domenica 4 settembre 2016

Tra sogno e realtà

Si era persa nella bocca con denti di cemento che tutti chiamavano città. Cercava qualcosa di familiare che la sottraesse all'alienante solitudine grigia in cui vagava. Una mano calda che la sollevasse da terra come una foglia caduta, portandola con sé in punta di dita.
Camminava smarrita, superando aloni di persone che le passavano accanto come il vapore emesso da una tazza di tè. Guardò in basso, incontrando i suoi piedi, confetti rossi in un fiume di asfalto paralizzato da un incantesimo ormai dimenticato anche dalle leggende. Volava sull'acqua di pietra, un petalo di papavero dietro l'altro. E poi si arrestarono, increduli davanti ad un foglio di carta. Non era un foglio, constatarono i suoi occhi, ma una pagina. La pagina di un libro, con un testo scritto a macchina da impronte sconosciute, i bordi ordinati e simmetrici che incorniciavano le parole come in un bel quadro. Sembrava un bel contrasto, quel fiume grigio su cui galleggiava immobile una pagina bianca fissata alla vita da due papaveri di tela e gomma. Guardando più avanti, eccone un'altra che sembrava prendere il sole sul bordo del marciapiede. E strizzando gli occhi, se ne poteva scorgere un'altra ancora, quasi un piccione di carta passato lì per caso. Un sentiero di sassolini di carta, qualcosa di reale in quel bosco di cemento che fingeva vita quando poteva offrire solo esistenza vuota. Seguirlo divenne necessario, i papaveri lo seppero prima ancora dei fili di capelli che le coronavano il volto. Si appese a quei ciottoli stampati come ad un'ultima speranza e seguì quel percorso di fuochi fatui, raccogliendoli durante il viaggio per chissà dove. E quel chissà dove si rivelò essere un caffè in un angolo nascosto nella guancia della grande bocca di cemento, invisibile alle ombre di ticchettii e fretta che popolavano quei luoghi. Con un bouquet d'inchiostro tra le mani ed i papaveri ai piedi, entrò nel caffè straripante di libri dai mille colori, come uno stormo attirato dall'allettante invito al riposo. Persone e volumi si mischiavano, liberi di vagare, su ogni superficie, annullando le distanze e le convenzioni, come un solo cuore in migliaia di corpi.
Vicino alla grande vetrina centrale incorniciata da tende purpuree come gote innamorate, una folla di libri si godeva la vista dei passanti di vapore, confrontandola con le creature molto più definite che affollavano le sedie da giardino e i tavolini eleganti, sorseggiando tè, piluccando dolci, chiacchierando tra loro o con qualche volumetto addomesticato. Talvolta addirittura improvvisando un giro di valzer con qualcuno di loro, indipendenti e senza padrone. Sulle pareti, libri più timidi spiavano i commensali da alti scranni, circondati dal brusio delle parole d'aria, molto più leggere delle loro parole d'inchiostro, che vanesie si riflettevano nel grande specchio antico appeso lì accanto. I volumi più coraggiosi si accalcavano entusiasti su una scaletta, formando un disordinato corrimano dai colori vivaci, chaperon di una sala raccolta e illuminata dalla luce di una grande finestra a due ante. Sopra il bancone della caffetteria, una mensola ricolma di volumi antichi abbracciava bonaria l'intero locale, impregnando le sue pagine dell'inebriante aroma del caffè. Avevano visto molto nella loro vita ed ora le loro sagge veline si concedevano riposo e contemplazione. Le pagine nelle mani della ragazza si liberarono dalla stretta delle sue dita e volarono fino ad una parete, proprio sopra la porta nascosta della cucina, adagiandovisi come passeri su un filo telefonico. Il cameriere le sorrise con calore, passandole accanto con un vassoio carico di tazzine e libri pigri, un volumetto verde seduto sulla sua spalla con il segnalibro di seta penzoloni sul petto. La ragazza sedette in un angolo, proprio accanto ad una pigna di giovani libri impertinentemente protesa verso di lei, incuriositi come solo le nuove edizioni possono essere. Qualcosa si sciolse dentro di lei, lasciandola con un tepore che si accordava sinfonicamente ai papaveri ai suoi piedi, alle tende porpora, ai sorrisi delle persone. Finalmente a casa, finalmente libera di riposare. 
Fu il suono di un tomo caduto a svegliarla. Si era addormentata sul tavolo, la guancia incollata alla pagina del libro che stava studiando. Era stato un sogno durato forse una frazione di secondo. Alzò gli occhi e scorse il suo riflesso che la guardava assonnato dal grande specchio antico, poco sopra la fila di libri riposti ordinatamente sulla mensola sotto la vetrina centrale incorniciata dalle tende porpora del caffè. Sorrise e, abbassando lo sguardo, riprese a studiare, avvolta dal brusìo dei clienti e dall'odore dei libri impregnati di caffè.

Duille

P.s. a volte la realtà supera l'immaginazione. Se siete di Milano o ci capitate, cercate lo Scriptorium Cafè in via Sant'agnese. La mia storia di oggi parte proprio da lì.


2 commenti:

  1. Sempre magnifico leggerti. ❤
    Mai pensato di scrivere un libro?! Lo comprerei subito!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cavolo, questo è il complimento più bello che potrei ricevere! Sì, mi piacerebbe scrivere un libro, è il mio sogno da sempre, ma è dannatamente difficile, molto più complicato che scrivere un racconto breve! Ma volere è potere giusto? Un giorno ce la farò anche io! :D Grazie ancora per il commento tata! Sei un tesoro! ^_^

      Elimina

Visite

Powered by Blogger.

Post by mail!

Lettori fissi

Archivio blog