sabato 22 novembre 2014

Una lettera mai scritta ed una mai letta

Internet è un mondo in cui i sogni possono trovare uno spazio in cui parlare, una piccola scatola in cui essere conservati per chiunque vorrà aprirla e scoprirvi il meraviglioso contenuto. A volte è il caso che ci conduce verso quei contenitori, come se avessimo preso una deviazione dalla strada principale.
A volte sono facce amiche che ci indicano quel piccolo vicolo incastrato tra due case, fatto di ciottoli schiacciati dal peso dei palazzi che si richiudono a guscio su di lui. Io sono entrata in questo secondo modo in quella via e vi ho trovato un vecchio che raccontava una storia a chiunque volesse fermarsi ad ascoltarla. Questo vecchio raccontava di quando, da giovane professore, chiese alla sua classe di scrivere una lettera al loro sé, 20 anni nel futuro, promettendo inoltre di recapitarne una copia a ciascuno di loro esattamente 20 anni dopo quella stesura. Quel giovane insegnante, diventato un vecchio dagli occhi stanchi e i capelli bianchi, non dimenticò la promessa. 20 anni dopo inviò la copia di quel tema e lasciò che il passato si fondesse per un attimo con il presente, e che due voci, incapaci di udirsi, potessero per una volta parlarsi e ascoltarsi. Ascoltando questa storia, mi sono ritrovata a fantasticare su cosa avrei scritto se, da adolescente, mi fossi mandata una lettera. Sarebbe stata una lettera fatta di punti di domanda, richieste dolorose e speranze strappate che cercavano nel buio un filo che le cucisse. Un tema pieno di amarezza e di cinismo, la voce di una ragazza disillusa dalla vita e da se stessa, che non credeva più in niente se non nel dolore stesso. Quante parole dal suono stridente e duro vi sarebbero state incise sopra, con calligrafia delicata e sottile, come la lama di un coltello pregiato? Ma io non scrissi mai quella lettera e mai potrò leggerla. Eppure, mi sono chiesta, cosa avrei potuto rispondere a quella lettera mai nata, a quella me che non sono più ma che fa parte della mia memoria? Avrei potuto ricucire quelle speranze lacerate? Avrei potuto dare una luce benefica a quel mare in tempesta dai capelli mossi e la testa china? E mentre mi domandavo ciò, vedevo fluttuare intorno a me le risposte, intere frasi che galleggiavano davanti ai miei occhi, che giocavano a nascondino tra i miei capelli, che zampettavano da una parte all'altra delle mie mani. E così, ho deciso di scrivere una lettera alle me che verrà ed una lettera alla me che fu, dieci anni fa. La prima, rimarrà un segreto custodito in una fragile bustina di carta, da dimenticare e rinvenire tra 10 anni. La seconda, invece, è un dono che dedico a me stessa e a tutti coloro che, come me, hanno sofferto ma sono guarite grazie al tempo e alla fatica, che sono gli unici veri fili che posso ricucire le speranze e dare nuova direzione alla vita. La dedico soprattutto a tutte le me del passato, a tutti voi che soffrite adesso come ho sofferto io. Lo dedico a tutte quelle persone che hanno l'ansia sociale, schiacciate da questo disturbo che, come un mantello nero, le avvolge e impedisce loro di splendere. E anche a tutti coloro che soffrono, anche se non necessariamente del mio stesso male. Quindi eccola, la mia lettera per te, ombra del passato.



Cara Duille,
ti scrivo dieci anni nel futuro, in un epoca in cui nulla è perfetto, ma tutto è perfettamente imperfetto. Ti scrivo dandoti un nome che non ti appartiene, perché nel tuo tempo, Duille non esiste ancora e non esisterà per molto. Duille è un essere nuovo anche per me. E' il mio presente e il nostro futuro, dato che è ancora futuro anche per me. Diciamo che è ciò che siamo davvero se non avessimo corpo e non avessimo paura. Siamo noi in potenza. D'altronde, anch'essa è solo un passaggio, un adesso in evoluzione, nella speranza che un giorno lei possa abitarci, camminare nelle nostre gambe e parlare attraverso la nostra bocca. Ma Duille esiste già, solo che non l'hai ancora nominata. La troverai nei tuoi occhi, nelle tue mani, nella tua meraviglia di fronte al mondo e in quei sogni ad occhi aperti che ti fanno abbandonare quel peso che porti nel cuore ogni giorno.
Duille è il nome di ciò che ti fa galleggiare ad un palmo da terra, che è molto più dell'amore, perché non dipende dagli altri, ma dipende solo da te. Duille è il tuo sogno di parlare, sono le tue labbra che si schiudono all'emozione, che trovano una parola per esprimere ciò che senti adesso. Anche quel sentire non ha ancora trovato un nome. Ma anche lui ce l'ha già. Si chiama Ansia sociale. Un nome piccolissimo, un nome che non fa paura. Eppure è il mostro più terribile che tu conosca. E' quel sasso nero con aculei e denti che ti rode dall'interno, che ti sgretola lentamente, che ti rende polvere. E' quell'urlo acuto che infrange il silenzio della notte. Ansia sociale. Una parola che non dice nulla dell'essere nero e senza forma che sussurra parole catramose tra i rami secchi di quel bosco stregato in cui credi di abitare. E' una parola tecnica, una parola inventata dagli specialisti e per questo, una parola completamente senza valore. Ma quando sentirai questa parola, per la prima volta, non sarai spaventata, né arrabbiata. Sarai sollevata. Saprai finalmente che non sei sola, che esistono persone come te, che esiste un nome a questo dolore, anche se è un nome vuoto. Però, il solo fatto che esista, questo nome, ti rende normale. E ti aggrapperai a quella manciata di simboli, a quello scheletro già parzialmente riempito di significati. Quella parola ti darà ordine, ti farà sentire capita, almeno da un foglio di carta. Tu, che sei sempre stata incompresa dal mondo fuori casa, troverai qualcosa che capisce esattamente quello che senti. Qualcosa da cui non ti dovrai nascondere con elaborate bugie, qualcosa che non giudicherà, ma anzi, ti indicherà ciò che già sai, ma che non avevi mai pronunciato. E sarà liberatorio. Un pezzetto di quel sasso nero si sgretolerà. La voce di quell'anima nera dentro la testa si incrinerà, solo per un attimo e sarà illuminato dal faro della conoscenza. La vedrai in tutta la sua piccolezza, una pulce nascosta sotto stracci neri. Ma non per questo sarà meno pericolosa. Solo, meno spaventosa. Ci vorrà tempo per migliorare e tanta strada davanti ai tuoi piedi, ma farai progressi.


Incontrerai persone che ti aiuteranno. Una terapeuta che ti saprà guidare e ti farà sbocciare fuori chiedendoti di guardarti dentro. All'inizio, non ti accorgerai di grosse differenze. Ma un giorno, semplicemente, ti vestirai esattamente come volevi. Non nel modo migliore per non essere notata. Non nel modo più adatto a renderti invisibile. Ti vestirai come sogni di vestirti adesso. Esploderà il colore, emergerà l'etnico e soprattutto, arriverà il celtico. Il tuo abito, gradualmente, ti rispecchierà sempre di più e rappresenterà sempre meno il tuo terrore. Sarà sempre meno armatura e sempre più biglietto da visita. E questo cambiamento sarà lo specchio di ciò che sta crescendo dentro: una nuova consapevolezza, un germe di speranza. Ma non sarà un viaggio solitario. Avrai degli amici fedeli con te, persone che ti staranno accanto nonostante questa pulce esotica e terribile. Non avrai più bisogno di inventare ciò che non hai, non avrai più bisogno di rifugiarti nei libri o nella fantasia per trovare quel calore di cui tanto hai bisogno adesso. Ti capiranno davvero, anche quando non ti capiranno, perché ti accetteranno, innanzitutto, e solo dopo cercheranno di capire. Non ti abbandoneranno, ma questo non significa che non temerai di perderli ad ogni nuova crisi. Non sarà un viaggio facile e non credere che per il fatto di non essere sola la paura diminuirà. La posta in gioco sarà molto più alta. Avrai molto più da perdere, cose e persone per cui hai faticato, legami per cui hai lottato contro te stessa innanzitutto. Perché ciò che sei adesso, che ti rende così cinicamente fiera, quella fortezza di solitudine che ti sei creata per proteggerti da coloro che ti hanno fatto male e da coloro che potrebbero farti male, sarà ciò contro cui lotterai. Lotterai per fidarti. Lotterai per andare contro al tuo istinto di conservazione, al tuo desiderio di non soffrire. Essere soli fa male, è vero, ma protegge anche. Protegge dalle delusioni, protegge dai legami e dalla realtà. Un mondo di solitudine è rassicurante, non ti tradisce. E' un fischio costante di dolore che puoi imparare a non ascoltare. Ma il legame, quello smuove tutto. 
Crea arabeschi di emozioni, montagne russe di gioia e dolore che non puoi prevedere e che, soprattutto, non puoi controllare. Ma di cui non potrai più fare a meno, perché ti darà esattamente quello di cui hai bisogno. Un bocciolo di fiducia, una gemma di autostima. Non ti posso dire che starai bene, perché nel mio presente, che è il tuo futuro, le crisi sono all'ordine del giorno. Le sfide saranno sempre più difficili e sarai sempre più stanca. Ma avrai nuove frecce al tuo arco, spade più affilate, forgiate dalla speranza. Ti posso dire che esiste, quella speranza che non vedi, dentro di te, che esiste una via d'uscita da questa melma nera in cui ti trovi ora. Dovrai essere una guerriera e lottare ogni giorno. Lottare ogni volta che il tuo piede si poggerà sul mondo, ogni volta che qualcosa di bello si affaccerà alla tua finestra, lottare contro la voglia di scappare, lottare anche contro la stanchezza, contro la disillusione, lottare contro quella vocina nella testa che ti dirà che non ce la farai. Dovrai lottare per fidarti degli altri e lottare per parlare con loro di ciò che senti. Nulla sarà facile, tutto sarà difficile. Ma sai cosa dice sempre la mia psicologa? Il bello delle cose difficili è che non sono impossibili.

Duille

P.s. vi lascio il link al video da cui questo post ha avuto ispirazione (purtroppo è in inglese):
https://www.youtube.com/watch?v=oeX1H7ajOvQ&feature=youtu.be
Vi lascio anche il link al video di Breaking Italy che ne ha parlato per primo:
https://www.youtube.com/watch?v=zP4DZ2oDxo4

6 commenti:

  1. Che bella lettera Duille...e quanta sofferenza....quanta fatica....però ce la farai , te lo dice una che per andare a prendere il gelato sottocasa doveva essere accompagnata dalla sorella più piccola, una che ha camminato piegata su se stessa per tutta l'adolescenza, una che ogni cosa nuova era una montagna altissima da scalare e un interrogazione procurava notti di insonnia e cacarella . Te lo dice una che si è sempre sentita un meno sul quaderno della vita , che diventava bordò anche solo per un saluto, una che il primo bacio lo ha dato a 18 anni e si è vergognata per 2 giorni. E sorvolo cosa era per me andare dal medico , Però poi è andata meglio, piano piano ho capito che la vita era mia e dovevo vivermela perché un altra non mi sarebbe stata data. Faccio ancora fatica, farai sempre fatica, ogni cosa sarà una montagna da scalare sempre , ma con l'allenamento si scala tutto , sei forte e se qualche volta scivolerai un poco ti allenerai ancora e tornerai a lottare. Perché sei forte , perché dentro sei bellissima e il mondo lo deve poter sapere. Un baciotto dalla tua grande ammiratrice La Filastrocchiera

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che belle parole! Grazie, davvero grazie! La tua sincerità e la tua voglia di condividere le tue fatiche sono la miglior ricompensa che si possa immaginare! Capisco perfettamente le difficoltà che si possono incontrare nelle cose più semplici e banali...inutile dirti che anche mia sorella mi ha fatto da chaperon in molte situazioni! E hai ragione, ci sono battaglie che durano tutta la vita, ma non bisogna perdere la speranza! Non si deve avere paura di lottare e faticare, di stancarsi, magari anche cadere. Spesso la caduta non produce più che una sbucciatura sul ginocchio, ma la paura è tanta che paralizza e rende difficile fare i passi successivi. Ma, in fondo, è solo una caduta lungo la strada! :D E mi fa bene sapere che ci sono persone sensibili come te, desiderose di raccontare la propria storia, capaci di capire profondamente. Grazie, grazie mille! :)

      Elimina
  2. Tesoro, mi sono commossa tantissimo. Sei una persona meravigliosa, non saprei dirtelo meglio. Bhé, hai ragione, o meglio, ha ragione la terapeuta. " Il bello delle cose difficili è che non sono impossibili.".E poi ti svelo un segreto.Semplicemente per il fatto che tu (o qualcun altro ..chissà chi XD) vedi, senti o percepisci le cose in maniera..diciamo "diversa", più sensibile, non significa che tu sia sbagliata o chissà cosa.
    E' solo un modo di vivere, non un errore, chiaro? E qualcosa mi dice che sia molto meglio di ciò che pensa la massa, o di come essa stessa agisca.Vogliamo fantasticare, sognare? E che sia così.
    Ti faccio un esempio, ora ti faccio sorridere...
    ...l'altro giorno mio papà,tornando a casa, trovò un portafoglio. Intenzionato, da persona onesta, a restituirlo al legittimo proprietario, lo portò a casa per cercare di individuarlo tramite i nominativi dei documenti.Mentre cercavamo il nome di questa persona ci siamo accorti che il contenuto (in banconote) era novanta euro ed apparteneva ad un ragazzo di 33 anni.
    Ora, senza pensarci due volte, mio padre si è recato a casa di questo ragazzo (c'era l'indirizzo) e lo ha riportato, quindi, al legittimo proprietario. Prima di uscire di casa ho detto "E' giusto restituirlo, poiché la vita ti ricompensa in un altro modo.". Altre persone, come colleghi di lavoro, hanno asserito (per dirti, la massa...).. "Eh, ma se fosse capitato a te, nessuno te lo avrebbe restituito e avrebbero preso i soldi".
    Chiaramente mio padre è una persona adulta e non si fa influenzare, ci mancherebbe. Parlando con lui ho detto che se tutti si comportassero così, restituendo le cose o essendo onesti in generale, il mondo cambierebbe. Che mi importa dei 90 euro se poi so che una persona si sta disperando per aver perso tutti i documenti o le sue cose? Per dirti... la massa è la massa, tu sei tu. E vai benissimo così!!!
    La solitudine è un sentimento comune, anche a me capita. Sempre mio padre mi dice.. che devo essere felice di ciò che sono e di come sono e guardare solo me, non paragonandomi a nessuno. La società è quella che è. Con le dovute eccezioni :D
    Ti abbraccio tesoro, a presto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tuo padre è molto saggio e ha perfettamente ragione! Dobbiamo iniziare in prima persona a cambiare il mondo. Davvero non capisco la gente che dice che il mondo dovrebbe cambiare un po', rendersi migliore. Credo che si dimentichino di fare parte di quel mondo che criticano tanto. Quindi, come direbbero i saggi delle montagne, sii il cambiamento che vorresti! :) E comunque, tuo padre può dire ai suoi colleghi che non è l'unico "folle" che restituisce i portafogli pieni: anche una mia amica l'ha perso e la signora che l'ha trovato l'ha contatta addirittura su facebook per restituirglielo! Meno male che esistono persone così! Per quanto riguarda il pensare fuori dal coro, ora sono molto fiera della mia "diversità", ma alle superiori e alle medie era un po' più difficile sentirsi bene con me stessa quando i miei compagni mi guardavano come un'aliena. E se a questo aggiungiamo l'ansia sociale, che è spesso incomprensibile a chi non soffre di problemi d'ansia, diventavo davvero un rebus! Per molti lo sono ancora, ma ora ho più risorse, sono più grande e ho accanto persone che mi accettano e mi amano proprio per queste mie stranezze e sì, anche per le mie difficoltà. :) Grazie per le belle parole e grazie per essere una di quelle anime sensibili e attente che prima di giudicare ascoltano e accolgono! <3 <3

      Elimina
  3. Te lo dico sempre, sei meravigliosa e....te lo ripeto...quando meno te lo aspetti uscirai da questa prigione che impedisce di far vedere agli altri cuanto sei speciale....agli altri ma non a me.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. <3 <3 <3 <3 Non ho bisogno di dirti che ti voglio bene come poche cose al mondo! Grazie per essere la mia roccia!

      Elimina

Visite

Powered by Blogger.

Post by mail!

Lettori fissi

Archivio blog