lunedì 28 marzo 2016

La dura vita dello studente piccione

Laurearsi è un traguardo importante, sancisce la fine di un percorso, il coronamento di anni passati chini su libri da peso piuma, annegati in una burocrazia che sembra ferma all'età Shakesperiana e tormentati da domande esistenziali del tipo "ma quanto devo essere masochista per impelagarmi in altri cinque anni di sangue, sudore e lacrime?" 
Perché, diciamocelo, la vita di uno studente universitario è tutt'altro che facile, soprattutto se si è uno studente squattrinato, ovvero uno studente piccione, di quelli che piluccano le briciole nelle strade o che si mettono sulle grate della metropolitana per scaldarsi d'inverno. Lo studente piccione medio affronta almeno due grossi traumi ricorrenti: l'acquisto dei libri e la sessione d'esame. Tralasciamo il secondo dilemma, la cui drammaticità è più facilmente intuibile, per concentrarci sul primo. Per quanto possa sembrare una cavolata, comprare i libri universitari è una vera impresa da poema omerico: "Lo studente dai due spicci in tasca ed il recupero della bibliografia: un'odissea in due atti". Partiamo dal fatto che in media si frequentano dai tre ai quattro corsi a trimestre e che, per ogni corso, sono previsti almeno due volumi da acquistare e studiare. Facendo un rapido calcolo, ciò significa che ogni tre mesi si veleggia intorno ai sei/otto manuali da reperire in ogni modo possibile, per una media di 24 libri all'anno. Capite bene che per uno studente piccione, che vive di cetriolini sottolio e si cuce i buchi nelle calze, ciò possa essere fonte di caduta precoce dei capelli, crisi epilettiche e deliri paranoidi temporanei. Soprattutto visto che i suddetti libri sono tutt'altro che economici. Quindi lo studente piccione, quello dai due spicci in tasca, si lancia in un'avventura che lo occuperà almeno per una settimana e che lo porterà ad improvvisarsi guerriero, diplomatico, mercante, mediatore, santone, fachiro, spia e ninja, padroneggiando la fine arte del riciclo creativo. Come e dove reperire i libri a prezzi contenuti o, se possibile, gratis? Beh, in questi casi le ipotesi sono due: rifornirsi in biblioteca o farsi prestare il libro da qualche studente facoltoso, che ribattezzeremo lo studente donnola. Sappiate però che gli studenti donnola che abbinino tasche ricolme di quattrini a cuori traboccanti di empatia sono piuttosto rari, mosche bianche in un mare di insetti poco disponibili al sostegno fraterno della categoria. Quindi la biblioteca resta l'unica opzione possibile. E' in questi momenti che si deve sguainare la spada, indossare gli stivali delle sette leghe e catapultarsi, numero di matricola alla mano, nella più vicina biblioteca che possegga il prezioso volumetto in custodia. 
Impadronirsene è di vitale importanza ed impadronirsene prima degli altri è decisivo per le sorti dell'umanità, al punto da rendere accettabile anche l'investimento di vecchiette indifese che hanno osato intralciare, con i loro passettini da gnomo, la corsa all'oro. Arrivare anche un secondo in ritardo significherà dire addio al manuale per un tempo indeterminato e rischiare di dover fare giri molto più lunghi per poter mettere le mani su quel malefico libricino o, peggio, essere costretti a spaccare il porcellino e comprare il libro. Quindi non sono concessi errori, né tentennamenti e ancor meno sono accettati gesti di pietà nei confronti degli altri giocatori di questi hunger games universitari. Qui si tratta di sopravvivenza. Ma anche quando si saranno avvolte le ditina sudaticce intorno a questo vello di Giasone cartaceo, l'avventura dello studente piccione sarà tutt'altro che finita. Sarà infatti necessario ricorrere ai magici poteri dello stregone di turno, la copisteria, il che trasformerà l'avventura dello studente da fantasy cavalleresco a poliziesco da Romanzo Criminale. Lo studente piccione diventerà un novello Lupin, un Diabolik in zaino e scarpe da ginnastica, un Daredevil senza pugni d'acciaio, e si lancerà nei bassifondi dell'illegalità da disperato. Nel mondo universitario si scopre ben presto quali sono le copisterie che fanno parte del racket delle fotocopie e si impara subito come approcciarsi al rivenditore di fiducia. Se non altro, se per caso non si riuscirà a far fruttare la laurea, si potrà sempre tentare di entrare nella mala. Con fare disinvolto da Madre Teresa di Calcutta, sguardo innocente da pecorella ed un look che non dà troppo nell'occhio, ci si accorda con il rivenditore e si procede a grandi falcate verso l'ultima sfida da affrontare: la copiatura. Svestiti velocemente i panni di pusher angelicato, ci si cala nel ruolo del fachiro, adottando tutte le tecniche possibili ed immaginabili per non crollare appisolati sulla fotocopiatrice, vanificando il lavoro di una giornata. Si canticchia, si pensa ad altro, si ascolta la musica, si ripassa qualche materia, ci si puntella le palpebre con degli stuzzicadenti.
Tutto pur di concludere quel supplizio nel minor tempo possibile. La speranza è sempre quella di arrivare velocemente ad uno stato catatonico che automatizza l'azione lasciando l'occhio vitreo e la bocca sbavante. I più fortunati si lanciano in attività di fotocopiatura di gruppo, chiacchierando o alternandosi quando l'encefalogramma raggiunge livelli di piattume che potrebbero deteriorare i neuroni in modo irreparabile. Altrimenti, si opta per la meditazione o appunto, lo scorporamento dell'anima dall'involucro di carne, lasciando che la prima vaghi allegra verso lidi più lieti. Una volta terminato il duro lavoro senza aver saltato pagine o aver falciato intere frasi posizionando male il volume, e recuperate le facoltà mentali momentaneamente abbandonate, si provvederà a destinare allo stregone un obolo decisamente inferiore al prezzo originale e si sparirà nei meandri delle viuzze della città, come dei veri topi dei bassifondi. Solo in questo modo sarà possibile per lo studente piccione arrivare alla faticosa laurea senza dover vendere un rene, dormire sotto un ponte, rapinare banche o fare il voyeur della situazione fotografando di nascosto i libri dei colleghi in aula studio, passando per un feticista della carta stampata. Se la laurea è un traguardo, quindi, è di sicuro un traguardo che implica sacrifici, compromessi e doti da illusionista. E se si sopravvive, ci si potrà addirittura improvvisare supereroi. 
Duille 

2 commenti:

  1. Innanzitutto congratulazioni per il bel traguardo!!! (Spero tanto arrivi questo momento anche per me..)
    Il tuo post è bellissimo. Esprime perfettamente le povere condizioni dello studente universitario...mi sono rivista nelle tue parole...
    Mi piace tantissimo leggerti...continua così!!!

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    1. Grazie mille! :D Vedrai che arriverà anche il tuo grande giorno! Quando si studia sembra che non si finirà mai e invece, in men che non si dica, ci si ritrova davanti alla commissione di laurea a balbettare! ^_^ E sono felicissima che il mio post ti richiami esperienze quotidiane...anche io sono stata uno studente piccione e il momento del recupero dei libri era sempre una tortura! Anche se adesso, che ho concluso questo percorso, sta già assumendo delle romantiche tinte pastello... :P

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