giovedì 22 maggio 2014

Puzza di capro

Giusto o sbagliato. E' estremamente difficile definire quale sia il confine tra queste due parole perchè nel mezzo ci sono tante di quelle sfumature di grigio da rendere arduo, se non impossibile, definire cosa sia giusto e cosa non lo sia. Ma un'ansiosa sociale riesce nell'impossibile, è una sorta di wonder woman in negativo, ed è in grado di stabilire esattamente queste due coordinate, semplificandole in un dettame iscritto a fuoco sulla pelle: tutto quello che fai è sbagliato. Se una parola fuori posto è detta dagli altri, è un simpatico errore, un'inezia che li rende ancora più piacevoli e umani. Ma se la stessa parola fuori posto esce dalle tue labbra....SCIAGURA!!!


La tua parte vendicativa e imbruttita dalla vita (che nel mio immaginario potrebbe facilmente essere un procione a cui hanno pestato la coda), quella parte ti rinfaccerà la cosa per sempre, mostrandoti tutta la tavolozza di umiliazione a cui sei andata incontro e inscenando coloriti cortometraggi circa il futuro di solitudine a cui sei destinata, solo per aver detto quella parola fuori posto, proprio in quel momento, che si da il caso non essere un momento qualsiasi, ma IL momento, quello che determinerà la tua futura vita sociale, ormai irrimediabilmente rovinata. E lo sai benissimo che questa zappa sui piedi che ti sei tirata ti porterà a diventare una vecchia zitella circondata da gatti e senza uno straccio di uomo. Lo so, è un po' melodrammatico, il procione! Insomma, la situazione non è rosea: senti, anzi no, SAI, che gli altri hanno il tempo giusto, i modi giusti, conoscono le parole giuste, sono brillanti nel modo giusto, mentre tu sei una specie di lumaca bitorzoluta che indossa un costume di carnevale a forma di persona e comprato al discount durante i saldi. Chiamatela come volete: insicurezza, magari bassa autostima... io la chiamo servizio militare a vita! Non sfugge niente al grande occhio procionoso, il giusto sarà sempre fuori di te, mentre lo sbagliato avrà la tua faccia (di lumaca) quando si guarda allo specchio. Tenterai di carpire il segreto di questa perfezione altrui, cercherai di imitarli, ma sarai solo una macchietta mal riuscita di quello che fanno gli altri.

Non sarai mai giusta.

E questo perchè ci illudiamo di poter semplificare il giusto e lo sbagliato fino agli estremi, tagliandoli con l'accetta, così che tutto sia facile, controllato, chiaro, anche se fa soffrire e appare definitivo. Forse, in realtà, sbagliamo solo nel definire chirurgicamente cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, forse sbagliamo nel trovargli una faccia, forse una parte di noi si sente un po' Benjamin, capro espiatorio del mondo, suo malgrado, ma, in fondo, un po' per scelta. Il giusto e lo sbagliato non potranno mai essere concetti universali, ma solo minuscoli particolari da analizzare al microscopio. E anche così non saremo mai certi di poter affermare che quanto vediamo, sentiamo o facciamo, sia stato giusto o meno. Ma nel perderci in questi concetti, manchiamo il punto: in fondo, il problema è che finchè non ci togliamo l'abito da capro, finchè sentiamo la puzza di colpevolezza dentro di noi (che, per inciso, odora di gorgonzola), finchè non capiremo che non siamo esseri imperfetti in un mondo di persone che hanno capito tutto della vita, non riusciremo mai ad uscire da questo labirinto di porte fatte di giusti e sbagliati. E sapete cosa dobbiamo fare per rompere il meccanismo? Volerci, per una volta, un pochino di bene. E tirare un calcio al posteriore di quel dannato procione!

Duille




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