domenica 18 ottobre 2015

Scivolando lungo il continuum: ansiosi a basso potenziale (parte 1)

Finora abbiamo affondato per benino le nostre manine nella marmellata emotiva che è l'ansia sociale, presentando alcuni dei suoi protagonisti. Si potrebbe pensare che, giunti a questo punto, riconoscere un ansioso sociale sia semplice come distinguere un cuscino da un wombat. Ma, mi dispiace dirlo, la cosa non è così semplice. Nonostante il cuore di un ansioso sociale sia simile in tutti gli spugnosi corpicini dei suoi portatori, i modi in cui cerchiamo di tenere a bada il nostro serraglio di animali in miniatura varia drasticamente e si colloca lungo un continuum di crescita che va da un livello di controllo che definisco "a cassaforte" a quello più elastico e morbido, "a formaggio edamer".


Tutti gli ansiosi sociali, anche quelli più formaggiosi, grovierosi, anche quelli che fanno venire l'acquolina in bocca a Ratatouille in persona, sono partiti dal controllo a cassaforte ed hanno man mano imparato a smussare questa struttura metallica fino ad assumere la tipica conformazione interiore a caciotta. Dovete immaginare questa scala come una sorta di catena evolutiva dei nostri sistemi di difesa, che vanno dalla versione più primitiva, tutta mazze, grugniti e sguardo truce, alla versione più moderna, più simile ad una mean girl consapevole che da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Raccontarvi tutti i passaggi che portano da un estremo all'altro implicherebbe una mastodontica, faraonica, mongolfieristica mole di parole e dettagli così microscopici che solo una pulce d'acqua potrebbe trovarli degni di nota, per cui vi risparmierò questa tortura. Nella mia personalissima (e quindi poco scientifica) teoria però, ho pensato di distinguere due macroaree lungo questa scala evolutiva. La prima area, quella che va dal controllo a cassaforte fino a circa metà della linea evolutiva, caratterizza gli ansiosi a basso potenziale, mentre la seconda, che copre la restante metà del continuum, è incarnata dall'ansioso ad alto potenziale. Lungi dall'essere delle categorie statiche e definitorie, queste due macroaree, la cui nomenclatura ho vergognosamente rubato alla ormai defunta categorizzazione dell'autismo, sono utili per descrivere un funzionamento caratterizzato dalle abilità di socializzazione di uno scorpione del deserto e, all'opposto, un funzionamento che permette maggiori abilità di chiacchiericcio ed un atteggiamento che ha sostituito un esoscheletro duro e distanziante con una più adeguata corazza di pelo morbido. Ma poiché la trattazione dell'argomento è vasta ed il mio dono della sintesi è completamente inesistente, affronteremo questi due estremi del continuum separatamente. Non ringraziatemi. Partiamo quindi dall'

Ansioso a basso potenziale.

Questa prima categoria di persone parte dal livello base, dallo start comunicativo, è come un bambino che cerca di capire i rudimenti del camminare, ma dovete immaginare, più che un morbido e paffutello pupo entusiasta, un vecchio albero pietrificato e leggermente inacidito dalla vita. Una sorta di incrocio tra un Ent dopo un lungo periodo di fossilizzazione e il nonno di Heidi prima dell'incontro con la piccola pallina di gioia che è sua nipote.  Il livello di controllo che l'ansioso sociale tiene sulle proprie azioni, movimenti, parole, svolazzo di capelli e persino sul tipo di calzini indossati è massimo, il che significa che in realtà non ha controllo su niente. Come tutti sappiamo infatti è impossibile controllare completamente l'immagine che si da di sé, ma questo è proprio ciò che l'ansioso a basso potenziale esige a se stesso. Nulla deve essere lasciato al caso, la spontaneità è bandita come Zorro a Los Angeles (o come un libro di Stephenie Meyer alla facoltà di letteratura inglese), l'obiettivo è computerizzarsi, automatizzarsi, controllare alla dogana ogni singolo respiro affinché si uniformi agli standard di intensità definiti in sala governativa. E questo per un motivo molto preciso: l'insicurezza. Dovete immaginare la mente di un ansioso sociale a basso potenziale come una dittatura dominata dal Rimugiserpe e dal Procione, che hanno poggiato i loro morbidi sederoni (o hanno acciambellato le loro spire), sulle poltroncine di comando molte lune fa e da allora hanno iniziato una campagna di terrorismo psicologico sostenuto spesso dall'avvento della pubertà. L'idea veicolata è che la personalità dell'ansioso sia simile alla bava lasciata da una lumaca dopo aver ingerito delle foglie di ortica e che, per il proprio bene, è il caso che essa venga tenuta sotto stretta sorveglianza, legata con camicia di forza neanche fosse la figlia di Harley Queen e del Jocker e controllata a vista per evitare che porti vergogna e onta all'intero sistema persona. Per poter essere normali non si deve essere se stessi, bisogna depurarsi dalla propria identità fatta di denti sporgenti, occhiali enormi e risata maialina.
Una situazione difficile per l'ansioso sociale, che di fatto non può liberarsi così facilmente di se stesso. Non esiste un sistema di raccolta differenziata delle personalità, né tantomeno un centro di riparazione delle identità. Se solo si avessero delle biciclette al posto della personalità! Allora sarebbe tutto più facile: si sistemerebbe il manubrio, si gonfierebbero le ruote, si rivernicerebbe la carrozziera e tutto sarebbe in ordine. E invece, siamo fatti di impalpabile, ingombrante personalità che sfugge da tutte le parti come una sottiletta sciolta. E questo fa impazzire di paura gli ansiosi a basso potenziale, che hanno la sensazione di non avere alcun controllo sulla situazione e su se stessi, sentono di sfuggirsi, loro, con le loro braccia mollicce che roteano ovunque, con le parole che sembrano uscire da sole dalla loro bocca, con l'atteggiamo goffo di un Pippo albino. Onde evitare uno tsunami di gaffe e di gesti da sfigato che li porterebbe inevitabilmente alla derisione pubblica, tendono allora al controllo totale, sotto l'attenta guida del Rimugiserpe e del Procione, ben disponibili a tenere in riga la personalità esplosiva e sempre fuori contesto. Loro sono ben consci del fatto che quella dell'ansioso è una personalità beta, una brutta copia indesiderabile che purtroppo ci si è ritrovati cucita addosso e che non si potrà mai sfilare, interessante quanto una patata bitorzoluta in fase di germogliazione, imbarazzante e priva di colore come un sasso a forma di sasso. Una macchia grigia dal sapore insipido. Una personalità da panetto di tofu, insomma. Per tale motivo, e a detta loro, nell'interesse dell'ansioso, hanno strutturato un rigoroso protocollo di comunicazione che bypassa quell'inetto del cervello, chiaramente artefice di questa versione della personalità fatta di didò (e quindi non degno di coinvolgimento), e si accentra nelle loro capaci manine (o code). Ogni frase, ogni gesto ed ogni movimento dovrà passare attraverso il loro attento vaglio, dove verrà scremato, riadattato, censurato e modellato al fine di essere presentabile per il mondo. Il risultato di solito è un allungamento imbarazzante dei tempi di reazione, che fa sì che, nel momento esatto in cui vengono computate le frasi giuste ed efficaci da comunicare all'esterno, il resto del mondo è già passato all'argomento successivo, e una riduzione ai minimi termini della spontaneità, a favore di frasi telegrafiche, movimenti ingessati e minimalisti e tentativi panici di aderire perfettamente alla sedia fino ad essere dimenticati. Questo è il controllo a cassaforte. Un continuo dibattito sull'efficacia, eleganza, adeguatezza, pertinenza, interesse di quanto si ha da offrire ed una continua, estenuante lotta interiore per far uscire un barlume di spontaneità in una oligarchia dominata da due due soli consoli in cui anche il tono di voce delle singole sillabe è oggetto di disquisizioni teorico-dittatoriali. La conseguenza del controllo a cassaforte purtroppo è che questa rigidità da lastra di amianto, lungi dal rendere invisibili come Susan dei fantastici quattro, mette un grosso cartello lampeggiante sulla testa degli ansiosi sociali, visibile anche dal satellite, come quelle case americane decise ad abbattere il nostro ecosistema in prossimità del Natale. Certo, il cartello non li etichetta come strani e disadattati, né come ansiosi sociali, ma li addita come antipatiche persone con aria di superiorità e tanta puzza sotto al naso da sembrare di essersi sparsi una dose generosa di gorgonzola sciolta per due settimane in un brodo di pesce con ammollo di calzini usati da un maratoneta.
Gli ansiosi a basso potenziale sono riconoscibili proprio perché appaiono affettati e rigidi come manici di scopa, trincerati in un silenzio ostinato e distanziante e portatori di uno sguardo disapprovante e giudicante. Insomma, nessuno li vuole intorno perché risulteranno simpatici come un'unghia sulla lavagna. E poco importa che in realtà quel manico di scopa sia lì dove si trova perché in quel momento la spina dorsale è emigrata in Azerbaijan, o che il silenzio sia in realtà un modo di non rivelare la propria natura di scorfano in un mare di pesci tropicali, o ancora che quello sguardo apparentemente giudicante in realtà sia quello di una zebra davanti ad un nutrito branco di leoni affamati. Il risultato è comunque l'isolamento, la disapprovazione e il desiderio bruciante di tornarsene a casa. E dopo un paio di episodi del genere, di solito gli ansiosi sociali rinunciano direttamente a questa faraonica fatica, dicendosi che si tratta di una colossale perdita di tempo, neuroni e fibre muscolari e che lascerà solo spossati ed infelici, rievocando gli stessi episodi dell'infanzia, di quelli che finiscono nella categoria "ultime scelte nella formazione delle squadre durante l'ora di ginnastica". Non credo di dovervi spiegare la monumentale pregnanza di non essere scelti per ultimi a ginnastica. In sostanza, se questi ansiosi fossero dei biscotti, probabilmente sarebbero dei brutti ma buoni un po' bruciacchiati. Talmente spaventati dal giudizio dell'altro da trincerarsi dietro un'immagine di duchessina dei poveri dall'ego troppo grande per concedere la parola alla plebe. Piccole duchesse, sì, ma di cartone, che si sfilacciano, si smontano e rimontano come bambole di carta solo per piacere agli altri, solo per non essere ciò che sono, rimanendo comunque da sole. Con il tempo e con molta fatica, gradualmente si cercherà di imparare dai propri errori e si inizieranno a smussare un pochino le rigidità, di solito usando gli altri come modelli di riferimento. Ci si improvvisa antropologi della socializzazione, si prende segretamente appunti di questo o quel gesto efficace, dell'importanza del sorriso e della risata di gruppo, che produce un'integrazione immediata, della fondamentale scoperta che non ci si dovrà più preoccupare del gesticolìo convulso delle mani se esse verranno appoggiate sulle gambe o se resteranno posate sul tavolo o su una guancia, della determinante efficacia di uno sguardo aperto e sereno diretto verso l'altro. Piccoli trucchetti che permettono di sopravvivere, anche se non ancora di vivere e che avvia a grandi falcate verso la seconda metà del continuum. 
Ma questa, è un'altra storia.

Duille



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