domenica 15 gennaio 2017

Parole totem su tele bianche

Gli inizi hanno sempre avuto un fascino particolare, soprattutto l'inizio dell'anno, che ha un alone mistico. E' un colpo di spugna metaforico, che lascia puliti, rinnovati. Profuma di bucato e non è ancora intaccato dallo stropiccio della vita quotidiana. Ha il fascino del nuovo, dell'intonso. E' piumoso e pieno di possibilità, di promesse di felicità, di opportunità tutte da scoprire, di nuove migliorate versioni di noi stessi. L'inizio dell'anno è il bianco della tela ancora da dipingere e su cui stiamo per posare la prima pennellata di colore.
Ma, come ci insegna Massimo Recalcati in un suo piccolo articolo, la tela bianca può anche essere terrificante. La tela bianca è infatti ingannevole perché si finge vuota quando è fin troppo piena. Ma piena di cosa? "Ogni tela", dice Recalcati, "porta su di sé il peso di ieri". Come a sottolineare che del passato non ci si libera mai del tutto, neanche nel misticismo rinnovatore dell'anno neonato, e inevitabilmente ce lo  trasciniamo dietro come il fango essiccato sotto le suole delle scarpe, che si deposita nella forma di mattonelle indurite in giro per la casa, guastandoci le feste. Non riusciamo ad essere delle nuove versioni di noi perché ci trasciniamo in questo anno nuovo con la nostra vecchia pelle, i nostri vecchi colori, le stesse stantie insicurezze e le stanchezze accumulate, che nessun Energy Drink riuscirà a dissipare. Insomma, nell'entrare nell'anno nuovo, ci siamo dimenticati di dimenticarci a casa, insieme ai giorni che si sono accumulati sul pavimento. Il nuovo anno quindi è pieno di passato, ma anche di un futuro che può essere promessa o presagio, come il gramo visto dalla professoressa Cooman nelle foglie di tè accumulati nella tazza di Harry. Se il passato infatti è pieno di memorie che ci condizionano, il futuro è pieno di aspettative, di ideali, di obiettivi da realizzare, di "opere irraggiungibili", come dice Recalcati. E per esorcizzare questi presagi rendendoli promesse, il primo gennaio ci mettiamo al lavoro e ci rivestiamo di un abito fatto di buoni propositi, di interminabili liste che servono a rassicurarci e a orientare i nostri passi in questo mare di caselle nuove e ancora da riempire. Per molti funziona, ma per me e la mia ansia sociale, è come infilare una mano in un alveare. Non ne usciranno altro che doloranti bubboni pulsanti, sempre che la mia giornata non migliori scoprendomi anche allergica, naturalmente. Riempire una tela già carica di tutta la polvere accumulata nell'anno passato aggiungendovi arzigogoli dorati di fantasie, aspettative sempre troppo grandiose e fiducia tre tacche sopra anche l'ottimismo inneggiato da Tonino Guerra nello spot dell'Unieuro, non è mai una buona cosa, ma io, in quanto ansiosa di vecchia leva, mi muovo per eccessi: o la mia vita sarà un disastro oppure sarà l'anno della svolta, in cui raggiungerò i miei obiettivi, scriverò il libro della mia vita e probabilmente imparerò anche a fare un triplo salto mortale all'indietro sul braccio di una gru. 
Quindi di solito rifuggo dai buoni propositi, nel senso che li accumulo nella mente per poi tritarli dentro un mortaio e soffiarli via nell'aria fredda di gennaio. E' bello guardarli volare via, nella luce pallida dell'inverno, mi libera dal peso di obiettivi che probabilmente non avrei mai raggiunto e mi permette di tirare il primo respiro di sollievo dell'anno, sentendo il fiato che suona all'interno delle orecchie nell'atto di espirare. Spariti i buoni propositi, mi ritrovo però a chiedermi quale sarà la bussola del mio anno, quel colpo di spazzolone che sporcherà la mia tela esorcizzandone la pienezza. Ed ogni anno, la risposta emerge così, da sola, come una foglia che, staccatasi dall'albero, atterra sulla spalla del cappotto, e su cui è incisa una parola totem. La parola totem mi da' il coraggio di fare il primo passo, è qualcosa di mio che appoggio alla fine del calendario, è il primo colpo di pennello che, paradossalmente, dedico all'ultima pagina. Quest'anno la parola totem che ho scelto è Rispetto. Dovete capire che, in quanto ansiosa sociale, io sono la migliore nemica di me stessa, sono contemporaneamente la goccia che ripetitivamente cade sulla testa e la vittima di questa tortura cinese. Sta tutta qui la chiave dell'ansia sociale, in fondo: non ci vogliamo abbastanza bene. Capite quindi che la parola di quest'anno è particolarmente importante. Quest'anno, quando mi perderò nell'inevitabile bicchiere d'acqua, ci sarà quella parola a pescarmi come un pesce, una parola che, tra l'altro, ho lasciato io, quindi in un certo senso, finirò col pescarmi da sola. Ve l'ho detto, noi siamo il miglior nemico di noi stessi, siamo in grado di annegarci ma anche di salvarci. Quindi, rispetto. Rispettare i miei sogni, che sottovaluto anche troppo, apprezzare le mie idee, che reputo sempre troppo banali, dare dignità alle mie paure, che saranno pure irrazionali ma esistono e vanno ascoltate, rispettare i miei tempi, che sono lenti come quella di una lumaca zoppa, ma mi appartengono, santo cielo! E non dimenticare che, quando prendo a pugni quel sacco di paglia, quando batto con il battipanni quelle lenzuola piene di polvere, quando ci do dentro di batticarne su quelle fettine di manzo, sto pestando pesantemente me stessa, il mio sacco di paglia pieno di aspirazioni, le mie lenzuola impolverate di tristezze e, dannazione, quelle sotto quel batticarne sono le bistecche del mio cuore! Con questo non voglio dire che la parola totem salverà quelle fettine di manzo dalla mia furia autodistruttiva, ma almeno, quando farò una pausa per asciugarmi il sudore e guarderò l'orizzonte, vedrò quella parola che mi strizza l'occhio amichevole e mi farà avere un minimo di pietà verso di me. Anzi, rispetto. Mi farà avere rispetto.
Duille


4 commenti:

  1. E poi la poetessa sarei io?!? *_______* Ho solo da imparare da te e dal tuo stile. Bravissima come sempre!!! ❤❤❤
    Mi sembra un'ottima idea quella di avere una parola totem e credo che la parola 'rispetto' sia indicativa delle tue speranze e dei tuoi sogni, magari anche di quelli non espressi. Che possa essere un anno ricco e sereno! Un abbraccio

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    1. Grazie mille Anto! Sei sempre troppo carina! Spero davvero che questa parola mi aiuti a rialzarmi ogni volta che lo sconforto prenderà il sopravvento! E spero che anche per te sia un anno pieno di grandi novità, di entusiasmo e di soddisfazioni! ^_^ Un bacione!

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  2. Mentre leggevo questo articolo ho capito a fondo ciò che mi hai scritto nei commenti sotto i miei propositi. La tua non è solo un'ottima idea, ma inconsapevolmente - a mio avviso - stai già onorando la promessa fatta: ti stai rispettando, percorrendo la strada a te più congeniale per raggiungere il tuo obiettivo del nuovo anno.
    Chi ha detto che ci debbano essere per forza dei buoni propositi? Chi ha detto che debbano essere tremila? Lascia perdere me, sono un caso clinico e non imparo mai a darmene pochi e realizzabili... -.-
    Sono davvero fiera di quello che hai scritto e so che, nonostante tutte le difficoltà, farai un eccellente lavoro.
    Ti auguro il meglio, un bacione ❤

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    1. Ciao Jennifer, grazie per le tue parole! Mi hanno scaldato il cuore! In effetti ho rinunciato da tempo ai buoni propositi, come ti dicevo anche nel commento al tuo post, perché mi facevano solo sentire male. Questa soluzione mi sembra più di buon auspicio, soprattutto visto il piccolo nemico interno che ci portiamo dietro. E forse è come dici tu: questo blog, per esempio, è già un modo di rispettarmi, è uno spazio in cui volermi bene ed essere libera. Speriamo di riuscire a trasferire queste sensazioni anche nel paurosissimo mondo là fuori! Parola totem, pensaci tu! ;) A presto fanciulla, grazie per essere passata e per le tue parole dolcissime!

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