venerdì 13 giugno 2014

Da un'altra angolazione: piccoli momenti di felicità

Stavo riflettendo un po' in questi giorni, leggendo e rileggendo gli ultimi post, e mi sono accorta di aver parlato solo di un aspetto dell'ansia sociale, quello negativo. Certo, l'ansia è una gran seccatura, a volte addirittura un dolore fortissimo: una gabbia che schiaccia il cuore e lega le braccia. Però ho imparato che in tutte le cose esiste anche il rovescio della medaglia. Non crediate che non esista. Semplicemente, bisogna capire da quale angolazione guardare. E anche la nostra gabbietta mangia-respiri ci insegna qualcosa. Ma ce lo sussurra così sottovoce che spesso non lo sentiamo, soffocato dal battito furioso del nostro cuore che cerca di uscire da quelle grate troppo strette. Cosa mi ha insegnato l'ansia sociale? Tante cose, e non le ho ancora scoperte tutte. Sto ancora ascoltando, tra un battito e il successivo. Il primo grande insegnamento che ho ricevuto è stato quello di apprezzare le piccole bellezze della vita. Noi ansiosi sociali non ci concediamo tanto, ma sappiamo guardare bene e trovare tesori nascosti che ai più passano inosservati. Ci riempiamo gli occhi del bello del mondo, nella sua semplicità. Sappiamo far parlare i sensi, li facciamo cantare ed esplodere dentro di noi di mille colori. Per la maggior parte del tempo sopravviviamo, schivando i colpi, ma sappiamo trovare momenti in cui essere completamente vivi, totalmente presenti. Un esempio? Il breve tragitto dall'autobus a casa.
Ho imparato a vivere ogni istante intensamente, per quanto banale: ogni passo davanti all'altro, ogni ciottolo che sfiora il mio sguardo, ogni fruscio di foglia, ogni profumo speziato che proviene dalle case. 


Adoro soprattutto quelle giornate ventose di primavera, in cui si formano mulinelli di petali, in cui c’è quel buonissimo odore di erba appena tagliata che ti stuzzica il naso, e il sole fa capolino tra le nuvole. E quanto è elettrizzante essere sorpresa da una raffica di vento, di quelle potenti, che ti scompigliano tutti i capelli, che ti attraversa come una scarica di energia vitale e ti fa venire voglia di volare via con quella forza invisibile ma fortissima? Quella elettricità mi corre dentro tutto il corpo, fino alle gambe, che chiedono di correre libere, di sentire ancora quella brezza, di essere genuinamente felici nel fare ciò per cui sono nate. Ogni volta le vorrei accontentare, ma il mio procione mi dice “No, sembreresti ridicola! Vuoi che tutti ti guardino?” E allora mi limito a scrollare le spalle, con accondiscendenza, come una madre con un bambino monello, e lascio che l’energia risalga dalle gambe fino al mio viso e mi illumini di spazi infiniti, ed esca attraverso il sorriso, grande radura della mia felicità, che neanche la mia gabbia può contenere. E mi dico: “un giorno volerete, mie care gambe, ma per ora camminate, sentite il peso del corpo sopra di voi e l’asfalto sotto di voi, e l’aria che vi accarezza accanto, facendovi venire la pelle d’oca, e il calore che vi bacia su ogni centimetro di pelle.” E in quei momenti, il mio corpo e la mia mente accettano di essere in armonia, si parlano come due vecchi amici seduti davanti ad un caffè, ed è allora che mi sento completa, intera, unita. Mi lascio trasportare dalla musica nelle cuffie e

mi godo il momento. 

Anche nel peggiore dei momenti, quindi, ci sarà sempre spazio per un attimo di felicità, da custodire gelosamente, come un piccolo cerchio di luce tra le mani. Cercarlo è ciò che ci permette di vivere, anche quando non ce lo consentiamo. Trovarlo, ci permette di essere liberi, anche se solo per un attimo. E questo è l'insegnamento più grande che ci può dare l'ansia sociale: la felicità è in ogni cosa, basta solo avere occhi per guardarla.

Duille

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