sabato 11 ottobre 2014

Welcome to the generation Crisis

La vita delle persone è scandita da una serie di tappe, momenti chiave che sanciscono il passaggio da un periodo all'altro, come spille attestanti l'avvenuta maturità. L'inizio della scuola, i primi amori, i viaggi con gli amici, il diploma di maturità, l'inizio dell'università o delle prime esperienze lavorative, la prima casa propria, il primo grande amore, il matrimonio, i figli. E, anche se si riusciranno a rispettare tutte queste tappe, immancabile arriverà la fatidica crisi di mezza età che metterà in dubbio tutto il lavoro fatto, tutto quello che si è costruito in una vita, sconvolto da una sola domanda: era ciò che volevo? Di colpo, le donne si ritrovano a domandarsi se hanno fatto le scelte giuste, a chiedersi in che momento hanno rinunciato al loro sogno nel cassetto per sostituirlo con un pugno di pannolini e un lavoro mal pagato che in fondo neanche piace.
Si guardano allo specchio e si vedono sfiorite, riconoscendo in ogni ruga un dispiacere, una rinuncia, un addio alla persona che avrebbero voluto diventare. Gli uomini tendono a zittire la domanda più in fretta, risolvendo tutto sul piano pratico. E' il momento in cui, in barba alla pancia etilica che si rifiuta di essere costretta nei pantaloni e alla pelatina che fa l'occhiolino alle signore sedute in autobus, gli uomini si vestono come se fossero ventenni con pessimo gusto per l'abbigliamento. Camice sbottonate fino all'ombelico, pantaloni fascianti che si domandano cosa fasciare (si sa, gli uomini tendono a donare le loro chiappette adipose alle mogli) e finta aria da giovincello aitante che si rivela però un tantinello asmatico. Tutti passano per questa fase, tra domande esistenziali che producono momenti depressivi (e un significativo incremento di massa grassa da pasticcini) e movimenti di ribellione proporzionati alle tasche del tormentato (porsches e botox per i ricconi, nuova tinta esplosiva e sguardo da marpione per i poveracci). Ma la nostra generazione, già toccata dal progresso tecnologico e dalla comunicazione sempre più veloce, ha potuto sperimentare l'ebrezza della crisi di mezza età nel fiore degli anni! Perché, in fondo, perché aspettare? Possiamo concederci il lusso di domandarci cosa ne faremo della nostra vita quando ancora non ce la siamo neanche fatta, una vita. Non sono sicuro di riuscire a fare ciò che vorrei. Ho tante idee ma niente soldi. Chissà se troverò mai un lavoro. Vorrei sposarmi, ma non ho le possibilità per farlo. Ditemi, non vi suona familiare? E magari, i più fortunati di voi, sentono anche un leggero stato di ansia addosso, tipo principio di infarto a tempo indeterminato. 
Beh, complimenti e benvenuti nella crisi di mezza età anticipata! Buon inizio vita! Prego, prenda questa simpatica maglietta omaggio con scritto: "Come ho fatto a diventare un perdente se neanche ho iniziato a giocare?" Sì, siamo una generazione in crisi, una generazione che ai sogni non ci pensa neanche più, e che l'unica cosa che desidera al mondo è ottenere tutto ciò che per i nostri genitori significava accontentarsi. Ecco, la nostra generazione sogna di potersi accontentare. Un lusso che oggi sembra destinato a pochi fortunati lavoratori a tempo indeterminato. Alla domanda "cosa vorresti fare da grande?" noi rispondiamo, qualsiasi cosa, basta che duri. La nostra massima aspirazione è portare a casa la pagnotta, magari riuscire a trovare un micro appartamentino di una stanza e mezza da far diventare il nido d'amore che tanto desideriamo, fingendo che sia il massimo della trendaggine vivere in una scatola di fiammiferi nella periferia della periferia della periferia. Non ci azzardiamo neanche a chiedere un matrimonio, per non parlare dei figli. No, quelle sono utopie alla Guida galattica per autostoppisti! E se proprio proprio dobbiamo sognare in grande, tutto ciò che ci viene in mente è la possibilità di farsi una vacanzina, di tanto in tanto. Siamo una generazione senza grosse speranze, ammalati di realismo, senza aspettative che però non riesce proprio a rinunciare a sognare. Sogni che però sembrano fin troppo lontani, fin troppo impossibili. Sogni che rimarranno tali, o che al massimo, diventeranno hobbies. I più temerari cercheranno di trovare un modo per incastrare le proprie aspirazioni in lavori nuovi, bypassando il sistema, ricercando in internet quel trampolino che non avrebbero mai nella realtà. E quindi ecco fioccare gli aspiranti youtubers, guru del makeup, vloggers convinte o artisti deviantartiani che tentano di mostrare al mondo quanto valgono dalla cameretta della casa di mamma. Se si sfonda si sfonda e se no, rimarrà almeno un posticino, un cassettino nel grande caos della nostra vita in cui rispolverare i nostri sogni un po' arrugginiti e stropicciati, e farli vivere, almeno per un attimo. E sapete una cosa? Invece di prenderli in giro, dovremmo proprio imparare da loro.


Sì, anche dal più incapace degli youtuber, anche dal più sfigato scrittore che si ostina a popolare deserti blog ormai decessi, anche dalla muffa pagina facebook in cui ci si improvvisa grandi pensatori. Loro, hanno capito tutto! Hanno deciso di far prevalere l'ostinazione dei loro sogni al cinismo spinto che va tanto di moda adesso. Hanno preso la realtà che gli è stata cucita addosso e l'hanno plasmata, rendendola un pochino più loro. Si può imparare da tutto, anche da perfetti sconosciuti che popolano l'infinito mondo virtuale. Questi sognatori incalliti ci dimostrano, video dopo video, disegno dopo disegno, scritto dopo scritto, che anche se il mondo di oggi non ci permette di diventare ciò per cui siamo nati, non significa che dobbiamo rinunciarvi per forza. Possiamo coltivare i nostri sogni, anche se sembra la cosa più inutile del mondo, anche se ci pare stupido o insensato. Forse non sarà mai più che un passatempo, ma ci manterrà in vita e ci ricorderà che sopravvivere non è l'unica opzione che abbiamo. Scoraggiamoci pure di fronte alla landa desolata che sembrerà essere la nostra vita, ma aggrappiamoci a quel sogno nel cassetto che ci portiamo nel cuore, lasciamolo librarsi nell'aria e facciamone il nostro più fedele compagno. Anche se faremo i commessi per tutta la vita, con orari tremendi, salari da fame e capi insopportabili che ci trattano come gli ultimi degli scemi (pur avendo una laurea in scienze politiche) non ingrigiremo se continueremo a ricordare che esiste un pezzetto di vita e un frammento di mondo che è fatto su misura per noi, e che ci siamo costruiti noi, facendoci spazio tra le palate di cinismo che ci seppelliscono quotidianamente. Un piccolo angolo di paradiso in cui rifugiarsi. Tra un sopravvivere e un altro, inseriamo un vivere e, perché no, magari, anche un amare! Ribelliamoci creativamente, lottiamo per ciò che siamo, concediamoci il lusso di non arrenderci. Se continueremo a credere nei nostri sogni, saremo in grado di vivere in quella scintilla che ci darà la forza di combattere per un futuro migliore. Tutti insieme, tutti inseguendo lo stesso obiettivo: poter essere. 

Duille


0 commenti:

Visite

Powered by Blogger.

Post by mail!

Lettori fissi

Archivio blog