martedì 13 dicembre 2016

Magica, magica Fiera

Fiera dell'artigianato, o il mondo in un francobollo. Tutti i maggiori stati del nostro piccolo pianeta blu concentrati in uno spazio a dir poco ridicolo, come ridicole sono le conversazioni che si sviluppano all'interno di quei 14 padiglioni: "ci incontriamo in Africa?" "Dove siete? Noi in Europa." "Andiamo a farci un aperitivo in Australia? D'accordo, ma prima passiamo per la Francia che devo recuperare un croissant."
La fiera è un luogo confuso, caotico, colorato e vivace, l'unico posto sulla faccia della Terra in cui, guardando a sinistra, ammiri la Spagna in tutta la sua colorata passionalità da sangria e, voltandoti a destra, puoi sentire i profumi delle spezie turche e il borbottare del caffè sul fuoco. E' un luogo che addensa spazi come una marmellata in corso di cottura e che è capace di attirare maree di persone provenienti da tutti i luoghi, tutti i laghi, tutti gli oceani e tutte le strade, sputati fuori come un magma dalle uscite della metropolitana e brulicanti come formiche negli stretti corridoi della fiera, con il loro carico di giubbottini, borsoni, trolley (sì, anche loro) e cuoricini palpitanti (un po' per l'emozione, un po' per gli inevitabili attacchi di claustrofobia che si sviluppano lì dentro). E' chiaro che quando tutte le leggi della fisica si annullano, quando i confini si restringono a tal punto da poter confermare la teoria della terra piatta e il mondo si concentra come una crema pasticcera, la logica collassa e si entra nel magico mondo della metafisica. Ebbene sì, perché questa è la scoperta che ho fatto quest'anno: la fiera dell'artigianato è il luogo in cui la magia diventa realtà. Dimenticatevi Harry Potter, Hogwarts, Scamander e perfino le tre sorelle Halliwell, perché qui si parla di vera magia che aleggia nell'aria, mischiata ai profumi d'oriente e alla frittura delle empanadas argentine. Molti infatti vi diranno che trovare ciò che si cerca all'interno della fiera è a dir poco impossibile, il classico ago nel pagliaio, a meno che non si opti per una capillare organizzazione, sfruttando la mappa meglio che in un gameplay di Silent Hill e sviluppando una temporanea memoria eidetica alla Sheldon Cooper per ricordare dove si trovasse lo stand con quel liquorino alla menta piperita che tanto ci era piaciuto l'anno prima. In realtà però, anni di fiera mi hanno portato alla verità massima: non siamo noi a doverci ingegnare per trovare ciò che vogliamo, ma è la fiera che ci guiderà a ciò di cui abbiamo bisogno. E' lei che, guardandoci nell'anima, sotto i venti strati di maglioni, la coltre di sudore e quella leggera nebbia di fastidio camuffato che sviluppiamo tutti dopo due ore lì dentro, guiderà i nostri passi verso ciò che è più giusto per noi. Basta desiderarlo, e per una volta, saremo esauditi.
Non necessariamente però ciò che vogliamo è ciò di cui abbiamo bisogno. La fiera non esaudisce desideri futili, non è un semplice prodotto del consumismo ma è IL consumismo, nella sua versione più ottimistica, più poetica, più idealista (sempre che ne esista una). Lei ci guida, che ci piaccia oppure no. Sta a noi seguire il flusso, come direbbero gli australiani, e vedere dove si andrà a finire. Magari non troveremo il liquore alla menta, ma potremmo incappare in un'altrettanta gradita sorpresa: un dolce alla mandorla, un braccialetto fatto di conchiglie del Madagascar, un piccolo bruciaessenze a forma di elefante. Io negli anni ho trovato borse che mi sono accanto ancora oggi, giacche che non ho mai potuto comprare (desiderare non è sempre potere) e sì, anche il famoso liquorino. La magia più grande però è stata fatta quest'anno, quando mi sono letteralmente imbattuta in alcuni amici all'angolo di un padiglione, pochi minuti dopo aver distrattamente formulato il desiderio di incontrarli. Parliamoci chiaro: la possibilità che questo accadesse era paragonabile a quella di trovare una banconota da cinquecento euro sul sedile della metropolitana nell'ora di punta. Eppure è accaduto, garantendomi un memorabile ingresso alla Caramba che sorpresa con tanto di frase ad effetto ("E quando non ci si cerca, ci si trova").  La fiera è quindi una specie di fata madrina estremamente ingombrante, un fiume magico in cui immergersi senza troppi pensieri, lasciandosi andare, fluendo nella massa, ramingando per le strade come un vero esploratore e concedendosi il lusso di perdersi tra le bancarelle, di entrare in Germania e uscire in Thailandia, di mangiare un pasticciotto in Puglia per poi bere un sakè in Giappone, senza farsi troppe domande su come diavolo ci si sia arrivati lì. La fiera chiede un atteggiamento sognante, un galleggiare senza troppe pretese, un affidarsi al magico tocco del mondo in bottiglia. Nel suo sfrenato consumismo, ci insegna l'arte della contemplazione, il gusto della passeggiata, la fiducia un po' infantile nei nostri passi, o, semplicemente e molto meno raffinatamente, quella che io chiamo la modalità pony. Andare, senza una meta, solo per il gusto di farlo, non avere obiettivi né compiti da portare a termine, perché in quel caso la fiera sarà implacabile: se cercheremo attivamente non troveremo mai. Dobbiamo smettere di cercare, finire di preoccuparci e iniziare a goderci il momento, desiderando distrattamente e lasciando che la magica fiera faccia il resto. E alla fine scopriremo che quando non ci si cerca, ci si trova sempre.  
Duille

5 commenti:

  1. Ciao! Adoro le fiere in generale, soprattutto quelle di libri, così come i mercatini..mi piace proprio perdermi tra stand e bancarelle, mi sembra di entrare in un altro mondo, magico, lasciando fuori quello vero!
    Bellissimo post e bellissime parole!

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    1. Grazie cara! Sei gentilissima! Anche io sono una grandissima amante di ogni genere di fiera e, quando vedo una bancarella, mi si illuminano gli occhi. L'unico problema per me è conciliare questa passione con una viscerale avversione per i luoghi affollati...sto ancora cercando di capire come dosare le due cose. Ying e Yang! :D

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  2. Bellissime parole, condivido su tutto.
    Adoro le fiere di questo genere

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    1. Anche io! Anche se impallidisco di orrore di fronte alla quantità di gente che possono attirare! :D

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  3. Bellissime parole, condivido su tutto.
    Adoro le fiere di questo genere

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