lunedì 19 giugno 2017

Atmosfere

Dico sempre che quello che accade nei film sia una enorme forzatura della realtà. Meravigliosa, naturalmente, ma pur sempre una forzatura. Quegli incontri improbabili, quelle pose plastiche, quelle bellezze eteree che si perdono nei loro profondi pensieri dentro un bar, con la luce giusta che illumina perfettamente il loro lato migliore rendendole fantastiche madonne da incorniciare. Tutte balle. Splendide, inverosimili balle. Tanto impensabili nel mondo reale quanto desiderabili.
Eppure eccomi qui, in una specie di momento di metacoscienza, a guardarmi perplessa mentre, raggomitolata sul divano, e abbracciata alla mia copia dei Fratelli Karamazov così come Bridget Jones abbracciava il gelato, mi perdo per l'ennesima volta nel classico degli anni '90 "C'è posta per te". Una perfetta posa da film, anche se contornata dalla più cruda realtà, fatta di capelli arruffati, abiti più larghi di una taglia e da un brutto attacco di estate che mi rende lucida come un culturista prima della competizione. La cosa però non cambia il fatto che tutto diventi particolarmente bello quando guardo C'è posta per te. E' sempre così: mi scaldo come una borsa dell'acqua, mi ammorbidisco come se fossi stata messa dentro un barattolo di Coccolino alla lavanda, mi sento felice, anche se c'è un'umidità tale da far sudare anche il televisore. C'è posta per te è un gran bel film, ma non per i motivi che molti di voi potrebbero attribuire al mio doppio cromosoma X. Si tratta infatti di un film abbastanza semplice dal punto di vista della trama, con una storia d'amore poco originale e a tratti improbabile (ti potresti mai innamorare della persona che ha fatto fallire il negozio che hai ereditato dalla compianta mamma morta?), una Meg Ryan un po' troppo legnosa e scelte di sceneggiatura a volte un po' frettolose, probabilmente invocate in nome della magia Hollywoodiana e delle sue jazz fingers, che tutto possono. Quello che io amo di questo film, invece, sono le atmosfere. La New York dai palazzi di mattoni bianchi incorniciati da scale massicce e portoncini in ferro battuto. I caffè raccolti e romantici, dove andare a bersi un caffè in tazza grande e leggere un libro. I parchi sempre raggianti, anche in pieno inverno, e i mercati di quartiere in cui sentire lo spirito della comunità. Il tutto, naturalmente, senza che neanche un foglietto di carta, una cicca di sigaretta o, peggio, una cacca di cane fumante, magari appena scodellata dal barboncino di turno, vengano a turbare l'idillio visivo in cui siamo immersi. Una grande, meravigliosa finzione che è un po' un asso piglia tutto, un poutpourri di opposti che stranamente non stonano e che sembra capace nell'impossibile impresa di mostrare anche i demoniaci franchising che uccidono i piccoli imprenditori come altri pittoreschi angoli di paradiso che completano quella tavolozza di colori cittadina dalle tinte pastello. Ma non importa, ci concediamo la sospensione della realtà in cambio di un po' di emozione. Facciamo un atto di fede a tempo determinato. Giusto il tempo di girare l'angolo e arrivare a quella vetrina piena di promesse e a quell'insegna verde dalla grafica da Paese delle Meraviglie: "The Shop around the corner".
Casa. Quella libreria di legno scuro, dal pavimento a scacchi marroni, con dipinti sopra le pareti, i fiori freschi sul bancone, le luci di Natale sparse un po' ovunque. Quella vetrina che tiene il tempo delle stagioni, la porta a vetri con il campanello, i libri che sembrano ridere dagli scaffali. Questo è il grande regalo che ci rimarrà per sempre dentro e che mi porta continuamente a tornare a far visita a questo film. Le atmosfere sono tutto, è il ricordo che si annoda come un fazzoletto al cuore. Ed in C'è Posta per te è fatto soprattutto di pagine, di copertine, di illustrazioni. E' fatto di libri. Libri alle cene, libri con rose tra le pagine per riconoscersi, libri con cui incantare i bambini, libri su cui piangere per la fine di un sogno, libri che guardano i protagonisti mentre si scrivono mail. Io amo l'amore di Kathleen per i libri, la sua malinconia nel doverli lasciare andare, il ritornarvici, anche solo per un secondo, anche se costretta ad entrare nella libreria del nemico. L'amore per i libri che è qualcosa di più che semplice passione: è identità, è pura esistenza, l'idea di appartenere a qualcosa così profondamente che non si può lasciarla andare. L'amore per i libri è la vera fibra costitutiva del film, è l'atmosfera che l'impregna in ogni fotogramma, in modo sottile ma onnipresente. La potremmo definire un'atmosfera letteraria, che circonda tutto come un buon profumo di biscotti appena sfornati e che finisce coll'insinuarsi anche nella narrazione. I protagonisti, infatti, si raccontano come in un romanzo a puntate, costruiscono biografie romantiche l'uno dell'altro, si donano attraverso una tastiera e trasformano la quotidianità in qualcosa di eccezionale. E ditemi, non è questo che fanno i libri in fondo? Trovare farfalle in metropolitana?  Per me la risposta è già data da quell'abbraccio raggomitolato sul divano da cui tutto è iniziato. Sì, è proprio questo che fanno i libri.
Duille


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