domenica 27 novembre 2016

Gilmore Girls o l'orgoglio del secchione

Quando sei una quindicenne secchiona e topo di biblioteca è difficile trovare dei modelli di riferimento nel mondo delle serie tv. Se poi, sei una secchiona che non ha gravi problemi relazionali con la propria madre, beh, le cose si fanno ancora più complicate. Io ero tutte queste cose insieme, e la tv mi aveva insegnato che questo era un crimine che non pagava in quanto a visibilità. 
La maggior parte dei telefilm a cui avevo accesso all'epoca (quando lo streaming era tanto possibile quanto  il teletrasporto) relegavano le studentesse modello e senza grilli per la testa al ruolo di comprimari o, peggio, di macchiette da prendere in giro. Dawson's Creek mi aveva da tempo insegnato che per essere degna dell'attenzione di una cinepresa dovevi essere una hippy 2.0 con la lettera scarlatta sul capoccione, avere familiari galeotti e il carattere di un gatto a cui hanno pestato ripetutamente la coda oppure essere emotivamente instabile (in quello, potevo avvicinarmici). E se pescavamo più indietro nel tempo, la situazione peggiorava come un formaggio stagionato male. Tutte le sitcom americane prendevano i poveri secchioncelli, li vestivano come dei simpatizzanti del Gay Pride ante litteram (riuscendo nell'incredibile impresa di insultare contemporaneamente due categorie umane) e regalavano loro una personalità da stalker condita da espressioni innaturali come la risata alla Picchiarello che sfoderavano come biglietto da visita. Anche la mia adorata Buffy, che vantava un certo avanguardismo nella sua narrazione, relegava la povera Willow delle superiori al ruolo di amica del cuore, importante ma comunque mai vera protagonista, almeno fino a quando non ha deciso di diventare lesbica e di darsi alla magia. In ogni caso, ovunque mi girassi, un cartello gigante con luci al neon mi diceva sempre che essere carini e coccolosi non pagava. Ma il vero guru del "teorema secchio" fu O.C., il quale mi insegnò che, se volevi essere protagonista in un telefilm degli anni 2000 dovevi appartenere ad una di queste tre categorie:
1. essere una super figa iperproblematica o l'ape regina con lo spessore di uno starnuto;
2. essere una secchiona e aspettare che la figa di turno iperproblematica morisse così da prendere il suo posto (anche se non sarebbe mai stato lo stesso per i fan)
3. essere secchione, ma uomo. Questa mi piacerebbe chiamarla la categoria del sessismo.
Poi tutto è cambiato quando sono finita nel mondo di Gilmore Girls.
La storia, per quanto banale, era decisamente innovativa per i canoni dell'epoca: in questa serie non c'erano esagerati drammi esistenziali, né complicati intrecci amorosi o colpi di scena faraonici quanto irrealistici. Semplicemente c'era una madre, Lorelai, che cresceva sua figlia Rory in un minuscolo paesino di provincia. L'identificazione con i personaggi era massima, perché tutte le situazioni presentate potevano facilmente appartenere al background culturale di chiunque: i rapporti genitori-figli, le amicizie, il passaggio dall'adolescenza all'età adulta, le ambizioni lavorative e scolastiche, le difficoltà economiche e relazionali, gli errori quotidiani e i gesti di coraggio che non avevano niente di straordinario, se paragonati alle serie concorrenti. Ancora più importante, per la occhialuta me quindicenne, era il personaggio di Rory: per la prima volta vedevo una secchiona protagonista indiscussa di una serie, senza che venisse presentata come un'idiota o come una sfigata totale (sia lode agli dei!). Rory è il prototipo della brava ragazza, ma presentata in modo realistico: grande lettrice, timida, impacciata con i ragazzi, sensibile, intelligente, studiosa e con grandi ambizioni lavorative (andare ad Harvard e diventare una giornalista). Per una volta, una secchiona era presentata come un personaggio brillante, interessante, senza bisogno di circondarla di situazioni al limite del credibile o di darle una personalità esplosiva (in tutti i sensi possibili). I problemi che Rory affronta nella serie possono quasi sempre fare il paio con situazioni affini che anche lo spettatore può aver vissuto nella vita reale. Rory semplicemente affronta la sua adolescenza normale di ragazza normale in un paesino in cui si conoscono tutti, vive i suoi banali drammi amorosi (che non contemplano gravidanze indesiderate o adesioni dei fidanzati a sette che venerano l'invisibile unicorno rosa) e fa scelte relativamente difficili che potremmo dover fare anche noi, una per tutte quella dell'università che, se analizzata, rivela tutta la complicatezza di una scelta dal forte valore simbolico dal punto di vista delle rivendicazioni familiari. Rory è quindi qualcuno in cui riconoscersi senza dover fare troppi compromessi con se stessi e che fa sentire fieri di essere ciò che si è. E' un inno al "Sono secchia e fiera di esserlo".
Rory ci insegna che essere studiosa non ci renderà Leopardi con fondi di bottiglia agli occhi, la gobba e la vita sociale di una pulce di mare, che una cosa non esclude l'altra e decisamente che studiare e amare la lettura non ci renderà per forza delle ferventi sostenitrici dell'apparecchio o creature che ignorano l'esistenza del make up e dei negozi di abbigliamento. Soprattutto ci insegna che l'intelligenza e la cultura vanno coltivate, perché non sono repellenti anti maschio ma sono punti di forza che aumentano il nostro charme, tanto quanto la bellezza e la simpatia. Ricordiamo che Dean, il primo fidanzato di Rory, si è innamorato di lei mentre la guardava leggere Moby Dick su una panchina. E con questo direi che potrei chiudere la mia arringa! Lo stesso  principio vale anche per il rapporto con la madre, che è considerato un pregio nella serie, un punto di forza da ostentare, e non da nascondere. Tutti sanno che per piacere ad una Gilmore, bisogna per forza ingraziarsi l'altra. Ed è bello vedere che, per una volta, una madre e una figlia non cercano di farsi lo scalpo a vicenda, ma sono capaci di condividere preziosi momenti e di costruire un rapporto di fiducia e complicità, pur con momenti di litigi e incomprensioni. E' bello soprattutto sei hai quindici anni e non vorresti vedere tua madre schiacciata sotto un pianoforte a coda. La genialità di Amy Sherman Palladino (ovvero la creatrice della serie) è stata poi quella di affiancare questo estremo realismo delle tematiche e delle categorie umane ad un totale surrealismo dei comprimari (uno per tutti, Kirk) e dei dialoghi, completamente scardinati dai soliti binari e molto più vicini alle battute veloci delle sitcom e delle stand up comedy. I dialoghi infatti sono la punta di diamante di questa serie, che ha introdotto un elemento di totale novità: sono velocissimi, brillanti, intrisi di cultura pop americana e quasi sempre caratterizzati dal botta e risposta. Un ulteriore elemento a cui svariate categorie di spettatori possono facilmente identificarsi (me compresa). Il punto è, quindi, che Gilmore Girls ha insegnato a tutti che la normalità è interessante, anche se non è movimentata. E' il modo in cui viviamo la nostra quotidianità a rendere la vita stimolante e questa è una cosa che non troviamo in nessun altra serie. Personalmente, poi, Gilmore Girls mi ha fatto sentire orgogliosa di essere una secchiona fissata con i libri, perché mi ha dimostrato che anche io posso essere protagonista, anche quando tutti gli altri mi dicevano che potevo essere solo una comprimaria.

Duille


4 commenti:

  1. Concordo su tutto. Tanto amore per questa serie!

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    1. A chi lo dici! Io la guardo sempre con l'emozione della prima volta! :D

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  2. Ti sono grata per questo post! *-* non sono mai riuscita ad esprimere il mio amore per le Gilmore, per quanto è grande, ma tu hai detto tutto. Stars Hollow è casa di tutte noi che siamo cresciute assieme a loro, infatti è l'unica cosa che non mi stanco mai di riguardare (durante l'inverno l'ho ricominciata da capo, e sono alla sesta stagione). A me le Gilmore hanno insegnato tantissimo, aiutandomi ad affrontare periodi difficilissimi. Pensa che io ho iniziato a seguirlo addirittura alle medie, il periodo in cui in assoluto ero più sfigata. Non so cosa avrei fatto se Rory non mi avesse insegnato a tenere sempre un libro in borsa e Lorelai non mi avesse iniziata al sarcasmo come arma da difesa. È sempre bello scoprire altre ragazze che hanno amato questa serie come me :)

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    1. Ciao Julia, sono felicissima che anche tu sia una fan della serie! Gilmore Girls è una religione per me, l'avrò guardata centinaia di volte e anche io ho recentemente rivisto tutte le stagioni, in vista della nuova mini stagione (che ahimè si è rivelata disastrosa). Anche per me sono state delle compagne di viaggio preziose in momenti davvero pesanti, soprattutto durante l'adolescenza. Come ho detto nel post, mi hanno insegnato ad essere fiera di ciò che sono! E anche io, come te, ho imparato da Rory a portarmi sempre un libro in borsa, ovunque io vada! ;)

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