venerdì 21 febbraio 2014

Un lungo cammino verso la libertà



Sono passati quasi tre mesi dalla morte di Nelson Mandela. Tutto il mondo lo ha pianto e lo ha ricordato con affetto e ammirazione. Il giorno della sua dipartita però, mi sono chiesta quante persone conoscessero davvero la sua storia, quanti potevano piangerlo delle vere lacrime della commozione. Io no di certo. Ho sempre ammirato Mandela, ma senza sapere davvero perché. Sapevo che aveva combattuto contro l’apartheid, che aveva sofferto anni in carcere per i suoi ideali, e che non aveva mai perso la speranza. Ma cosa avesse esattamente fatto, mi era del tutto oscuro. Per questo ho deciso di commemorarlo a modo mio, non piangendo un’immagine vuota di significato, ma ascoltando la sua storia, direttamente dalla sua mano. Ci ho messo due mesi, però settimana scorsa ho finito di leggere la sua autobiografia “Lungo cammino verso la libertà”, ed ho capito due cose: primo, che Mr. Mandela era anche un ottimo scrittore e, secondo, che il suo cammino verso l’ideale di cui si è fatto portavoce non è nato con lui, ma è cresciuto come un seme. La sua è stata davvero una vita difficile, di sacrifici non solo fisici, ma anche e soprattutto emotivi. Ha rinunciato alla sua famiglia, ai suoi figli e al suo impiego per inseguire un sogno che, all’epoca, sembrava quasi un’utopia. E tutto questo dopo un lunghissimo lavoro su di sé. Mandela infatti, contrariamente a quanto si possa pensare, era destinato ad un ruolo di un certo rilievo nella comunità xhosa di cui faceva parte. Era destinato a diventare consigliere del re, per diritto di nascita. Mandela partiva da una visione del mondo ristretta, provinciale e ancora molto incentrata sulla piccola comunità in cui viveva. Ha dovuto smontare impalcature culturali che la sua stessa educazione aveva eretto, un’educazione fatta dai bianchi per la supremazia dei bianchi. Leggendo questo libro, ho capito che i più grandi pregi di Mandela sono stati la sua curiosità, la sua apertura mentale e la sua grande capacità di mettersi costantemente in discussione. In una parola, Nelson Mandela ha appreso la più grande lezione del suo popolo: l’ascolto. E’ stata questa capacità a permettergli di non dare mai nulla per scontato, di circondarsi di persone illuminate che ne hanno guidato la strada nei primi passi della sua giovane vita politica e di reinventarsi completamente giorno dopo giorno, prendendo anche decisioni difficili, pur di raggiungere l’unico grande scopo della sua vita: la libertà di tutto il popolo sudafricano. Mandela mi ha insegnato che eroi non si nasce, ma si diventa. E per diventare eroi il primo passo è essere umani fino in fondo, avere fiducia e non perdere mai la speranza. Seguire l’obiettivo senza perdere la flessibilità. Perché la libertà è un diritto, non un’ideologia. E allora grazie Rohlilala, il tuo insegnamento non andrà perduto. E grazie a tutti quei nomi che ai più resteranno sconosciuti, ma che hanno fatto con te la storia di questo grande paese, mostrandoci che, a volte, le utopie restano tali solo se non ci si crede abbastanza.

"Ho dedicato la vita intera alla lotta del popolo africano.
Mi sono battuto contro il predominio dei bianchi,
così come mi sono battuto contro il predominio dei neri.
Ho perseguito l'ideale di una società libera e democratica,
in cui tutti vivano insieme in armonia e con pari opportunità.
E' un ideale per il quale spero di continuare a vivere, fino a conseguirlo.
Ma per il quale, se necessario, sono disposto a morire."


"Ho capito che il coraggio non è la mancanza di paura,
ma la capacità di vincerla"

(Nelson Mandela)  



0 commenti:

Visite

Powered by Blogger.

Post by mail!

Lettori fissi

Archivio blog