giovedì 1 maggio 2014

Due parole per un mondo intero: l'ansia sociale

Immaginate la vostra più grande paura. Ma non una paura qualsiasi, deve essere LA paura. Quella paura che vi fa crollare, che vi fa scoppiare il cuore in un treno di battiti senza fine, che vi mozza il fiato e vi da' la sensazione che, se non fuggirete subito, impazzirete di dolore. Quella paura che vi terrorizza al solo pensiero. Immaginatela, dunque, lasciate che si materializzi davanti a voi, con gli occhi iniettati di sangue, il ghigno di scherno e i contorni sfumati, che sembrano arrivare, tentacolari, fino alla vostra anima, solo per potervi minacciare di strapparvela via. Guardatela negli occhi, lasciatevi invadere completamente da quel panico di acciaio che porta sempre con sè, nella sua vecchia valigia consumata. Ed ora, trasferite questa emozione carica di morte ad una festa, ad un incontro con una persona nuova, allo sguardo penetrante di qualcuno che vuole conoscervi. Immaginate che quell'essere dai confini sfumati vi sussurri all'orecchio ogni volta che siete in compagnia, ogni volta che vi guardano, vi parlano, ogni volta che volete comunicare, spiccare o semplicemente essere nel momento, nel modo più spontaneo esistente. Ecco, se riuscite ad immaginare tutto questo, se riuscite a sentire le viscere che si attorcigliano tra le dita di quell'essere, allora state sentendo la mia ansia sociale. Ho aspettato tanto a parlarne, ma è il vero motivo per cui ho creato questo blog: parlare di una realtà non conosciuta a molti, eppure più diffusa di quanto non si possa pensare. Solo che difficilmente chi ne soffre ne parla, perchè si vergogna di se stesso più di quanto dovrebbe o vorrebbe. Si rimane così in una gabbia di solitudine che pietrifica, scarnifica la speranza, riducendola ad osso nostalgico e precipitando in una disperazione senza volto, senza nome e senza fondo. Eppure, parlarne è la cosa migliore che si possa fare, anche se fa una paura dannata, anche se si corre il rischio di non essere capiti. Perché la parola spezza il silenzio, ci mostra per quello che siamo e, in mezzo a tutte quelle vite, incontrerà l'essere umano che potrà capire davvero o che vorrà provarci. E quindi, parliamone.

Cos'è l'ansia sociale? 

E' uno stato di ansia che si manifesta di fronte a tutte le situazioni sociali, soprattutto quelle prestazionali. La paura principale è quella di fare brutta figura, di essere giudicati negativamente e di essere derisi e rifiutati dalle altre persone.
Come molti disturbi, è estremamente difficile parlarne diffusamente senza scrivere papiri, quindi ho deciso di analizzarne le componenti separatamente, in modo da dare a ciascuna il giusto spazio, e il giusto rispetto. 

Porterò la mia testimonianza, in quanto membro dell'Ansia sociale club. Io soffro di ansia sociale da quando ho circa 12 anni, quindi da 14 anni circa. La mia vita è stata completamente e totalmente gestita dall'ansia, che mi ha impedito di fare tantissime cose, e di avere la vita che avrei voluto, le amicizie che avrei desiderato e mi ha tolto la possibilità di sapere cosa sia l'amore. Non posso dire di essere un caso grave, ma sicuramente sono abbastanza incasinata da rendermi difficile vivere. Per me ogni giorno è una battaglia contro me stessa, tra quello che vorrei e quello che mi permetto. E, vi assicuro, mi permetto molto poco. Ogni giorno mi alzo, ed entro in guerra. E' faticoso scegliere gli abiti, comprare un biglietto del treno, parlare con un impiegato, fare una telefonata o frequentare le persone che non conosco. Mi corazzo moltissimo, nella speranza di riuscire a difendermi dal mondo che, comunque, riesce a penetrarmi, pungente come un soffio di vento invernale, gelandomi il cuore e attivando la mia parte malefica, che mi denigra e mi giudica. Sono così occupata a capire dove appoggiare i piedi, che mi perdo tutto il resto. Perché, in realtà, il problema non è mai stato il mondo, ma il mio essere divisa, in costante oscillazione, come una funambola in mezzo alla tempesta. Spreco tante di quelle energie a difendermi dagli altri e da me stessa, che alla fine di una giornata sono stremata, distrutta e tremendamente sconfortata. Perché è tutto così difficile? Come faccio a fidarmi degli altri se non mi fido neanche di me stessa? Per quale motivo gli altri non mi dovrebbero ferire se la prima giudice inquisitoria sono io? E allora, ad un certo punto, semplicemente, ho smesso di sperare. Non so quando sia stato, ma ho capito che nulla sarebbe più cambiato, che non avrei mai avuto una vita normale, che sarei stata sola per sempre, ingoiata da quel mostro dagli occhi iniettati di sangue.

Niente di più sbagliato. 

Quando dicono che la speranza è l'ultima a morire, è decisamente vero! Magari sembra scomparsa, nascosta sotto chili e chili di foglie secche, accanto all'albero della vita che appassisce lentamente. Ma l'albero della tua vita non muore, perchè la speranza è lì, ad alimentarlo, nonostante tu non lo veda. Ed è stato così che, grazie all'incontro con un'amica davvero speciale, e ad una terapeuta eccezionale, la fiammella della speranza si è riaccesa, e ha cominciato a bruciare di linfa verde, alimentando il mio albero. Da allora sono passati 5 anni, ed io sono nel pieno della mia fioritura. Una fioritura difficile, naturalmente: ogni fiore sboccia perchè bagnato da lacrime di dolore e di paura, e sostenuta da denti stretti per prendere coraggio. Ma, per quanto doloroso, faticoso, spaventoso, il mio albero sta fiorendo, ed è bello, bellissimo. E' così bello da farmi piangere di gioia ogni volta che lo guardo. Ogni fogliolina che timidamente nasce, ogni ramo che mostra orgoglioso la sua corteccia, ogni fiore dai colori pallidi che si apre al sole, mi ricorda che questo dolore non è sterile, ma pieno di linfa vitale, e che combatto per essere ciò che sono, liberamente, serenamente. E per sempre. 
Per coloro che, come me, soffrono di questo disturbo, voglio dire che ci si può salvare, che non è mai finita finché non è finita. Se ce la posso fare io, ce la può fare chiunque. Ma per combattere bisogna sapere contro cosa si combatte, e questo è il motivo per cui voglio condividere con voi la mia esperienza. Iniziamo a conoscere il nostro nemico, per poterlo combattere davvero. 



Duille


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