sabato 27 dicembre 2014

Due facce della stessa medaglia

La mia è una piccola famiglia composta da 5 persone, 2 gatti e 1 cane. Nonostante l'esiguità numerica però siamo stati in grado di collezionare un interessante campionario umano delle reazioni al Natale che mi ha reso una sorta di etologa del Christmas mood. Come sapete, il Natale ha la curiosa capacità di produrre un caleidoscopio di atteggiamenti che vanno ben oltre al classico "o si odia o si ama". Il Natale, come tutte le grandi cose, non lascia indifferenti. 
In linea di massima, però, questa coloratissima festa tende a produrre tre grandi tipologie di reazioni: depressione, odio, entusiasmo, ciascuna declinabile a sua volta in una miriade di sottocategorie personalizzate in base a storia di vita e carattere del singolo. La tristezza è sicuramente una delle categorie più diffuse e fastidiose della festa. Il depresso infatti durante il mese di dicembre rivive tutti i Natali passati, come nella miglior tradizione del celebre Canto di Natale di Dickens. Questi Ebenizer Scrooge malinconici contano i caduti, rimembrano passati lontani in cui anche loro solevano essere invasi dalla frizzantezza dello spirito di Santa Claus, quello spirito ormai perduto, o meglio, accoppato a furia di sassi e padellate dalla malefica e velenosa vita che smonta i sogni più granitici come se fossero armadi dell'IKEA comprati in sconto. La compagnia di questi individui è una prova di resistenza per il nostro spirito festaiolo e sognante, un rito di iniziazione per verificare se siamo davvero fedeli a sua barbosità Babbo Natale. Servirà tutto il nostro coraggio e ogni briciolo di spirito natalizio per affrontare questi buchi neri risucchia gioia. Dovremo aprire le cantine del nostro cuore e stappare la miglior bottiglia di allegria della nostra riserva segreta per non soccombere al prosciugamento emotivo dei depressi, che non sembrano voler altra cosa al mondo che un compagno di lacrime e bevute intonando "un cordiale fanculo ad un altro Natale". 
Di tutt'altra pasta sono invece una tipologia umana che si sta diffondendo a macchia d'olio nelle società occidental-capitaliste e che è stata ribattezzata dall'etologa che c'è in me con il termine Grinch. Il Grinch è la persona che inizia a lanciare scorati occhi al cielo il primo di dicembre e continua a far rimbalzare quelle due palline da ping pong verso l'aria fino al 26, in una solitaria partita che ammorba tutti tranne gli appassionati di tennis. 
Nel migliore dei casi ci toccherà sopportare la sua trasformazione in vaporetto sbuffante, che almeno avrà una sua qualche utilità domestica. Con un po' di fantasia potremo considerare il nostro congiunto alla stregua di un elettrodomestico e piazzarlo davanti ad un tavolo a soffiar briciole o adagiarlo sul pavimento come un Eolo spazza gomitoli di polvere. Più problematico sarà invece occuparlo qualora esca dal suo mutismo d'indignazione e decida di improvvisare un comizio anti-natale. Di solito la tradizione anti-Xmas vuole una invettiva forconata contro l'anima consumistica del Natale, contro la sua ipocrisia e la perdita di valori, in cui l'unica magia rimasta è quella del conto in banca prosciugato il primo di gennaio. Io credo che in realtà queste persone siano un po' pigre e affette da una leggera fobia alla porporina. Fosse per loro, il Natale non esisterebbe o almeno sarebbe fortemente ridimensionato. Niente mastodontici alberi multicolore ad ingombrare il salotto, ma minuscoli alberini in legno da piazzare su una mensola a rappresentanza sindacale della categoria; niente luci fuori dalle finestre, che sono accecanti e fin troppo abusate. In effetti, diciamocelo, ci sono persone che confondono le ghirlande luminose con segnaletiche di atterraggio visibili dai satelliti. E non tocchiamo i canti natalizi! Se potessero, i Grinch imbraccerebbero i loro fucili e impallinerebbero televisioni, radio e computer intonanti canti polari, insieme alle natiche che hanno osato ondeggiare al ritmo di quelle sinfonie candite. Per i Grinch il Natale è un'esplosione di zucchero che trasforma le persone in caramelle salterine, una sorta di versione invernale dei fagioli messicani. Troppa melassa nei loro ingranaggi robotici!
D'altro canto, i Grinch non hanno poi tutti i torti. Dall'altro lato della barricata infatti ci siamo noi, principianti folletti con la patente rosa, persone adrenalinizzate da una sniffata generosa di magia del Natale, come ogni bravo drogato che si rispetti.

Noi siamo quelli che il primo dicembre iniziano la metamorfosi in bastoncini di zucchero ricoperti di glassa a forma di fiocchi di neve. I Grinch esistono perché li abbiamo creati noi. La loro protesta intellettuale è frutto del nostro entusiasmo smodato, dei nostri trilli di gioia spaccatimpani e dei nostri canti stonati ma pieni di passione che eruttiamo peggio di un juke-box in loop dal '64. Noi siamo i loro Frankestein e quindi abbiamo un debito d'onore nei loro riguardi. In effetti in certi momenti siamo davvero delle palline in un flipper innevato, al punto da sembrare pignatte pronte ad esplodere stelle filanti e carta da regalo brillante. Non mi sorprende che i Grinch ci vedano come esserini che vomitano arcobaleni al ritmo di Rocking around the Christmas Tree. Il minimo che possiamo fare è lanciargli una manciata extra di biscotti, così, tanto per rabbonirli prendendoli un po' per la gola. In fondo, comunque lo si guardi, il Natale è un momento di dialogo e compromessi, il tempo in cui Grinch e bastoncini di zucchero si guardano negli occhi e si allungano una mano, trovando conforto e sostegno nella loro differenza. Loro, tenendoci con i piedi ancorati alla terra; noi, facendoli volare un pochino quando il vento è abbastanza forte. 
E' la magia del Natale. Tranne che per i depressi. 
Duille


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