venerdì 20 giugno 2014

Telefilm addicted #2 : change is in the air!

Recentemente fioccano serie sulla disabilità e sulle malattie. Qualche esempio? Perception, una serie poliziesca che ruota intorno alla figura di Daniel Pierce, eccentrico neuroscienziato affetto da schizofrenia, o il recentissimo Chasing Life (di cui ho visto appena due puntate, quindi è ancora in prova), che invece ci racconta come la giovane April affronta la scoperta di avere un cancro. Ma non sono solo le serie drammatiche ad essere investite da questa ondata di rinnovamento. Anche le comedies ci mettono del loro, con lo stupendo Growing up Fisher, moderna family sit-com in cui Mel, padre di famiglia e divorziato, è cieco dalla nascita, o il più conosciuto Michael J. Fox show, creato appositamente sulla figura dell'attore (di cui ho avuto una cotta da quando faceva ritorno al futuro!) e sul suo morbo di Parkinson. Adesso, la domanda che mi pongo è: il mercato è saturo e quindi ci si lancia in trovate commerciali nuove e che possano interessare il pubblico (un po' come Will e Grace fu per il mondo dei gay) oppure c'è un vero desiderio di includere nelle serie tv qualcosa di più reale e spesso spinoso? Il mio lato più cinico (o forse più realistico) propende per la prima ipotesi, ma sapete che vi dico? Alla fine non mi interessa poi tanto il motivo che muove queste scelte, ma le sue conseguenze benefiche. Se devo dire la mia, sono entusiasta di trovare finalmente un po' di realtà nelle serie tv. Certo, non è che le serie non siano mai state popolate da persone disabili: in "Ultime dal cielo" la co-protagonista era una cieca e perfino nel logorroico Dawson's Creek si trattava il tema dell'infermità mentale. Però non sono mai stati il cuore di una serie, e mai come adesso gli sceneggiatori sembrano desiderare mettere le mani in pasta e mettersi alla prova con queste realtà spesso oggetto di tabù, perchè troppo dolorose da trattare o troppo serie da ridicolizzare in una sit-com.


A mio avviso, invece, è importante includere queste realtà nel mondo della serialità, talvolta ridicolizzandole bonariamente, proprio per normalizzarle, introdurle nella nostra quotidianità, e smetterla una buona volta di crederle rarità da trattare con i guanti o, peggio, con paura. Queste serie ci mostrano l'ovvio, cioè che anche i ciechi, i parkinsoniani e gli schizofrenici sono persone come noi, con emozioni, caratteracci e sogni nel cassetto. Ma si sa, a volte c'è davvero bisogno che qualcuno ci sbatta davanti agli occhi le banalità, perchè spesso le perdiamo di vista. E dato che non tutti abbiamo a portata di mano un cieco da osservare nel suo habitat naturale, direi che queste serie sono una buona alternativa allo stalking selvaggio!!! Si tratta di telefilm che smontano pregiudizi, svelano la persona dietro la disabilità, sfatando falsi miti e ridicole idee che spesso affollano la mente di noi piccoli ignorantelli. Perchè la sindrome di Down non annovera tra i suoi sintomi la bontà a tutti i costi, così come la schizofrenia non coincide con la follia senza senso e violenta che ci immaginiamo sempre. Questi telefilm assolvono la loro funzione più alta: raccontare storie e, facendolo, inviare un messaggio, forte e chiaro. Mai giudicare un libro dalla copertina. Mai pensare che una parte definisca il tutto. Mai credere che il diverso nell'aspetto, o nella mente, sia anche necessariamente alieno. Intrattenere insegnando, sfruttando la forza benefica della loro longevità, che ci permette di scoprire i personaggi lentamente, un passo alla volta, facendoci affezionare, fino a considerarli parte della famiglia, con tutte le emozioni contrastanti che solo un parente riesce a darci. E questo, signori, è il motivo per cui amo le serie tv!

Duille

Si, sono una fan di Gilmore Girls...non giudicatemi! ;) 

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