sabato 6 settembre 2014

Tra un Niente e un Qualcosa

Leggere è un modo diverso di stare al mondo. E' un modo di arricchirsi abitando piccoli spazi e piccoli momenti. E' la porta di ingresso per una seconda vita, che si dipana nelle pause della nostra esistenza. E', insomma, una delle vie che ci permette di trasformare il Niente in Qualcosa. Foer ne parla a lungo nel suo ultimo libro, "Molto forte, incredibilmente vicino": nella loro casa, Anna e Thomas hanno costruito centinaia di spazi di Niente, che intervallano gli angoli di Qualcosa. Luoghi di Niente in cui essere niente, invisibili agli occhi dell'altro, incatturabili, come atomi di luce.
Attimi di Niente che diventano attimi di Qualcosa, appena si entra negli spazi della condivisione, spazi in cui ci si riveste dei propri ruoli, dei legami, in cui si torna ad essere un tassello del puzzle, un filo nella rete delle relazioni, in cui ci si ricorda di essere importante per qualcuno. E, leggendo quelle pagine, mi sono ritrovata a pensare a tutti i miei spazi di Niente, che sono anche i Niente di tante persone. I tragitti da un luogo all'altro, sono momenti di Niente tra due Qualcosa. L'attesa dal dottore è un momento di Niente statico. E talvolta, ci si ritrova incollati una mattonella di Niente ai piedi, diventando un Niente vivente, che desidera solo essere Qualcosa, disperatamente. Non c'è bisogno di scavare a lungo per trovare quelle maioliche, le collezioniamo sotto il letto, come piccole reliquie che a volte portano il nome di una persona, di un luogo o di un frammento di tempo. Tutti ne abbiamo qualcuna, nascosta sotto il tappeto. E accanto a quei Niente personali, che ci definiscono, ci forgiano e ci tagliano in modi del tutto unici, ci sono i Niente condivisi, momenti in cui si è Niente insieme, invisibili e soli non essendo del tutto soli. Sono i Niente in cui navighiamo mentre ci dirigiamo verso Qualcosa, i Niente in cui a volte anneghiamo ed in cui a volte ci rifugiamo. Niente dai mille colori, dai mille odori e dalle molteplici sfumature emotive. Possiamo restarvi per una vita intera, in quei Niente, aspettando l'arrivo di un Qualcosa che potrebbe o non potrebbe esistere, oppure possiamo permanervi solo un attimo, ritrovandoci bruscamente in un Qualcosa senza che ce l'aspettassimo. Basta uno sguardo a fissare i nostri colori, a dare forma al nostro movimento luminoso. Basta un pensiero, a trasformarci in Qualcosa. Un sorriso, a darci corpo. Un tocco a renderci pieni. In fondo, siamo noi, e gli altri in noi, a segnare con il gessetto gli spazi di Niente e di Qualcosa e a decidere quando siamo solo macchia di colore sparso nell'aria e quando siamo ricatturati come aquiloni sottratti alla luce troppo forte del sole. Speriamo spesso che siano gli altri a riunirci nella forma dell'amore, ma più spesso gli altri sono talmente impegnati ad essere Niente a loro volta, che non vedono altro che ombre di colore che si muovono sfuggevoli accanto a loro.
Ed anche noi, aggrappandoci a questa speranza di cotone, aspettando di essere riconosciuti dalle altre ombre, finiamo col perderci nel baluginio di luci che si mischiano davanti a noi, e dentro di noi. Ma rendendocene conto, possiamo ribaltare questo legame e darci corpo diventando lo sguardo che noi stessi bramiamo. Rendendo noi stessi, con i nostri occhi, il nostro pensiero e il nostro sorriso, il Niente in Qualcosa.Un cane che ci passa accanto. Un ragazzo con la testa per aria. Una bambina che mangia un gelato. Un riflesso di luce alla finestra di un palazzo. Una foglia che ci sfiora il viso. Riempiendo quei Niente di Qualcosa, ci diamo corpo e, nel farlo, rendiamo corpo anche le altre ombre. Trasformando i nostri Niente in Qualcosa, forse, potremo far diventare Qualcosa anche i Niente degli altri. E' quello che fanno gli artisti di strada, i pittori, i ragazzi che offrono abbracci gratuiti. Ma anche la fotografa in erba che si china in un angolo ad immortalare qualcosa di misterioso e che cattura la curiosità delle ombre, solo per un momento. Ma quel momento, non è già più Niente. E' diventato Qualcosa. E così leggere, attorcigliata al palo di un autobus per non cadere, completamente coinvolti nel testo, può essere un Qualcosa, qualcosa per sè, che vive nella vita parallela offerta dal testo, e qualcosa per un altro, che potrebbe domandarsi cosa provoca quel sorriso divertito e trattenuto, o quella lacrima frenata da una ruga sulla fronte. Lasciarsi coinvolgere dalle ombre, o perdersi al di là dello specchio di Alice, sono tutti modi di diventare Qualcosa, di dare senso ad un Niente che non esiste in quanto tale, ma solo come accumulo di Qualcosa che ancora non vediamo, ma che possiamo vedere.

Duille





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