sabato 21 febbraio 2015

Eroi a doppio battito: la teoria del tutto

Quando pensiamo agli eroi, ci sentiamo ispirati come se i nostri polmoni respirassero sinfonie aperte al vento. Sono creature quasi mitiche, che ricorrono nella storia come punti di luce nell'oscurità dei tempi, per dare forza e speranza ai popoli del futuro. Ma cosa sono gli eroi, in fondo? Sono una scintilla di coraggio, che infiamma le nuvole di calore e dà la forza per grandi atti. Tutti gli eroi non sono altro che una grande metafora: sono l'incarnazione del coraggio di lottare per ciò a cui si crede. Ed è a questo che il resto del mondo si ispira. Ma nonostante tutti gli eroi siano un simbolo del coraggio, non tutti gli eroi sono uguali. Esistono almeno due tipologie di eroi: gli eroi che, lottando per sé, lottano anche per gli altri, e gli eroi che lottano per se stessi. 
I primi sono i condottieri, le torce che guidano le masse verso un futuro di speranza e di maggior benessere. I guerrieri che si ergono nel buio di una notte senza stelle con la loro fiaccola accesa, nascondendo la paura ed indicando sicuri l'alba che verrà. Questi eroi sono irraggiungibili, mitici esempi di determinazione a cui possiamo solo dedicare tutta la nostra ammirazione e gratitudine mentre guardiamo la loro firma decisa sul lungo papiro della Storia. I secondi invece sono i custodi della speranza, sono tutte quelle vite semplici che non troveranno mai posto in quel lungo papiro, ma capaci di ispirarci forse più degli eroi guerrieri. Sono coloro che sono stati colpiti dalla vita, ma che si alzano ogni mattina cercando il proprio sorriso nello specchio e vi restano finché non lo trovano. Sono gli eroi testardi che, instancabili, cercano ogni giorno un motivo di gioia, dimenticando il macigno che portano nel cuore e spesso nel corpo. E' di questo secondo tipo di eroi che voglio parlare, gli eroi della speranza, perché sono loro che sono maggiormente in grado di ispirarmi e spingermi a tentare di essere a mia volta quella stella di luce fatta di polvere di risate. Perché questo sono gli eroi della speranza: polvere di risa tenute insieme da una lacrima. Per trovare un esempio di questo secondo tipo di eroe, basta guardarvi intorno. Ognuno di noi è un po' un eroe della speranza, anche se spesso non ci sono segni che ci annuncino, non ci sono simboli sulle mani o lettere sulle giacche che ne indichino la presenza. Bisogna fare attenzione per vedere questi eroi, perché la loro energia si cela nei dettagli: in un attimo di tristezza nello sguardo, in un sorriso perso nell'aria, nella gioia con cui si godono una pioggia invernale, nella determinazione con cui muovono una mano, nella fierezza con cui si mostrano agli altri coperti di cicatrici. Li potreste trovare seduti ad occhi chiusi su una panchina, lasciando che il sole baci loro le guance asciutte delle lacrime che furono, oppure curiosi di fronte alle minuzie della vita. Sono eroi invisibili agli occhi del mondo, ma che talvolta si mostrano in tutta la loro magnificenza. Magari raccontati da qualche regista che ne ha visto la luce e che è pronto a rischiare di bruciare la pellicola per mostrarla. Forse è successo proprio questo al regista di La teoria del tutto, pellicola che racconta la storia del fisico Stephen Hawking, uno dei grandi eroi della speranza moderni. 


Un film che racconta l'uomo dietro il genio, il dolore posto a servizio della creatività. la speranza coltivata come un fiore raro nel deserto più secco, la fantasia lasciata libera di volare oltre le possibilità del corpo. E l'amore, espresso solo attraverso gli occhi screziati di fugace malinconia. Hawking è un eroe per se stesso, che combatte ogni giorno con una malattia che ne rende difficile ogni gesto, che lo paralizza nel corpo e che lo costringe ad una scelta difficile: vivere o morire? Vivere pienamente, trovando la gioia in ciò che ancora resta, pur sapendo di dover lottare per sempre contro il dolore e la disperazione, o lasciarsi morire, richiudersi in se stesso in una spirale mortifera che fa appassire tutto, lasciando gusci vuoti e senza vitalità? Hawking fa la scelta più coraggiosa. Sceglie di vivere. Ma di vivere davvero. Sopravvivere è un altro nome per indicare la morte, sopravvivere significa spegnere la luce che abbiamo dentro e accumulare i giorni come granelli di sabbia in una clessidra. Hawking sceglie di guardarsi intorno e trovare la gioia in ciò che gli è rimasto dopo il bombardamento. E riesce a fare questa scelta perché qualcuno, in quel momento cruciale, ne ha preso il viso tra le mani e gli ha mostrato a forza il proprio sguardo innamorato. Ed è in questo momento che capiamo la vera forza degli eroi della speranza: l'amore. L'amore per se stessi, certo, ma soprattutto l'amore che riceve dagli altri e che diventa la vera benzina della loro esistenza. Hawking ebbe la fortuna di incontrare l'amore più grande dell'intero universo, l'amore di una donna, che gli è stata accanto e che gli ha dato la forza per far emergere il suo genio. E' questa donna forte e coraggiosa che lo aiuta a rialzarsi dopo la caduta, che lo accompagna nel lungo cammino verso l'incerto futuro. 
Hawking ha due cuori che battono nel suo petto, il proprio e quello della moglie. Ha due cuori per amare, sperare e lottare. E un doppio motivo per vivere. Vivere per sé, ma soprattutto per lei, quella donatrice di cuore che ha deciso di stargli vicino nonostante tutto. Gli eroi della speranza sono tali perché sanno accogliere i regali che arrivano, soprattutto quelli di eroi come lui. Questi ultimi sono eroi del dono, persone comuni di solito, che possono apparire fragili e deboli, ma che si rivelano in tutta la loro sconvolgente meraviglia, pur rimanendo all'ombra anche di questi eroi del quotidiano. Sono eroi silenziosi, che non avranno mai lodi o gloria, ma che saranno guide spirituali nei momenti difficili e sorrisi intensi nei momenti di luce. Gli eroi della speranza nasconderanno la paura per dare forza a coloro che danno loro forza, in un circolo benefico che sincronizza i battiti. Due cuori uniti in un unico corpo, un cuore che batte più forte quando l'altro si accascia stanco, due cuori che cantano insieme di fronte ai piccoli traguardi e ai minuscoli movimenti dell'esistenza, due cuori che si concedono di piangere nello stesso momento, accarezzandosi consolatori. Gli eroi della speranza sono tali perché non sono monoliti solitari, convinti di farcela da soli, ma esseri che si sentono profondamente umani e per questo capaci di attingere a qualsiasi fonte di energia, di affidarsi agli altri per continuare a percorrere la strada che hanno scelto nonostante i nuovi limiti, fino a diventare ciò che desiderano essere: felici. Non quelle felicità impossibili ed eterne, ma quelle piccole perle di felicità che vengono custodite gelosamente e che li porta a lottare sempre più forte per accumularne altre. Hawking l'ha trovata nel suo lavoro, nei suoi amici, nella sua fortissima moglie, nei tre figli, e nei giorni che strappava alla morte, giorni che diventavano degli oggi vissuti intensamente, senza preoccuparsi troppo del domani. Gli eroi della speranza come Hawking ci ispirano più degli altri, perché sono eroi che potremmo diventare. Raccontandoci la loro storia, vivendo ogni giorno intensamente, ci passano simbolicamente il testimone, dandoci fiducia, dicendoci che anche noi possiamo essere eroi di noi stessi. Possiamo essere eroi della speranza e, conseguentemente, eroi del dono. Ci insegnano a piangere per ciò che non funziona, ma anche ad alzarci e gridare forte di un urlo di entusiasmo così grande da riecheggiare tra le montagne della nostra vita, perché come ha detto bene il buon Hawking, finché c'è vita c'è speranza. La speranza, la capacità di accettare il cuore donatoci da amori vicini e la testardaggine nel trovare intorno a noi le cose per cui vale la pena vivere sono la vera chiave per vivere intensamente, gonfiando le vele del nostro cuore fino a renderlo così grande da poterlo donare a qualcuno. Fino a renderci eroi del dono, in uno scambio di cuori che ci lega in un unico organismo battente. Quella di Stephen Hawking è la storia di un amore, di una speranza incrollabile, della rinuncia alla sconfitta. Una piccola grande storia, che è anche la storia di ciascuno di noi. 


Duille

2 commenti:

  1. Hai perfettamente ragione, siamo eroi sconosciuti che aspettano solo una piccola scintilla di sole per brillare ancora più forte. Questa scintilla è l'amore. L'amore donato, quell'amore che si estende fino ai confini del mondo per dire una sola cosa: io sono qui e ci sarò sempre. Prendi la mia mano e cammina con me. :) Brava Duille!!!!

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    1. Grazie Fiordiluna! In effetti questo film è stato illuminante, soprattutto se consideriamo che le persone malate si sentono sole e sono convinte di dover affrontare tutto da sole. Se invece impariamo ad accettare l'aiuto delle persone che ci vogliono bene, a prenderci per mano e camminare insieme, come hai giustamente detto tu, la strada sarà molto meno faticosa, perché potremo condividere i fardelli. E forse è questa la chiave del successo. :)

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