venerdì 30 dicembre 2016

All I want for Christmas is a tissue (retrospettive natalizie)

L'ultima settimana prima del Natale è una delle più belle ed eccitanti di tutto l'anno. Si sente tutta la frenesia degli ultimi acquisti, la dolcezza degli ultimi pacchettini da confezionare, l'entusiasmo frizzante dell'attesa (e l'attesa non è essa stessa un piacere?) e sì, per alcuni anche il sollievo dell'imminente termine di una stagione fin troppo stressante.
L'ultima settimana di Natale è infatti amplificante, fa schizzare alle stelle ogni valore emotivo, rendendoci euforici, felicissimi, ma anche irritabili, stressatissimi, talvolta addirittura rissosi. Insomma, diventiamo temporaneamente dei soggetti particolarmente bipolari, con vistose oscillazioni tra euforia maniacale, crisi depressive con pianti disperati per la montagna di cose da fare e momenti mordaci da volpino a cui hanno pestato la coda. La verità è che c'è tanto da fare e tanta voglia di rendere ogni angolo della casa una fedele rappresentazione simbolica del Polo Nord, o almeno di un negozio di dolciumi. Per questo motivo essere malati l'ultima settimana di Natale è una delle controindicazioni più fastidiose dell'anno. Se beccarsi l'influenza in estate è da sfigati, prendersela sotto Natale è un crimine contro l'umanità, almeno per persone come me, che il primo Dicembre fanno una trasfusione di sangue per sostituirlo con zucchero e cannella. Quando si è malati a Natale si è immediatamente catapultati fuori dallo spirito della festa e la sensazione è quella della piccola fiammiferaia che, in mezzo alla neve, spia invidiosa la casa finemente addobbata a festa. Così io, renna mancata di Babbo Natale, piccolo elfo natalizio in incognito, mi ritrovo a letto con la febbre, con fuori tutto un mondo brulicante di nataliziosità. Mentre nelle case si cucinano caldi biscotti allo zenzero, io sforno tappeti di fazzoletti usati, in una brutta e umidiccia imitazione della neve. Mentre ovunque si canta Jingle Bells, dietro le pareti di casa Duille si sente solo lo strombazzare del mio naso, in una versione avveniristica e cacofonica di un brano dadaista. Mentre tutti sentono i profumi della mela, della cannella, del vin brulè, io sono esclusa da qualsivoglia tipo di odore, a causa di un naso a cui qualcuno ha cementato gli orifizi durante la notte, con il risultato di avere l'espressione di un bambino eternamente stupito, anche se di cosa, non si sa. Nota ancora più grave, mentre il naso si improvvisa un Gandalf nelle miniere di Moria che, contro un Balrog tutto fiocchi e campanelli, urla la famosa frase "Tu non puoi passare", la bocca, quella stessa bocca che garantisce la mia sopravvivenza respiratoria, si rivela subdolamente infida a riguardo, accogliendo malignamente quegli stessi profumi: gli odori di biscotti, cioccolata calda, torte salate e sugo arricchito iniziano a pattinare sulla lingua, ingolosendo le papille gustative e illuminandomi gli occhi di una speranza che si rivela ben presto maledizione quando mi ritrovo catapultata in una versione culinaria de La scelta di Sophie: respirare senza poter neanche addentare quel frollino al burro che ammicca da sopra il tavolo o scegliere una dolce morte tra le braccia degli zuccheri lavorati? Come molti di voi, anche io opto per una goffa via di mezzo, intervallando momenti di sgranocchiamento in apnea a veri e propri attacchi d'asma, con il rischio tra l'altro di morire soffocata dalle briciole che ancora saltellano sul fondo del palato.
Ma le disgrazie dell'influenza a Natale non finiscono certo qui! Mentre infatti i bambini aprono le finestrelle del calendario dell'avvento, scoprendo ammirati piccole renne dal naso rosso e pacchetti regali al cioccolato, io apro con la stessa febbrile attesa i blister con l'antibiotico, facendo tintinnare le pastiglie colorate sul tavolo, prima di tentare l'utopica impresa di mantenere un briciolo di dignità inghiottendole senza affogarmici o, peggio, evitando il panico conseguente dal contatto con quell'amarissimo, insopportabile sapore di alga marina, che risveglia il mio lato bianconiglio. E mentre le famiglie fanno pupazzi di neve nei cortili gelati, io interpreto un Jack Frost brasiliano, sepolta nelle mie coperte variopinte e con il naso irritato a sostituire la carota nel mezzo della mia faccia tutt'altro che pallida. Mentre nelle case attrezzate scoppietta e crepita il fuoco di un camino, in casa mia si sente solo l'aerosol a tutta manetta che emana vapori medicinali e mi fa sbuffare come un toro. E se almeno fosse arrivata un anno fa, questa influenza, avrei perlomeno potuto improvvisare un omaggio a Darth Vader (ricordate? blink link), ma no, mai una gioia! In ritardo di un anno, la visita virale impedisce ogni riferimento all'orgoglio nerd, rendendomi solo una ciminiera su sfondo plumbeo, una rivisitazione in chiave farmaceutica della Londra vittoriana di Dickens, un'immagine, insomma, che farebbe intristire persino il Grinch! E mentre tutta la mia famiglia esce alla ricerca dell'ultimo regalino, infilandosi in negozi variopinti, in librerie brulicanti di sfiziose tentazioni e magari concedendosi anche una bella tazza di cioccolata calda dentro un bar con le vetrine spruzzate di finta neve, io sono lasciata a casa insieme ai gatti, sepolta nella mia coltre di coperte, fazzoletti e nostalgico rimpianto per il tempo natalizio che mi sfugge dalle mani, mentre guardo per l'ennesima volta Love Actually in un disperato tentativo di aggrapparmi allo spirito del Natale e riuscendoci quasi, almeno fino allo starnuto successivo. Se però volessi vedere il bicchiere mezzo pieno (di latte e miele), potrei se non altro notare che il mio abbigliamento da febbre assomiglia vagamente a quello degli abitanti di Chinonsò. Il naso arrossato dai troppi sfregamenti, le labbra rinsecchite al punto da sparire alla vista e gli occhi luccicanti dalla febbre mi rendono una degna controfigura horror della piccola Cindy Lou. Ma il colpo di grazia lo da il cipollone ormai sfatto sulla testa che, durante le mie influenze, diventa un ordine architettonico nuovo, una specie di colonna pelosa che sfida ogni legge di gravità, svettando sulla mia testa come un mausoleo delle mie speranze deluse e vagamente simile alle improbabili pettinature dei Nonsochì. Alla fine quindi, un po' di spirito del Natale scalda anche me, spingendomi ad un tossicchiante, tiratissimo, catarroso ma speranzoso "Oh, Oh, Oh", seguito dal proverbiale pisolino ristoratore che chiude il sipario su un Natale che, quest'anno, si annuncia decisamente virale.

Duille


4 commenti:

  1. Oh quanto ti capisco.. la vigilia di Natale ho pensato bene di romperti una caviglia semplicemente camminando... Puoi immaginare che gioia di feste, fine e inizio anno!

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    1. Noooo! Davvero? Che sfortuna! Quindi adesso sei bloccata con il gesso? Dai, approfittane e fatti scrivere un sacco di cose carine sulla caviglia! :D

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  2. Anche a me è successo alcuni anni fa...influenza a Natale, concerto saltato e spirito natalizio che manco il Grinch! :D
    Buon anno cara!!! Che sia un anno splendido e ricco di post bellissimi come questo!

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    1. Ciao carissima Anto, sono sempre felice di leggerti qui sul blog! Questa influenza in effetti mi ha scombinato tutti i piani! Avevo un migliaio di post a tema natalizio da sfornare che ho dovuto annullare e una marea di impegni che ho ammassato nei pochi giorni prima di Natale! Però anno nuovo, vita nuova, giusto? Spero che anche il tuo sia un anno pieno di post, di letture e di fantastiche avventure! ^_^ E grazie per i complimenti sempre troppo carini! <3

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