sabato 7 giugno 2014

Si può rinunciare alla rinuncia?

Oggi volevo parlarvi della rinuncia, altro grande totem dell'ansia sociale. Però mi risulterà difficile farlo in modo chiaro e leggero come al solito, perché sono un tantinello incazzata! Recentemente mi è successa una cosa molto bella che però mi ha mandata talmente in crisi da costringermi a rinunciarvi, con tutto il pachidermico strascico di rimpianti e rimuginii che la cosa comporta. Ho pensato che, proprio in virtù di questa ennesima rinuncia personale, fosse il momento giusto per condividere questo nuovo tassello del puzzle, ma è praticamente impossibile senza che mi salga un'ira da bollitore che sta per esplodere! Insomma, dopo 5 anni di terapia sono ancora qui a scrivere di rinunce personali, di un ennesimo "postponi" alla mia vita. 
MA CHE CAVOLO! 
Ma perchè devo sempre rinunciare a tutto? Perché noi ansiose dobbiamo essere piagate da questa dipendenza dalla rinuncia? Rinunciamo a prendere un libro in biblioteca, a fare una telefonata, a dire una cosa spontaneamente, ad entrare in un negozio, a parlare con il ragazzo che ci piace. E il tutto è condito da una marea di patetiche e plasticose scuse che ci facciamo andare bene perchè non abbiamo neanche la decenza di inventarcene una buona, di scusa, se proprio non ce la sentiamo di dirci la verità. Che poi, la verità la sappiamo perfettamente, ci ostiniamo a nasconderci dietro ad un dito, ma chi vogliamo prendere in giro? Lo sappiamo che è quel maledetto mostriciattolo fifone che ci congela sull'uscio, ci blocca le parole in gola e ci rende tappezzeria di fronte alle persone. 
Ma facciamo comunque finta che ci sia una valida motivazione per non essere spontanee, in virtù della prudenza, del rispetto per l'altro, dello scarso tempo, o di qualsiasi altra cosa che ci venga in mente, anche se è la solita zuppa riscaldata. Queste scuse sono come quelle tristi gallette di riso soffiato che sembrano fatte di polistirolo e che mangiano solo le donne perennemente a dieta. Sono finte, come queste stitiche scuse che tappano malamente il disagio ed il dolore per aver rinunciato per l'ennesima volta. Perché, comunque, al dolore non si scappa! 

Alla rinuncia segue sempre il RIMPIANTO, altra grande amica delle ansiose come la sottoscritta. E più è importante la cosa a cui hai rinunciato, più la rimpiangerai dopo. Da qui, la mia incazzatura di stasera. Non rimpiangiamo solo ciò che abbiamo perduto, ma anche tutte quelle cose a cui abbiamo rinunciato prima di lei. Le vediamo sfilare come tante modelle lungo il red carpet del nostro fallimento, avvilendoci sempre di più e spaventandoci all'idea che la fila aumenterà, fino a quando non basterà il nostro triliardo di neuroni per ricordarle tutte. Ci guardiamo indietro, e vediamo tutte le occasioni perse, il tempo buttato dietro a paure che ci hanno impedito di vivere, e, guardando avanti, vediamo esattamente la stessa cosa. Siamo bloccate in un eterno presente, come le mosche giurassiche rimaste invischiate nell'ambra.
E, mentre prendiamo atto della nostra condizione di dolore (come se fosse la prima volta), arriva la stoccata finale: IL RIMPROVERO
Guardiamo tutte quelle belle occasioni sprecate, il procione si sveglia dal suo letargo alla Verdun ("è la clessidra della sua faccia, quel sorriso. Pian piano si restringe, gli angoli della bocca si avvicinano e quando le labbra rosa saranno solo un pugno serrato, il trombettiere suonerà la sveglia delle truppe riposate") e ci rimprovera per la nostra inettitudine: "dov'è la tua spina dorsale? L'hai lasciata nel cassetto delle calze? E un po' di autostima, santo cielo! Davvero era così impossibile andare in biblioteca a prendere il libro che ti piaceva tanto? (Ci terrei a precisare che è la stessa mente che poi te la fa fare addosso quando ti sfiora anche solo l'idea di andare in biblioteca). Guarda, fai prima a fare le carte per diventare monaca di clausura! Ah, giusto, neanche quello sapresti fare!" E a questo punto passa ad analizzare nel dettaglio la tua ultima rinuncia.

Quindi, per ricapitolare, nell'ansia sociale vige la regola delle 3 R: 

1) RINUNCIA
  2) RIMPIANTO
     3) RIMPROVERO

Nostre care compagne di viaggio in ogni momento della giornata e spesso anche della notte, come il procione incazzato, ci ricordano sempre quanto sia complicato essere noi, e come ogni piccolo successo debba essere assaporato proprio perchè sarà l'eccezione che conferma la regola. 
Ma non voglio essere del tutto disfattista, voglio anche darvi un po' di speranza: con il tempo, e tanta tanta (l'ho già detta tanta?) tanta terapia, riusciremo a ridurre quella fila di sfighe che ci autoinfliggiamo, e faremo cose che non avremmo mai creduto possibile fare, senza rinunciarvi, ma dovremo anche affrontare nuove sfide, più difficili, più complicate e più impegnative, che ci manderanno in crisi e ci porteranno a rinunciare. Però esiste sempre il rovescio della medaglia, e se c'è una cosa che non ci manca è la perseveranza e la capacità di vedere il lato positivo anche nei momenti bui. Anche quando ci staremo prendendo a randellate sui denti, da brave masochiste, ricordiamo che passerà, che ne usciremo più forti e che, alla fine, ce la faremo anche noi!



Duille


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