sabato 29 novembre 2014

La copia di mille riassunti

Sembra che nel mondo di oggi ciò che conta maggiormente sia la confezione, più che il contenuto. Ogni prodotto è contornato da pubblicità oniriche, pacchetti dalle tinte sfumate o sponsor dallo sguardo lascivo. Anche i libri sono scelti per la loro copertina, che deve incuriosire, stregare, ammaliare, anche se poi il contenuto c'entra poco o nulla. Ma alla fine, guardando bene, in queste costosissime, studiatissime confezioni, si trova subito l'inganno, scritto in microscopiche letterine relegate nell'angolo più sfigato del pacchetto, in quella piega che noti solo quando ti accingi ad aprire il dolce che ha fatto diventare iperattive le tue papille gustative, improvvisatesi per l'occasione accidentali killer che ti annegano a furia di salivare.
"L'immagine è prodotta ai soli fini promozionali", recita quella piccola Cassandra ignorata da tutti. Ed infatti, aperto il pacchetto delle meraviglie, troviamo la più sfigata, insipida e depressa merendina che tu possa incontrare in un triste giorno d'inverno. La clochard delle merendine, il cane abbandonato dei dolcetti industriali, invitante quanto un intero piatto di cavoletti di bruxelles su letto di lumache. Eppure la confezione era così promettente, così ben fatta, così apparentemente costosa e raffinata! E la pubblicità, così romantica, con quelle note di casa e quelle ambientazioni rustiche! E sapete qual'è la cosa più assurda? Nonostante questo incontro decisamente sotto le nostre aspettative, nonostante i soldi spesi inutilmente per un prodotto di infinita bruttura, la prossima volta che ci troveremo di fronte allo stand dei dolci, ricadremo nello stesso errore. Ancora una volta, la confezione vincerà sul contenuto, a cui non daremo neanche una sbirciatina. Cassandra, la regina delle verità non filate da nessuno, subirà di nuovo l'onta di essere il gufo di turno, portatore di infauste notizie che nessuno vuole sentire, forse proprio perchè sono vere. Ma perché parlarvi di merendine e pacchetti plasticosi? Beh, credo sia interessante notare come il modo in cui compriamo rifletta molto la maniera in cui guardiamo il mondo. E dato che l'80% della popolazione italiana compra in base all'apparenza, ai bei visini sulle pubblicità e ai colori delle confezioni, direi che possiamo affermare, senza rischiare grossi ustioni mettendoci le mani sul fuoco, che la nostra società giudichi le persone esattamente allo stesso modo. La confezione vince sul contenuto, anche se dentro il pacchetto non c'è assolutamente niente. Ed ognuno di noi lo sa bene, perché passiamo le nostre giornate affannandoci alla ricerca della giusta confezione che ci renda interessanti, gradevoli, eleganti, belli ma professionali, insomma, per usare un termine non proprio elegante, appetibili. Non importa come, ma da fuori dovremo risultare dei vincenti, anche se dentro ci sentiamo dei falliti o se siamo pieni di problemi irrisolvibili con la mamma, gli amici e pure con il cane. Trucco perfetto anche quando andiamo in piscina, a costo di cazzuolare il tutto con un colpo di cemento, tacco dodici anche in alta montagna, giacchetta all'ultima moda anche se siamo in Groenlandia. E fosse solo questo il problema!
C'è un secondo aspetto di questo mascheramento consapevole che ci rende ancora più oscuri, ancora più simili a quella confezione di plastica che tanto ci ha attirati quando abbiamo fatto l'acquisto. Insieme a vestiti, trucco e scarpe perfette, indossiamo anche la maschera perfetta, che ci renda barbie dal sorriso smagliante e non incrinabile, anche se schiacciati da manine troppo entusiaste, e Action men dai muscoli mentali tonici e vigorosi. L'obiettivo è apparire brillanti, intelligenti, sempre sul pezzo. La nostra maschera deve essere versatile, incastrarsi alla perfezione in ogni scenario, non stridere mai né stonare di fronte al cambio dello sfondo. Una maschera che non deve dire nulla di noi, pur dando agli altri l'impressione di essere perfettamente trasparenti. Ma si sa, le maschere sono maschere e possono dire ben poco di noi. Sono bidimensionali, sono statiche, non mutano mai espressione, proprio come quella delle barbie sempre sorridenti, anche se scendono le lacrime.Perché chi vuole perdere tempo con una persona fragile? Questa è una società che schifa le emozioni, aborre il dolore, tranne in televisione. Vuoi piangere? Vai da Barbara D'Urso a raccontare la tua tragica storia, perché qui, nel mondo reale, tutti stanno peggio di te e sono comunque dei vincenti. Capite che, da questa premessa, aprire le porte al rubinetto emozionale ha solo una possibile conseguenza: il balcone o il ponte più vicino. E quindi, teniamo saldamente la maschera, anche se dietro anneghiamo nelle nostre lacrime. Usiamo la maschera per proteggerci, per non mostrare le nostre debolezze, per non sentirci sbattere la porta in faccia, ma a scapito dell'autenticità.
Ed è così che ci troviamo accompagnati da lupi travestiti da agnelli, tanto interessanti perché, dietro quelle miti pecorelle, si cela un guizzo d'occhio lupesco che li rende incredibilmente affascinanti, irresistibili. E quando li smascheriamo, quei lupi in finta lana merino e dal belato preregistrato, ci chiediamo come mai tutto il gregge continui a seguirli, come mai, anche di fronte a quei belati che sanno di ululato, loro siano comunque più interessanti di noi, che ci ostiniamo ad indossare una maschera di pecora su un viso da pecora. Stiamo sbagliando tutto? Davvero l'apparenza conta più dell'autenticità? Davvero una confezione perfetta è più appetibile del tortino fatto in casa, anche se un po' bruciacchiato? La plastica vince sulla carne? Apparentemente sì, dato che, in fondo, tutti cerchiamo la perfezione, anche se significa perdere diverse ore a fine serata per eliminare il catafalco di ciglia finte, extensions, trucco e cerone di fondotinta. Della serie che, quando andiamo a dormire, siamo altre persone. Ed in fondo, non stiamo ad ingioiellare e truccare fino all'inverosimile anche la nostra personalità? I lupi si travestono da agnelli e gli agnelli cercano, maldestramente, di diventare lupi con maschere di agnello solo per poter stare con i lupi travestiti da agnelli senza farsi mangiare. Il risultato è che la solitudine regna sovrana, tutti pensiamo di conoscere tutti ma alla fine dimentichiamo anche noi stessi. Siamo lupi o agnelli? E soprattutto, cosa vogliamo essere? Siamo disposti a perdere un po' di autenticità per un po' di successo? Perché ci sono vantaggi in questi travestimenti raffinati. Se riusciamo a mascherarci bene, siamo davvero in una botte di ferro! Successo assicurato, popolarità ad ogni grado scolastico e interesse da parte di ogni ambiente sociale e lavorativo. Sfileremo sul red carpet della vita, guardando quelli che ancora non sono stati in grado di fare il salto. Ma poi, osservando le foto di gruppo, vedremo tanti esseri con maschere di lupo e piedi di papera, agnello, cane, albero e ci accorgeremo che quelle persone non le conoscevamo affatto e che loro non conoscevano noi. E alla fine scopriremo che, in fondo, abbiamo perso così tanto tempo a levigarci per costruire quella maschera identica alle altre che ci siamo dimenticati di coltivare ciò che siamo. Siamo davvero solo la copia di mille riassunti, come dice Bersani. E poi, chi dice che si debba essere tutti lupi? Non possiamo essere il serraglio di fantastiche creature che popolano questo libro illustrato che è il mondo? All'apparenza sì, ma nessuno ci scommetterebbe un dannato penny su una affermazione come questa. Così, eccoci di nuovo qui, a diventare quelle confezioni vuote che attirano ma che non hanno sostanza. Riusciamo quasi a vedere, nell'incavo dell'ascella, la profetica frase di Cassandra: l'immagine è prodotta a soli fini promozionali. E allora che fare? Come dosare autenticità e confezione? Perché non possiamo certo essere falsi moralisti, viviamo tutti in una società che ci impone la maschera e tutti aspiriamo alla felicità. Ma se la felicità non può darcela né la maschera da lupo né l'assenza di maschera, come fare? Forse l'unica soluzione è proprio puntarlo, quel penny, su quella scommessa e cominciare a usare una maschera da agnello su un corpo da agnello e una maschera da lupo su un corpo da lupo. Bidimensionali sì, ma sempre fedeli a noi stessi. Così la sera, quando toglieremo vestiti e trucco, ci troveremo più belli di quando siamo usciti, perché saremo sempre noi, con o senza maschera.


Duille 


4 commenti:

  1. Essere o non essere? Questo è il problema. Emblematica domanda, la quale credo riassuma il tuo splendido post.Essere, Duille, essere. Ricordandoci che la perfezione non esiste, anzi, ben venga che sia così. E andando avanti fieri della nostra unicità. Imperfetta unicità. :)

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    1. Hai ragione! Sono d'accordo con te, cara Fior di Luna, essere è tutto quello che ci permette di essere unici, anche se è difficile, anche se a volte ci sembra la scelta fallimentare. E il tuo riassunto è perfetto! Non avrei saputo dirlo con parole migliori delle tue (ma io non ho il dono della sintesi, quindi ci vuole proprio una persona come te che arrivi al cuore della questione con poche parole!) Grazie di essere passata mia cara amica! <3

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  2. è il male di questa società l'apparire, e pensa quanta fatica indossare quelle maschere sempre. Indossarle con la paura che se le togli tutti quelli che ti conoscono ( e che in verità conoscono la tua maschera ma non tu che ci stai sotto) se la battano a gambe. Oppure che caschi il palco e capiscano come sei veramente...buono, brutto, antipatico, conta balle o qualsiasi altra cosa . Pensa che vitaccia !
    Forse è per questo che sono tuti stressati. nervosi , esauriti ! Uno non può mica fingere sempre no????

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    1. Hai ragionissimo! Siamo tutti spaventati dall'essere smascherati, perché sembra che il mondo non sia disposto ad accettare le differenze, solo le confezioni ben studiate e perfette. Non so se questa paura che abbiamo tutti sia motivata o meno. Forse, togliendo la maschera, scopriremo che le persone ci rispetteranno ugualmente o di più proprio per le nostre debolezze, perché, in fondo, siamo tutti un po' fragili, anche se non lo ammettiamo. O forse non vorranno avere a che fare con noi perché diventerebbe troppo faticoso avere a che fare con un lago invece che con una pozzanghera. Ma più probabilmente non vogliamo correre il rischio di essere feriti, ecco tutto. Grazie per la stupenda riflessione! Mi ha dato molto da riflettere! :)

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