domenica 18 settembre 2016

Fisiologia dell'ansia sociale

Quando parlo di ansia sociale, tendo sempre a focalizzarmi sugli aspetti psicologici che la caratterizzano. Questo perché l'ansia sociale è fondamentalmente una convinzione, imperitura e massacrante , di non essere abbastanza e, di conseguenza, di essere geneticamente destinati a rovinosi fallimenti conditi da dosi di imbarazzanti scenette alla Mr. Bean.
In realtà però l'ansia sociale ha anche una controparte fisica che, da sola, determina l'80% del nostro rischio infartuario e del nostro sguardo da cucciolo di foca davanti al bracconiere. E allora parliamone, di questa fisiologia dell'ansia sociale, guardiamola con occhio scientifico, sfruttando la sottoscritta come cavia non volontaria, tanto per cambiare. Prima di tutto, bisogna sapere che quando il porcellino d'india Duille entra in crisi, l'intero ecosistema, il mondo, l'universo e tutti i tre livelli dell'aldilà descritti da Dante si concentrano interamente nello stomaco, che diventa il secondo ponte di comando, braccio destro del piccolo Darth Vader che domina incontrastato nel cervello. Dallo stomaco si irradia tutto, è il vero punto 0 della nuova galassia che si è creata nel corso dell'istantaneo Big Bang che ha travolto il nostro fragile equilibrio, il momento cioè della presa della Bastiglia, della caduta dell'Impero Romano d'Occidente, dell'assassinio di Cesare da parte di Bruto: il momento in cui il potente Dittatore Ansioso sbaraglia il nemico cerebrale costringendolo alla fuga e a costituire un'armata di ribelli in pieno stile Vietcong o, per mantenere la metafora con Star Wars, in rappresentanza dell'Alleanza ribelle. Come dicevo quindi, lo stomaco è il punto in cui tutti i tormenti si concentrano per poi irradiarsi a raggio in tutto il corpo e che assume le forme di un taser sottocutaneo che pungola i muscoli ad intervalli regolari e costanti. Il risultato è un attorcigliamento dei muscoli addominali in una treccia perfetta e, ahimè, pulsante, che è bersagliata da crampi continui che non ci lasciano in pace neanche un minuto. Ulteriore conseguenza del taser sottocutaneo è poi, nell'ordine: inappetenza, l'unico lato positivo dell'intera faccenda, problemi intestinali (che vi risparmio per amore della decenza) e elettricità endovenosa. Se le prime due conseguenze sono abbastanza intuibili, forse la terza merita un piccolo chiarimento. Dovete capire che quando la vostra cavia soffre di attacchi d'ansia, nel suo corpo il sangue evapora all'istante e viene immediatamente soppiantato da una scarica elettrica costante che invade tutti gli arti, rendendo l'intero corpo elettrico, appunto, come se fossi una ciabatta umana, un cavo elettrico ben avvolto nella sua guaina di gomma epidermica che mi fa apparire perfettamente normale dall'esterno, ma che mi frigge come una tempura di gamberi all'interno, continuativamente e dolorosamente. Sono quasi convinta che se mi mettessero una lampadina in bocca potrei emulare le grandi performance del famoso zio Fester. Naturalmente l'essere continuamente accesa come le lampadine di un albero di Natale mi impedisce di dormire, di rilassarmi, di riposare e, in generale, di darmi una cavolo di calmata.
Mentre nel cervello l'alleanza ribelle recupera a colpi di logica il terreno caduto nelle mani del Dittatore Ansioso, il resto del corpo cade infatti in uno stato di stanchezza vigile che crepa gli occhi come la creta dimenticata all'aperto e che fa calare la palpebra in pieno stile tapparella difettosa, dandomi quel bell'aspetto salubre da eroinomane in piena crisi d'astinenza che, si sa, è perfetto per rimorchiare. Se per qualche mistero, la natura prende il sopravvento e il corpo si arrende ad un sonno ristoratore, ci pensa il cuore a dare una siringata di adrenalina, lanciandosi in un'improvvisazione da batterista jazz alle quattro del mattino, e terrorizzando, tra gli altri, anche i polmoni, che si raggrinziscono improvvisamente, appallottolandosi su se stessi come dei vecchi calzini da mettere in lavatrice. Alla fine ci si ritrova con polmoni da gnomo in una cassa toracica in cui adesso si può sentire l'eco, un cuore da batterista che ha assunto troppi caffè, un'intera centrale elettrica nelle vene e la faccia di un drogato che avrebbe bisogno di un atto di misericordia. Per concludere questo delizioso quadretto, si aggiunge quella che io personalmente considero una delle piaghe maggiori della mia vita: il sudore. Non so gli altri, ma io quando sono in crisi sudo come un maiale, sudo come se fossi stata messa a ballare un lento guancia a guancia con una fiamma ossidrica, e soprattutto, sudo come se avessi indosso il vestito di bistecche di Lady Gaga. Ergo, puzzo. Quando si dice avere l'odore della paura addosso, s'intende proprio questo: puzzare come una discarica, come se ci si fosse strofinati addosso l'alito di un gatto adulto e fare di tutto, ma proprio di tutto, per evitarlo. Invano. E se le cose vanno proprio, ma proprio male, il corpo dà il colpo di grazia donandom la presenza di Brufolo Bill e della sua nidiata di figli e capelli bianchi che, purtroppo, non incrementano il mio fascino come invece fecero per Rogue nel primo film degli X-men. Morale della favola, quando l'ansia attanaglia per giorni gente come me, si passa dall'essere persone mediamente guardabili a mostri della laguna o comparse bubboniche dei promessi sposi costretti a ramingare nel tentativo di portare a termine in tempi brevi la nostra sfiancante lotta, così da poter finalmente dare nuovo significato al detto "riposare in pace". Alla fine rinasceremo dalle nostre ceneri come fenici anche se un po' ammaccati, con il morale a terra e con un evidente bisogno di restauro. Ma in fondo, saremo pur sempre ancora in piedi e questa da sola è già una grande soddisfazione.

Duille


10 commenti:

  1. Ahahahh...io sono come te!!!! Mi ritrovo moltissimo in quello che hai scritto...:) bravissima come sempre!

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    1. Grazie stellina! Sei carinissima! Mi sa che siamo proprio in tante ad avere questo accentramento dell'ansia nello stomaco e dintorni! :D Almeno ci teniamo compagnia! ^_^

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  2. Ho appena scoperto il tuo blog e, punto primo, fai morire dal ridere, punto secondo, non mi sono mai sentita così tanto capita! Dovremmo fondare un'associazione delle ansiose (?) sociali (???) :')

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    1. Ahahahahah! Benvenuta fanciulla! Sono felicissima che il mio post ti sia piaciuto, ma sono un po' meno felice perché, se capisci così bene cosa si provi, vuol dire che anche tu stai sulla graticola come la sottoscritta. Ma in fondo, l'idea di questo blog è proprio questa: essere un luogo in cui persone che hanno un problema come questo (di cui spesso non conoscono neanche il nome) possano ritrovarsi, parlare e condividere esperienze, anche difficili, e magari fare pure amicizia e sostenersi. Non è un'associazione, ma comunque è un inizio no? :D Un bacione!

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  3. Il sarcasmo utilizzato in questo post lo ha reso sensazionale! È il primo articolo di tuo pugno che leggo e sono appena arrivata nel tuo blog, ma già ti adoro alla follia.
    Mi rivedo in tutto, dal puzzo al capello bianco, dall'inappetenza ai problemi intestinali... insomma: Ciao, sono Jennifer e soffro di ansia sociale dal giorno della mia nascita. ❤
    E mentre, per decenza, mi lavo e metto del deodorante... divento follower del tuo blog! ;)

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    1. Ahahahahah! Anche tu non scherzi in quanto a verve comica! :D Innanzitutto grazie per i bellissimi complimenti e benvenuta nel blog! Spero che diventi uno spazio in cui tu possa sentirti a casa, in cui condividere anche le tue esperienze e i tuoi sentimenti. Da ansiosa ad ansiosa, perché tra di noi ci si capisce al volo e non si devono dare tante spiegazioni! :) Quindi benvenuta, benvenuta, cara Jennifer, prendi pure una ciambella e una tazza di caffè! ;)

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  4. Che sentimento di sollievo e di gioia nel trovare qualcuno che capisca quello che provo anch'io praticamente ogni giorno! Mi sento molto meno sola e più capita :)
    E confermo quanto detto sopra, la tua ironia e sarcasmo sono fenomenali ❤

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    1. Non sai che piacere leggere le tue parole! Era proprio questo l'intento del mio blog! Per anni mi sono sentita sola, incompresa e anche un po' strana, come se fossi nata difettosa. Invece è venuto fuori che siamo davvero in tanti ad avere questo tipo di problema, solo che siamo troppo timidi per parlarne! Quindi davvero, grazie mille per le tue parole! Mi hai scaldato il cuore! ^_^

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  5. Ciao, ho scoperto il tuo blog adesso e ho anch'io questo problema anche se più che un problema lo considero parte di me, per quanto provo a rilassarmi in alcune situazioni sono tesa come una corda di violino anzi credo che se potrei cuocermi un uovo addosso in quelle situazioni ;))). Il tuo umorismo mi ha fatto ridere e sperare che un giorno forse riusciremo a ridurla almeno un pò :)

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    1. Ciao Stefania! Benvenuta! In effetti hai ragione quando dici che la senti come una parte di te. L'ansia sociale è una parte di noi e questo è il primo passo per combatterla! Io l'ho considerata per anni qualcosa di estraneo a me, come un piccolo Alien nella testa e, in questo modo, non riuscivo a capire che avevo un grande potere su di lei: essendo parte di me posso imparare a plasmarla, anche se con fatica. Non dobbiamo temerla, ma guardarla in faccia e cercare di capirla, così da poterla piano piano ridurre fino a farla diventare un nocciolo di prugna. Vedrai che ce la faremo! L'importante è continuare a lottare! Spero di rivederti presto qui! ;) Un bacione fanciulla!

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