martedì 11 aprile 2017

Telefilm addicted #13 - This is Us o l'arte della coccola

Avete presente quei giorni in cui vi alzate tardi perché la sveglia non ha suonato, vi vestite alla velocità della luce, scoprite, con un sottofondo musicale drammatico, di aver finito il caffè e che non avete spiccioli per comprarlo al bar, e scappate fuori casa ritrovandovi senza ombrello, in ritardo e con un acquazzone che sembra giunto direttamente dalla foresta amazzonica? Avete in mente quei giorni in cui arrivate al lavoro o a scuola solo per scoprire che vi è scoppiato il pranzo nella borsa sopra tutti i documenti? Vi ricordate quei momenti in cui i pianeti sembrano allinearsi e Paolo Fox vi annuncia nell'oroscopo della giornata che saranno le 24 ore più sfigate della vostra vita?
Avete presente quei giorni in cui tutti i modi di dire più celebri sugli imprevisti della vita (mettere i bastoni tra le ruote, essere passati sotto un camion, essere l'elefante nella cristalleria) decidono di fare una riunione di famiglia proprio sopra la vostra testa, con la coprinuvola piovosa a fare da chaperon? Se avete avuto una di queste giornate, tutto quello che vi serve per riequilibrare i chakra è This is Us. Si tratta di una serie semplice come una fetta di pane e consolatoria come una torre di pancakes con fiumi di sciroppo d'acero. This is Us è la serie-coccola per eccellenza, quella che vi abbraccia come una copertina di flanella, che vi sussurra nell'orecchio "Non ti preoccupare, andrà tutto bene", che vi consola e vi restituisce un po' di fiducia sulle sorti di questo sporco mondo che sembra popolato solo da piccoli volpini incazzati e da multietniche Regina George. This is Us è l'affinamento dell'arte della civetta coccolosa, una serie tenera come un marshmallow ma che, stranamente, non vi farà vomitare arcobaleni. La serie racconta la vita della famiglia Pearson, composta dai genitori, Rebecca e Jack, e dai tre figli, Kate, Kevin e Randall, e che si sviluppa su due archi temporali, quello della giovinezza dei coniugi (ed infanzia dei ragazzi) ed il presente delle vite adulte dei tre figli. Punto. Non c'è nient'altro da aggiungere. I Pearson infatti non sono una famiglia multimilionaria che vive ad Orange County o che frequenta i country club, non hanno superpoteri e non hanno il brutto vizio di esternare in modo plateale i loro drammi esistenziali in una fedele imitazione della rabbia di Paperino. I Pearson non si pugnalano alle spalle creando complicate trame di tradimenti e riappacificazioni, non si scambiano i fidanzati come fossero figurine e non hanno lavori di vitale importanza o di grande interesse. Infine, This is Us non è una sitcom né un teen drama.
Ma quindi, togliendo tutto questo, che cos'è This is Us? Una gran noia, apparentemente. E invece no. E' una serie che parla di famiglia, di amore e di crescita e lo fa in modo semplice, poco pretenzioso, senza trame cervellotiche, ma sfruttando la parte virtuosa del nostro muscoletto sottotoracico. This is Us mette fine alla fame di scandalo, al gusto per il sordido a cui ci hanno abituato molte serie e riporta la quotidianità al centro della narrazione. This is Us è infatti una serie che vuole emozionare con una storia familiare fatta di rispetto reciproco, di grandi amori, di strade percorse insieme, di sacrifici, di errori commessi e di ammende, dei dubbi, dei riscatti personali e delle difficoltà tipiche della vita, ma senza che queste vengano ingigantite, distorte o stereotipate. La serie sembra voler premere sul tasto dell'ottimismo, presentandoci personaggi indiscutibilmente buoni, senza però essere perfetti. Tutti i protagonisti vivono dei drammi personali, spesso conseguenza di esperienze del passato, che affrontano in modo intenso ma discreto: Kate e la sua obesità, Randall e il rapporto con il padre biologico, Kevin e la sua carriera insoddisfacente, Rebecca ed i suoi sogni di cantante, Jack e il suo scomodo rapporto con il padre. Lo sviluppo di queste crisi portano i personaggi ad affrontarle, sopravvivervi, imparare da essa e, soprattutto, rinunciare alla solitudine.
Oh yes, miei cari steli: Milo Ventimiglia è Jack. Gioite, fan
di Gilmore Girls
I Pearson infatti si aiutano a vicenda, si sostengono, si raccolgono quando cadono, si donano con tutto loro stessi, nel loro squisito modo imperfetto. Come dicevo, è una serie sull'amore: l'amore romantico, qui esploso in una miriade di coriandoli a forma di cuore (con buona pace degli allergici al rosa), ma anche l'amore fraterno, che non è un amore facile, è un amore fatto di compromessi, di accettazione e di tanto, tanto perdono. E' l'amore verso se stessi, faticosamente costruito, anche con l'aiuto degli altri, è il volersi bene nella propria imperfezione e scoprirsi amati proprio per i nostri difetti. Si tratta quindi di una serie buona senza buonismi, dolce senza essere stucchevole, morbida come un maglione di cachemire senza essere troppo finta. Dico "troppo" perché sfortunatamente, a tratti la finzione emerge, soprattutto quando compaiono i personaggi maschili, che sono spesso fin troppo perfetti per essere davvero reali, anche con i loro difetti. Jack è sicuramente l'apoteosi di questa idealizzazione del maschile, diventando un vero e proprio principe azzurro paziente, tollerante, innamoratissimo, senza macchie, ostinatamente determinato a diventare l'opposto del padre. Ma in fondo, e qui parlo da portatrice di doppio cromosoma X, a noi ci piace proprio così. Da' un tocco utopistico che regala calore. Stona, certo, ma stona come la Nutella nella dieta. Alla fine, l'obiettivo della serie, come ha detto il suo ideatore, non è quella di essere rivoluzionaria o imperdibile, ma di far star bene le persone che la guardano, riempirle di amore e di fiducia nei confronti del futuro attraverso l'identificazione con personaggi normali che vivono vite normali ma che, come dice il dottor K. nella prima puntata, sono capaci di prendere il limone più acido che la vita ha da offrire e trasformarlo in qualcosa che assomiglia ad una limonata.
Duille


0 commenti:

Visite

Powered by Blogger.

Post by mail!

Lettori fissi

Archivio blog