne a meno. Siamo pieni di stupore, di amore, e soprattutto, di GRATITUDINE.

Siamo grati che quella persona abbia visto in noi qualcosa, una scintilla che neanche noi riusciamo a vedere, e che probabilmente neanche c'è, e questa sensazione di felicità ci invade come la gioia di un bambino davanti ai regali di Natale, con tanto di lucette e coretti di campane! E, di fronte ad un dono così grande, gratuito e benefico, sentiamo il bisogno quasi fisico di  dimostrare quanto siamo riconoscenti, di far capire quanto quella persona, con quello sguardo e quella mano tesa, ci abbia salvato la vita. Perché è davvero quello che ha fatto. Ci ha salvato da un lungo destino di cinismo! Da un futuro fatto di cibo precotto, divani mai consumati da sederi amici e commenti acidi sulla falsità di certi film che osannano le amicizie eterne, il tutto riassunto dalla nostra massima alla Ebenizer Scrooge ("BUBBOLE!")
Con il tempo, impariamo dal nostro amico, ascoltiamo le meraviglie che vede in noi ma a cui non crediamo davvero. Finché un giorno, guardandoci allo specchio, ci vediamo per la prima volta con i suoi occhi. Vediamo che, in fondo, non siamo così tremendi. E la vena di rabbia si sta anche sgonfiando! 

Certo, non posso dirvi  che tutta l'insicurezza che avete ciucciato dalla nascita sparirà per il solo fatto che avete un amico, ma comincerete ad usarla a vostro vantaggio. Scoprirete un altro grande insegnamento dell'ansia sociale: potrete giocare, tra voi e voi, a perdere fiducia, solo per un attimo,  per potervi sorprendere di nuovo di fronte a quella mano tesa, come fosse la prima volta, come se foste ancora quel cane all'angolo della strada. Potrete vivere quella sensazione di inebriante felicità e di gratitudine, ancora e ancora. Potrete sentire dentro di voi i campi di erica che si allargano sconfinati, bagnati dai raggi di sole. Potrete sentirvi infiniti ogni volta, rinnovando eternamente quell'attimo di felicità, quel momento in cui vi siete sentiti amati davvero. Sarete in grado di non dare mai per scontata quell'amicizia, di non dimenticare, di essere sempre pieni di amore e di entusiasmo, sempre pronti a ricambiare ogni gesto, ogni parola, ogni carezza. Saprete sempre cosa significa allargare le braccia e accogliere quella raffica di vento, che stravolge, lascia senza fiato e completamente, perfettamente felici. E questo, non potrà togliervelo mai nessuno. Neanche la più incattivita e incrostata ansia sociale.

Duille




venerdì 22 agosto 2014

Ansiosi sull'orlo di una crisi di nervi!

L'ansia sociale condiziona molto la vita. E questo è un dato di fatto che nessuna persona sana di mente potrebbe confutare. Noi ansiosi siamo condizionati in tutto e per tutto, da quando ci alziamo alla mattina fino al momento in cui andiamo a dormire. E se sia o meno una buona giornata dipende interamente da quanto abbiamo dovuto lottare con l'ansia sociale, e quante volte siamo riuscite a vincerla. Una specie di partita a ping pong. Il nostro serraglio di creature (il procione arrabbiato, il rimugiserpe, la nostra anima emotiva, il nostro lato più razionale) schiamazza tutto il santo giorno, litigando peggio che ad una riunione condominiale. E quando urla troppo forte cominciano le preoccupazioni. Perché significa che qualcosa non va, che sta per arrivare una crisi. Ma come si annuncia una crisi? Non so se vale come regola generale, ma vi posso dire cosa succede in me. Nel mio caso, una crisi può assumere due forme: 

 1- L’iniezione    
Quando mi viene detto di dover fare una determinata cosa (per esempio, una telefonata, andare al panificio, o la proverbiale uscita con gli amici) sento una specie di fitta acuta di paura, come un'iniezione di terrore puro via endovena, che paralizza tutti i miei pensieri. Il cuore accelera, il rimugiserpe sfodera la sua linguaccia sibilante, e il procione si fa bello davanti allo specchio, per il dopo. Perché tanto sa che, qualunque movimento io faccia, lui avrà moooolto da dire a riguardo. Di solito in quei casi le conseguenze sono, in ordine sparso: batticuore, fiato corto, mal di pancia, litigio interiore tra la mia parte emotiva (che di solito corre in circolo urlando e muovendo le braccia tipo anatra) e la mia parte più razionale (che assume per l'occasione un atteggiamento alla Sigmund Freud), consumo di suole e pavimento a furia di vagabondare come un'anima in pena per la casa, ingegnosi e complessi piani per evitare di fare la suddetta cosa (Lupin, mi fai un baffo!), occhi a rana per il troppo pianto (perché sì, noi piangiamo se dobbiamo andare a comprare il pane), sguardo assassino di fronte a tutti i membri della famiglia che cercano di farti ragionare, senza capire il dramma che ti sconquassa  e alla fine, la stanchezza del guerriero in lotta. Il corpo prende il mano la situazione e alza la bandiera bianca del sonno che tutto può.


 2- La crisi mistica
queste sono le grandi crisi, che durano per giorni. Sopraggiungono piano piano, lentamente, come una marea di tristezza che prima bagna i piedi, poi, sempre con calma, le gambe, su fino alle ginocchia, raggiunge il bacino, il torace e, in men che non si dica, sei allagata di tristezza fino al collo. Non te ne accorgi, o meglio, ti rendi conto che qualcosa non va, che la tua corazza è infragilita, ma pensi che sia solo una piccola crepa, che magari è una giornata no, forse l'autista ti ha guardata un po' storto, ma comunque una cosa da niente, da non curarsene affatto. Lascia passare la giornata e tutto tornerà come al solito. Solo, non metterti nei guai. Oh, povera sciocca!
Nei guai ci sei già,e  fino al collo! Stai già sguazzando nella tua pozza di tristezza, che come una risacca perfetta, corrode la tua armatura da giorni, e tu non te ne sei neanche accorta! E quando alla fine guardi verso il basso e ti rendi conto che effettivamente c'è un po' troppa umidità là sotto, è troppo tardi! Sei nel pieno della crisi mistica! Sei improvvisamente nuda come un verme imbarazzato di fronte alle intemperie, triste come un bambino davanti ad una barretta di cioccolato che non potrà mai mangiare, insomma, nel pieno di una crisi di proporzioni epiche che avrà conseguenze sulla tua vita sociale a tempo indefinito!

Di fronte ad una crisi del genere, c'è solo una cosa da fare: chiudersi in casa, buttare la chiave, infilarsi il pigiama delle grandi occasioni (quello di pile con gli orsetti, per intenderci) staccare telefoni e social network, mandare in vacanza il piccione viaggiatore e spegnere il fuoco per i segnali di fumo, ficcarsi sotto il piumone tra mille cuscini, preparare fazzoletti e quaderno per annotare i pensieri ed abbandonarsi alla propria serie tv preferita. Siamo ufficialmente ammalate di tristume: una valle di lacrime, Lady Sadness sorseggia un the con i biscottini nel tuo cervello, e  il sasso che porta il tuo nome ti è già stato recapitato e adagiato comodamente sul cuore. Prognosi? indefinita. Sta tutto nella forza di volontà del tuo corpo e della tua mente. Urge ricostruire la corazza distrutta, e questo implica una quarantena totale, neanche un granello di società deve entrare da quella porta, anche il più piccolo virus sociale potrebbe distruggerti. Quindi, silenzio, pace, sospensione del tempo. Chiuso per ristrutturazione. Visite non gradite. Attenzione al cane da guardia. Lasci pure la pizza fuori dalla porta, grazie.


E cosa accomuna queste due crisi? La voglia di fuggire! La fuga reale nella crisi mistica, la scappatoia immaginata nell'iniezione. Noi ansiosi sociali siamo maestri della fuga rapida, artisti della bugia, raffinati esponenti della scuola del funambolismo evasivo. Tutto pur di evitare quella terribile graticola di emozioni...penso che in quei momenti venderemmo anche nostra nonna, se servisse a salvarci dalla gogna. Come capire se conoscete qualcuno con l'ansia sociale? Contate le volte che vi ha tirato il proverbiale pacco. Se sono circa l'80% allora complimenti! Avete acquistato un'ansioso sociale! Conservando la prova di acquisto potrete partecipare all'ambita estrazione di un cartonato dell'amico, così da avere qualcuno da frequentare! Perché noi ci neghiamo sempre, accampando mille scuse, costruendo le storie più semplici e perfette possibili, vagliando ogni possibilità per valutare la solidità della balla che propineremo alla persona di turno (sì, sei tu, caro acquirente! Il cartonato non ti sembra più così inutile, eh?). Questo è forse il nostro più imbarazzante segreto, perché non c'è vanto nel nostro balleggiare, non c'è orgoglio latente, solo molta, molta vergogna. Vorremmo parlar chiaro, ma la paura di non essere capiti, è più grandi. Quindi, continuiamo ad allungare il nostro naso, che ormai occupa una stanza tutta sua. Ma non siamo cattivi, è che ci disegnano così! :)

Duille


sabato 2 agosto 2014

Telefilm addicted #3 - Penny Dreadful : piccoli gioielli crescono?

A volte il virtuosismo cinematografico entra prepotentemente anche nelle serie tv, creando capolavori visivi a cui noi, poveri seriedipendenti, non siamo affatto abituati. Però spesso i creatori si dimenticano che le serie tv si reggono sulla trama...LA TRAMA, ve la ricordate cari sceneggiatori? Vi lanciate in mille arzigogoli con la macchina da presa, mettete filtri che infighiscono tutto (permettetemi il neologismo) e vi dimenticate della trama. Ed è così che si creano piccoli gioielli estetici che lasciano perplessi dal punto di vista del plot, se non addirittura scontenti. Mi era capitato con American Horror Story: Coven, sicuramente di gran pregio visivo ma con una trama assolutamente inconsistente, se non addirittura caotica. E adesso mi è successo con Penny Dreadful, di cui si è appena conclusa la prima stagione. Adesso, ci sarebbe molto da dire su questa serie, che ha un cast di tutto rispetto, delle sequenze meravigliose e delle ambientazioni da far invidia a qualsiasi colossal, il tutto condito con secchiate di soprannaturale (che non guasta mai) e tutto il Decadentismo di inizio Novecento. Peccato per una trama un po' confusa, riassumibile nella seguente frase: un vecchio esploratore cerca sua figlia, vampirizzata da un'entità non meglio precisata. Per farlo raduna un gruppo di persone dalle più svariate mansioni, che lo aiuteranno in questa ricerca. 
Ecco. 
Questo è quanto. 
Insomma, lo vedete anche voi che è la trama di un videogioco, no? Tomb Raider aveva una trama più articolata di questa! E a fronte di questa triste storia con le tasche bucate, come riempire 8 puntate di circa  50 minuti? Beh, c'erano due opzioni: 
1- sviluppare la trama principale
2- approfondendo i personaggi 
E secondo voi cosa hanno scelto di fare? ma ovviamente di infischiarsene della trama e lanciarsi in un lungo studio sui personaggi, che, per carità, sono splendidi e ben costruiti, ma alla fine della prima stagione io non ho ancora capito dove volevano andare a parare con questi 400 minuti di visione.


E nonostante tutto questo, io ADORO Penny Dreadful! Lo amo, lo aspetto sempre con un'impazienza da adolescente, mi piace da impazzire. E perchè? Perchè tutto il resto funziona alla perfezione! Le ambientazioni sono di una bellezza commovente, le inquadrature sono apprezzabili anche da un'ignorantona come me, e i dialoghi sono affascinanti, con tutti quei silenzi carichi di significato e quei discorsi tanto perfetti quanto il contesto in cui avvengono. Ma forse il grosso pregio di questa serie sono proprio i personaggi: costruiti bene, molto bene, tutti molto profondi, complessissimi, ambivalenti, tormentati nel modo più umano possibile. Ciascuno è portatore della sua personale maledizione, in modo da abbracciare tutto il panorama soprannaturale dell'epoca: la sensitiva, il licantropo, il vampiro. E, come ciliegina sulla torta, hanno anche inserito personaggi provenienti niente di meno che dalla letteratura più alta, roba da far sbavare chiunque, figurarsi una patita di libri come sono io! Dorian Gray, in tutta la sua adolescenziale bellezza e il sofferente ed emaciato Dottor Victor Frankenstein prendono posto nella schiera di personaggi che popolano le vie londinesi di Penny Dreadful. E se i personaggi sono ben costruiti e studiati al microscopio, la loro capacità di prendere vita è anche dovuta alla bravura degli attori che li interpretano: menzione d'onore alla bravissima, FANTASTICA, Eva Green!
Una donna con un fascino tutto particolare, che riesce ad esprimere un universo di emozioni con un solo sguardo, interprete delle sofferenze della possessione demoniaca con una credibilità che terrorizza. Davvero, alla fine della settima puntata (Possession) mi sarei alzata in piedi e avrei applaudito allo schermo del pc! 
Apprezzabile anche la performance di Harry Treadaway, alias il nostro Frankie, che se la cava egregiamente nel dar vita ad un personaggio debole e spaventato, ma anche determinato e a tratti egoista. 
Purtroppo non posso dire lo stesso del caro Josh Hartnett, che, come è capitato anche al cinema, fa il minimo sindacale anche qui...fortunatamente il suo personaggio è così tenero che non si può non amare anche lui! Nella mia personalissima interpretazione (che quindi ha valore come se la avesse fatta una fetta di limone) lui rappresenta le emozioni più nobili dell'uomo: Mr. Chandler è l'unico infatti che riuscirà ad amare davvero, fino alla fine, che proverà compassione, sarà mosso a gentilezza e si opporrà di fronte ad alcune scelte degli altri personaggi, soprattutto quelle di Sir Malcolm (il padre dell'allegra vampirella), che spesso metterà da parte il suo lato più umano per perseguire il suo obiettivo: ritrovare sua figlia, a qualunque costo. 
E poi, diciamocelo, è lui il figo della situazione, con quello sguardo da lupetto e la bombetta che gli sta sorprendentemente bene! Ammetto di essermi presa una mezza cotta! 
Ma, tralasciando un secondo i miei picchi ormonali, e tirando le somme, si può dire che Penny Dreadful potrebbe essere un gioiellino come non se ne vedono da un po', ma deve irrobustirsi un pochino sulla trama principale. Per adesso il suo punto di forza restano le ambientazioni decadenti e gli approfondimenti dei personaggi, costruiti alla perfezione, meravigliosamente tenebrosi, splendidamente umani, impossibili da non amare nella loro oscura esistenza.


Lo consiglio senz'altro, per i motivi sopracitati e che non riesporrò per non ripetermi (sono prolissa, ma imparo, lentamente, ma imparo!) 
Nel frattempo, aspettiamo la seconda stagione, nella speranza che questo embrione di perfezione trovi il braccio mancante e si completi, diventando il capolavoro che merita di essere. 

p.s. per gli appassionati del Dottor Who, in questa stagione troviamo anche la simpatica Billie Piper, la Rose che affianca il Dottore nelle prime stagioni della nuova serie. Bravissima anche lei!!! Ma, mi spiace Billie, non potrai mai competere con Eva, mia seconda cotta della serie! Premi a pioggia per lei e tutto il mio amore!
 ^_^

Duille



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