domenica 11 ottobre 2015

Disarmante onestà autunnale

L'autunno è un argomento che produce numerose controversie, al punto che potrebbe essere oggetto di dibattito alle Nazioni Unite. Diciamoci la verità, quando si affronta la questione "autunno", improvvisamente gli umori colano a picco come il Titanic dopo la collisione con il celebre iceberg. Appena arriva il 21 settembre le proboscidi delle persone si allungano come se tutti i dolci della terra si fossero convertiti in broccoli ed emerge il lato crepuscolare di poeti affermati o solo improvvisati.
Sembra che l'autunno scateni una sensazione di mortalità, di fine della vita ed il mondo sente il bisogno di comunicare la propria sofferenza con versi strappalacrime o semplicemente con sguardi truci nei confronti dei giacconi che fanno capolino dall'armadio. La popolazione assiste impotente (ma non silenziosa purtroppo) al lento decadimento naturale, alla caduta delle foglie, metafora delle esistenze spirate, spiranti o che spireranno, alla riduzione delle ore di sole, che provoca una versione latina della skammdegisthunglyndi (la depressione da giornata corta tipica dell'Islanda), e all'inevitabile comparsa dell'umidità nemica di capelli e ossa. Il fastidio la fa da padrone, la gente indossa controvoglia abiti pesanti e si lagna in continuazione del tempo, del freddo, del grigiume, della pioggia e di qualsiasi altra cosa le passi per la mente e che possa in qualche modo produrre insulti alla stagione...tipo il traffico. Sembra quasi che l'autunno ispiri al borbottio da pentola di fagioli, trasformando le persone in quegli anziani tutta giacca, coppola e pantaloni gessati che si parcheggiano, carichi di critiche, davanti ai cantieri.  E se ci si azzarda a dire che l'autunno in fondo è una gran bella stagione, se non addirittura la preferita, gli sguardi dei poveri nostalgici dell'estate si allargano sconvolti come se si annunciasse di avere un'ancestrale passione per la necrofilia. Apparentemente la normalità nel nostro paese è piangere calde lacrime abbracciando le proprie infradito, mentre amare l'autunno è da pazzi dark con la passione per le tombe e il sangue. Ma, ve lo dico sinceramente, è ora di finirla con questa storia! Basta associare l'autunno alla morte, allo scorrere del tempo e basta pensare che con esso arrivino solo carrettate di malumore, virus e capelli inumiditi da nebbia e pioggia battente. Non solo! Sapete che vi dico? A me l'autunno piace. Anzi, lo amo! Capito? Lo amo! Se fosse un uomo me lo sposerei e ci farei tanti autunnini dai capelli multicolore. Sconvolgetevi, amanti degli occhiali da sole, perché il vostro monopolio decisionale su cosa sia bello e cosa non lo sia finisce oggi! Ma siccome sono una persona magnanima che crede nel dibattito costruttivo, spiegherò a voi estatofili convinti, sì, proprio a voi, grandi appassionati di sunbathing e di vestitini scollacciati, perché l'autunno è una stagione così bella e affascinante. Prima di tutto, l'autunno è una stagione onesta. Non ci illude con felicità forzate, non ci mostra il mondo monocromaticamente, con le primaverili tinte pastello da té delle cinque della first lady britannica, i gialli infuocati da ustione dell'estate o il gelido biancore da regina delle nevi dell'inverno.

L'autunno non ci impone di essere estatici come in primavera, felici e avventurosi come in estate e tristi e melanconici come in inverno. Non ci appiattisce dietro una singola emozione che si suppone dovrebbe dominarci per tre lunghi mesi. Provateci voi a procurarvi una inscalfibile felicità da giugno a settembre! Neanche con una dose generosa di cocaina riusciremmo a tenere quei ritmi di allegria senza che ci si scardini la mascella. L'autunno invece non indora la pillola eclissando le emozioni negative, ma nemmeno la avvelena adottando un atteggiamento da depresso cronico alla "tanto moriremo tutti". Piuttosto, ci mostra tutto, dalla più alta sfumatura della gioia prodotta dallo sfavillio degli alberi, fino alla più cupa tristezza di un giorno di pioggia di ottobre. Proprio come la vita, l'autunno ci racconta una storia, fatta di tutti i tasselli del sentire, in una policromia emotiva che ricalca la vasta gamma di sfumature delle foglie che ci fanno l'occhiolino dagli alberi. L'autunno è fatto di gioie e dolori, di fini ed inizi, di melanconie e di euforie, di balle di fieno e di mattine fredde che fanno venire la pelle d'oca; è fatto di scricchiolii di foglie frizzanti e schiocchi di ossa anchilosate dall'umidità, è fatta di salti nell'acqua accumulata sui marciapiedi e di pozzanghere in cui si riflettono rami spogli dai tratti decadenti. E' luce, ombra e tutto ciò che vi sta in mezzo. E' onesto, appunto. E non solo. E' anche rispettoso. Io vedo l'autunno come una madre che accoglie tutti i suoi figli, siano essi alberi secolari o piccoli uomini approdati da poche decadi sulla terra. Accetta ciò che siamo senza pretendere nulla, rispetta senza giudicare le fibre di cui siamo costituiti, ama la nostra corteccia, anche se è fatta di lacrime e sangue raggrumato, anche se è luce abbagliante e polvere di stelle, anche se è fatta di sorrisi incrostati e bollicine di spumante. L'autunno non seleziona i suoi figli in base al colore delle loro fibre, non fa mai sentire fuori posto o fuori tempo. Non pretende etichette di comportamento che solo in pochi potranno rispettare, non chiede di fare romantici picnic primaverili nei parchi o di vivere fantastiche avventure estive in compagnia dell'amico del cuore. Se esiste un luogo in cui tutti possono sentirsi a casa, quel luogo e quel tempo è l'autunno. L'autunno se ne frega delle convenzioni, della selezione naturale, non ha un copione prestabilito o libretti d'istruzione e non le importa di avere un colore dominante o una temperatura stabile. Lei se li prende tutti i colori, e si concede ogni giorno di scegliere il clima che più la aggrada.
L'unica cosa che desidera è rispettare se stessa e il suo modo di essere e chiede agli altri di fare lo stesso. Si tratta perciò di una stagione che invita a respirare piano, ad ascoltarsi meglio e per questo si dice che l'autunno sia una stagione introspettiva. Però in realtà, più che un momento di introspezione, è un momento di sintonizzazione emotiva con tutto ciò che ci riempie internamente e ci circonda, è un periodo di comunicazione tra tutte le creature del suo universo e tra tutte le parti di sé. L'autunno infatti accorcia le distanze tra i suoi figli e consente agli alberi di toccare gli uomini, di sfiorarli con un bacio rubato su una guancia, mentre una foglia scivola dolcemente sulla punta del naso o si intreccia tra i capelli. In autunno le nuvole scendono sulla terra e ci avvolgono nel loro abbraccio bianco. Gli alberi mostrano le ossa, protendono le lunghe dita verso il cielo, formando intricati ricami che contrastano con il grigio e l'azzurro aereo. Inondati di fuoco, ci chiedono di poggiare su di loro i nostri occhi, di toccarli a nostra volta come loro fanno con noi. E' perciò il momento dei silenzi e dei sussurri, ma anche del gioco e del sogno, il momento di rallentare e godersi una passeggiata con i nostri fratelli naturali, di vagabondare con il naso per aria avvolti in una giacca pesante, indipendentemente se sul nostro viso vi sia meraviglia, felicità o lacrime di tristezza. In autunno si ha diritto di sentire tutto, di essere tutto, purché si accetti di sentire. Si può essere completi, senza doversi giustificare con nessuno, finalmente a casa nel morbido abbraccio di una stagione dalle tinte color caminetto. Se saremo disposti a sentirci e a sentire, l'autunno ci rivelerà i più segreti del mondo.

Duille 

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