domenica 8 gennaio 2017

Ansia da Capodanno

Che Capodanno sia una piaga umana, lo abbiamo appurato da tempo, ma per un ansioso sociale può essere davvero il bubbone sotto l'ascella sinistra che tanto preoccupava Don Rodrigo.
Capodanno infatti ci mette di fronte alla prova impossibile per eccellenza: partecipare ad un evento sociale di massa obbligatorio, estremamente frenetico ed interattivo, che ha il sadico compito di definire il tuo status nella carta d'identità dello stile e la tua posizione nella scala sociale per tutto l'anno che verrà. In pratica è uno sfigometro molto patinato. D'altronde, la minaccia è stampata nero su bianco: quello che fai a Capodanno lo fai per tutto l'anno, come dire "attento a quello che scegli". Gli altri forse lo potranno vedere come uno scocciante rito sociale che assecondano per quieto vivere, ma per persone come me è più simile ad un Hunger Games a cui accediamo solo con una piuma per fare il solletico, è la casa stregata in cui dobbiamo passare la notte, è una catastrofe che Nostradamus non aveva previsto, per citare il buon Ernie Smuntz. In fondo la nostra paura è anche comprensibile: la pressione è tanta, soprattutto quando si chiede ad un principiante di giocarsi tutto il jackpot annuale in una sola mano notturna di poker. Il fatalismo di San Silvestro, con la sua dicotomia "tutto o niente" è il male assoluto per una persona che, come me, si sforza tutto l'anno di vedere le sfumature di grigio in un mondo che esiste solo per contrasti. Eppure, eccoci qui, a decidere tutto sulla base della densità demografica della nostra stanza. Per noi, poi, le cose generalmente possono andare in due modi: nel migliore dei casi, ci inviteranno ad una festa a cui finiremo immancabilmente col non andare; nel peggiore, non saremo invitati neanche dal cane di turno e ci ritroveremo a rammaricarci della nostra totale invisibilità sociale. Alla fine, comunque vada, il risultato sarà sempre lo stesso: saremo a casa, con il nostro pigiamone di flanella, nascondendo a noi stessi e ai nostri cari la nostra rassegnazione da vongola immersa nell'acqua inquinata da idrocarburi. 
Non credo di dovervi spiegare la mastodontica delusione di essere lasciati a casa nella giornata mondiale del divertimento: diciamo che è paragonabile allo scoprirsi un cavoletto di bruxelles in un piatto di patatine fritte. E lasciate che ve lo dica, non mi sorprenderebbe scoprire che il buon Kafka abbia scritto la sua Metamorfosi proprio in una notte a cavallo tra i due anni. Spiegherebbe tante cose. A Capodanno, essere l'unico a non avere piani ci rende ancora più dolorosamente consapevoli di essere pantofole a forma di coniglio in mezzo a decollete con tacco dodici. E, chiariamoci, non è un'epifania di cui abbiamo bisogno. Sappiamo fin troppo bene di avere la rubrica più corta del mondo ed il diario soporifero come un libro pieno di codici binari. Eppure Sir Capodanno ci tiene a ricordarcelo. La cosa peggiore però, paradossalmente, è quando Buddha guarda dalla nostra parte e, impietosito, fa sì che qualcuno ci inviti ad una festa. A questo punto di solito, dopo aver riagganciato il telefono o aver finito di leggere il fatidico messaggio tanto desiderato, scatta l'apocalisse, il conto alla rovescia per l'autodistruzione, le sette piaghe d'Egitto e l'invasione degli ultracorpi in un unico lungometraggio dalle tinte trash. Per rendere la cosa un po' più comprensibile, immaginate uno scenario alla Guerra dei Mondi in versione melodramma sudamericano e con molte paillettes (perché è pur sempre Capodanno). Il dilemma morale ci consuma come cerini e ben presto si inizia una partita a tennis tra le nostre due metà. Andare o non andare? Perché in entrambi i casi ci sarà un bel po' di ansia da smaltire. Conosciamo fin troppo bene la procedura: l'eclissi di Luna immediatamente oscura i cieli della nostra mente, i sussurri striscianti ci fanno gelare il sangue, il panico fa il riscaldamento prima di entrare in campo, il presentimento tanto superstizioso quanto reale che qualcosa di terribile accadrà da un momento all'altro si annuncia. La verità è che partecipare a queste feste è terribilmente stressante: significa socializzare con persone che non si conosce quasi, essere brillanti e divertenti proprio quando, a causa dell'agitazione, il cervello parte per le Fiji lasciandoci solo un biglietto sul comodino con scritto "ti chiamo io", significa vestirsi elegantemente quando noi non sappiamo neanche cosa significhi dress code, in una parola, significa fingere.
Fingere di essere allegri quando si è terribilmente spaventati, fingere di entusiasmarsi per un conto alla rovescia che in realtà ci fa accapponare la pelle (abbracciare estranei ci fa irrigidire come insetti stecco), fingere di essere simpatici e spontanei quando nella nostra testa si spolverano i copioni con battute imparate a memoria in anni di solitari esercizi, fingere di non sudare, fingere un sorriso preconfezionato per l'occasione ma che tira come un paio di collant di una taglia più piccola, fingere di essere rilassati quando nella nostra testa ci sono bombardamenti aerei e cellule che si buttano a mare all'urlo "si salvi chi può". Lasciate che ve lo dica, è stancante non perdere la faccia in questi momenti, mentre si cerca di tenere a bada questa versione interiore de La notte del Giudizio. Alla fine è inevitabile che, mentre ci si sta confrontando con l'ansia dell'abito, del trucco e dei capelli, mentre si immaginano ipotesi di conversazioni e si snocciolano rosari di possibili risposte passepartout, mentre ci si prepara alle inevitabili gaffes, mentre si trovano strategie per svicolare dagli argomenti che immancabilmente rivelerebbero la nostra inadeguatezza sociale, ci si chieda se ne valga davvero la pena. Vale la pena stressarsi tanto, rischiare di essere vittima del Petrificus Totalus sfuggito accidentalmente dalla nostra bacchetta e iniziare l'anno nuovo sull'orlo di una crisi di nervi ben controllata? Non meritiamo anche noi una notte di pausa dalla nostra dilagante follia? Se mai ci arriveremo, alla porta di casa della festa di turno, sarà dopo lunghissime battaglie, con la faccia gonfia dal pianto, il cuore che scoppia, e dopo aver litigato con ogni fibra delle nostre gambe che hanno optato per una conveniente trasmutazione in radici. Davvero, ne vale la pena? Vale la pena infilarsi in quella vasca piena di insetti e serpenti solo perché forse potrebbero rivelarsi di gomma? Nella maggior parte dei casi la stanchezza prende il sopravvento e, mandato al diavolo tutto, finisce che ci inventiamo una scusa vagamente plausibile ma a cui non crede nessuno, appendiamo di nuovo l'abito buono al chiodo e, infilato sul corpo il rassicurante pigiamone di flanella e un'aspirina contro il mal di testa in bocca, ci prepariamo all'ennesimo capodanno a casa, alimentando il sollievo per aver evitato una serata sui carboni ardenti ma nascondendo sotto sotto un'anima riscopertasi vecchio dell'Alpe, ovvero arrabbiata con il mondo e maledicente Sir Capodanno e i suoi lustrini, la società che promuove l'apparenza prima della sostanza, il sistema dell'abbigliamento corrotto che impone minidress fatti d'aria nelle fredde notti dicembrine, l'inspiegabile euforia dei fuochi d'artificio e la lobby dello spumante. Alla fine brinderemo con un grugnito all'ennesimo inizio anno che di nuovo ha soltanto il calendario, sollevati dell'allettante promessa che per i prossimi 365 giorni non ce ne dovremo più preoccupare.
Duille



8 commenti:

  1. Una cosa assurda è che da una parte aspettiamo l'invito, lo attendiamo, perchè l'idea di essere diversi dagli altri ci terrorizza, ma dall'altra parte vade retro a tutto ciò che non è la sicurezza di casa nostra. Poi mettiamo che ci andiamo a 'sta benedetta festa: sai meglio di me quello che accade. L'hai descritto benissimo. Entrata di soppiatto stile "non-osate-guardarmi", individuazione del cibo e prima fase pronunciata "Ehm, dov'è il bagno?"
    Quest'anno la festa l'ho organizzata io, con le persone che volevo io e con i miei tempi e modi. Sono sopravvissuta. FINO ALL'ANNO PROSSIMO SIAMO SALVE!

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    1. Ciao Adele, come sempre mi fai morire dal ridere! E' proprio come dici tu, una situazione senza via d'uscita. Siamo dei controsensi ambulanti! E purtroppo, non so tu, ma anche organizzare personalmente la festa è un bello stress...tutta l'ansia del "piacerà? l'avrò organizzata nel modo giusto? il posto sarà carino? ci sarà abbastanza gente? ecc. ecc." Quindi complimenti, sono fierissima di te! Sei riuscita in un'impresa non indifferente! E adesso, rilassiamoci (per modo di dire, ovviamente) fino al prossimo dicembre! :P

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  2. Questo articolo mi è piaciuto tantissimo, hai descritto esattamente tutto ciò che è passato per la mia mente da novembre fino al 31 dicembre. Quest'anno però ho deciso di affrontarmi e, anche se fino all'ultimo avrei voluto sfoderare una scusa, sono uscita a cena con un gruppo di amici - molti dei quali erano più che altro conoscenti.
    Devo dire che non è andata male, ma non sono ancora così brava da sentirmi a mio agio... che dici, ce la posso fare? In ogni caso un progresso dall'anno prima c'è stato. xD
    Ti auguro lo stesso ❤ se non oggi, quando sarà il momento giusto.

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    1. Complimenti Jennifer! Ma hai fatto qualcosa di miracoloso! Uscire a capodanno con persone che conoscevi poco? E' una cosa fantastica! Direi che è stato un super successo, anche se eri un pochino a disagio. Ricorda sempre che funzioniamo a piccoli step e il tuo, fidati, era un enorme step! Sono certa che la prossima volta sarà ancora meno difficile, vedrai! :D

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  3. Vabbè, sono appena approdata sul tuo blog consigliatomi da Adele e boh, mi sento come se avessi appena ritrovato una sorella separata alla nascita XD questo pezzo, oltre ad essere divertentissimo, mi rispecchia in toto e non solo per quanto riguarda Capodanno: per tutta la vita quel che hai descritto è stato ciò che ho provato più o meno in vista di qualsiasi evento, comprese le festicciole di compleanno dei compagni delle elementari, ho detto tutto.
    Adesso non vivo quest'ansia a Capodanno, per fortuna, perché nella mia rubrica ci sono tipo due numeri e le feste le trascorro tranquilla col mio ragazzo. Ma ricordo benissimo cosa si prova e ho già l'ansia per degli eventi programmati per l'estate o_o" aiuto.
    Complimenti per come scrivi, adoro il tuo stile :)

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    1. Ciao Julia, benvenuta nel club! Come vedi qui siamo tutte sorelle con problemi simili e spero che troverai in questo blog un luogo in cui parlare liberamente e sentirti un po' a casa! Capisco in pieno la tua ansia per tutti gli eventi sociali, comprese le terrificanti feste di compleanno! Io è dai tempi delle medie che ci litigo! Comunque, diciamocelo, la loro pericolosità è decisamente sottovalutata! :P Grazie mille per i complimenti, sei carinissima e ancora benvenuta nel nostro prato! ;)

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  4. Sono felice di aver sempre passato la maggior parte dei miei capodanni in pigiama sul divano.. soprattutto questo con la caviglia rotta.
    Però c'è sempre quest'aura di ansia con la gente che chiede: "Cosa fai a capodanno?", che sfoggia le foto del proprio capodanno e delle proprie prodezze.. No, no.. Credo continuerò ad abbracciare il divano ancora per un bel po' di 31 dicembre futuri!

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    1. Che bello! Brava Ari! Sono con te! Viva il divano! Viva i pigiami e i calzettoni nei pantaloni! Anche io tra l'altro vivo nell'imbarazzo per tutto il periodo che va dal 27 dicembre al 5 gennaio, quando c'è tutto il mantra "cosa fai a capodanno? con chi passi il capodanno? cos'hai fatto a capodanno? ah, l'hai passato a casa? (faccina dispiaciuta)". Meno male che accade una volta all'anno, così poi andiamo avanti con la nostra vita! Un bacione cara, spero che la tua caviglia stia guarendo bene! ;)

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