venerdì 22 agosto 2014

Ansiosi sull'orlo di una crisi di nervi!

L'ansia sociale condiziona molto la vita. E questo è un dato di fatto che nessuna persona sana di mente potrebbe confutare. Noi ansiosi siamo condizionati in tutto e per tutto, da quando ci alziamo alla mattina fino al momento in cui andiamo a dormire. E se sia o meno una buona giornata dipende interamente da quanto abbiamo dovuto lottare con l'ansia sociale, e quante volte siamo riuscite a vincerla. Una specie di partita a ping pong. Il nostro serraglio di creature (il procione arrabbiato, il rimugiserpe, la nostra anima emotiva, il nostro lato più razionale) schiamazza tutto il santo giorno, litigando peggio che ad una riunione condominiale. E quando urla troppo forte cominciano le preoccupazioni. Perché significa che qualcosa non va, che sta per arrivare una crisi. Ma come si annuncia una crisi? Non so se vale come regola generale, ma vi posso dire cosa succede in me. Nel mio caso, una crisi può assumere due forme: 

 1- L’iniezione    
Quando mi viene detto di dover fare una determinata cosa (per esempio, una telefonata, andare al panificio, o la proverbiale uscita con gli amici) sento una specie di fitta acuta di paura, come un'iniezione di terrore puro via endovena, che paralizza tutti i miei pensieri. Il cuore accelera, il rimugiserpe sfodera la sua linguaccia sibilante, e il procione si fa bello davanti allo specchio, per il dopo. Perché tanto sa che, qualunque movimento io faccia, lui avrà moooolto da dire a riguardo. Di solito in quei casi le conseguenze sono, in ordine sparso: batticuore, fiato corto, mal di pancia, litigio interiore tra la mia parte emotiva (che di solito corre in circolo urlando e muovendo le braccia tipo anatra) e la mia parte più razionale (che assume per l'occasione un atteggiamento alla Sigmund Freud), consumo di suole e pavimento a furia di vagabondare come un'anima in pena per la casa, ingegnosi e complessi piani per evitare di fare la suddetta cosa (Lupin, mi fai un baffo!), occhi a rana per il troppo pianto (perché sì, noi piangiamo se dobbiamo andare a comprare il pane), sguardo assassino di fronte a tutti i membri della famiglia che cercano di farti ragionare, senza capire il dramma che ti sconquassa  e alla fine, la stanchezza del guerriero in lotta. Il corpo prende il mano la situazione e alza la bandiera bianca del sonno che tutto può.


 2- La crisi mistica
queste sono le grandi crisi, che durano per giorni. Sopraggiungono piano piano, lentamente, come una marea di tristezza che prima bagna i piedi, poi, sempre con calma, le gambe, su fino alle ginocchia, raggiunge il bacino, il torace e, in men che non si dica, sei allagata di tristezza fino al collo. Non te ne accorgi, o meglio, ti rendi conto che qualcosa non va, che la tua corazza è infragilita, ma pensi che sia solo una piccola crepa, che magari è una giornata no, forse l'autista ti ha guardata un po' storto, ma comunque una cosa da niente, da non curarsene affatto. Lascia passare la giornata e tutto tornerà come al solito. Solo, non metterti nei guai. Oh, povera sciocca!
Nei guai ci sei già,e  fino al collo! Stai già sguazzando nella tua pozza di tristezza, che come una risacca perfetta, corrode la tua armatura da giorni, e tu non te ne sei neanche accorta! E quando alla fine guardi verso il basso e ti rendi conto che effettivamente c'è un po' troppa umidità là sotto, è troppo tardi! Sei nel pieno della crisi mistica! Sei improvvisamente nuda come un verme imbarazzato di fronte alle intemperie, triste come un bambino davanti ad una barretta di cioccolato che non potrà mai mangiare, insomma, nel pieno di una crisi di proporzioni epiche che avrà conseguenze sulla tua vita sociale a tempo indefinito!

Di fronte ad una crisi del genere, c'è solo una cosa da fare: chiudersi in casa, buttare la chiave, infilarsi il pigiama delle grandi occasioni (quello di pile con gli orsetti, per intenderci) staccare telefoni e social network, mandare in vacanza il piccione viaggiatore e spegnere il fuoco per i segnali di fumo, ficcarsi sotto il piumone tra mille cuscini, preparare fazzoletti e quaderno per annotare i pensieri ed abbandonarsi alla propria serie tv preferita. Siamo ufficialmente ammalate di tristume: una valle di lacrime, Lady Sadness sorseggia un the con i biscottini nel tuo cervello, e  il sasso che porta il tuo nome ti è già stato recapitato e adagiato comodamente sul cuore. Prognosi? indefinita. Sta tutto nella forza di volontà del tuo corpo e della tua mente. Urge ricostruire la corazza distrutta, e questo implica una quarantena totale, neanche un granello di società deve entrare da quella porta, anche il più piccolo virus sociale potrebbe distruggerti. Quindi, silenzio, pace, sospensione del tempo. Chiuso per ristrutturazione. Visite non gradite. Attenzione al cane da guardia. Lasci pure la pizza fuori dalla porta, grazie.


E cosa accomuna queste due crisi? La voglia di fuggire! La fuga reale nella crisi mistica, la scappatoia immaginata nell'iniezione. Noi ansiosi sociali siamo maestri della fuga rapida, artisti della bugia, raffinati esponenti della scuola del funambolismo evasivo. Tutto pur di evitare quella terribile graticola di emozioni...penso che in quei momenti venderemmo anche nostra nonna, se servisse a salvarci dalla gogna. Come capire se conoscete qualcuno con l'ansia sociale? Contate le volte che vi ha tirato il proverbiale pacco. Se sono circa l'80% allora complimenti! Avete acquistato un'ansioso sociale! Conservando la prova di acquisto potrete partecipare all'ambita estrazione di un cartonato dell'amico, così da avere qualcuno da frequentare! Perché noi ci neghiamo sempre, accampando mille scuse, costruendo le storie più semplici e perfette possibili, vagliando ogni possibilità per valutare la solidità della balla che propineremo alla persona di turno (sì, sei tu, caro acquirente! Il cartonato non ti sembra più così inutile, eh?). Questo è forse il nostro più imbarazzante segreto, perché non c'è vanto nel nostro balleggiare, non c'è orgoglio latente, solo molta, molta vergogna. Vorremmo parlar chiaro, ma la paura di non essere capiti, è più grandi. Quindi, continuiamo ad allungare il nostro naso, che ormai occupa una stanza tutta sua. Ma non siamo cattivi, è che ci disegnano così! :)

Duille


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