lunedì 22 dicembre 2014

Quando il destino ci mette lo zampino...

Esiste una legge non scritta secondo cui quando sei nelle peggiori condizioni che tu possa immaginare (calze bucate a causa dell'unico chiodo non ben fissato, occhiaie fino alle ginocchia per un brutto episodio di insonnia, capelli che decidono giusto quel giorno di ribellarsi alle leggi della fisica e diventare le serpi di Medusa), in poche parole, quando sei un rottame, incontri di sicuro almeno una persona degna di nota, uno di quegli individui per il quale vorresti apparire al meglio. I motivi possono essere variabili: narcisismo, interesse romantico, voglia di rivalsa. Tutte ottime ragioni per apparire come una Venere del Botticelli vestita di stelle.
Ma il destino è malandrino e ci tiene a farci fare bella figura solo con piccioni e auto parcheggiate.
Lo saprete meglio di me: quando siamo belli come il sole, usciti dall'adattamento in chiave moderna di Cenerentola al ballo, al punto che sentiamo la nostra personale colonna sonora in sottofondo e il vento che ci scompiglia elegantemente i capelli, mentre ci doniamo al mondo in tutta la nostra sfolgorante bellezza, spesso più unica che rara, il resto del mondo si ricorda di avere un impegno urgente.
Il risultato è un paesaggio post apocalittico, The Walking dead alla sua quarta stagione, la bottiglia dell'acqua Lete in cui noi siamo la solitaria particella di sodio (C'è nessuuuuno?). Una Silent Hill senza nebbia in cui gli unici a guardarci sono i cani a passeggio e qualche vecchietto occasionale. Ma guarda caso, se invece siamo davvero dei copertoni sgonfiati dopo una tempesta di sabbia, se siamo noi gli zombie di The Walking Dead, allora ecco di colpo l'esplosione demografica, improvvisamente il nostro paesino diventa il centro di New York durante la settimana della moda. E tra questa moltitudine di gente sconosciuta troveremo sicuramente una (o se siamo proprio sfortunato, più di una) di queste categorie di persone: l'amica/o che non vedevamo da un triliardo di anni, il/la nemico/a giurata (che può anche essere l'ex fidanzato di turno) per il quale vogliamo apparire al meglio solo per farla/o rosicare oppure il classico figo di turno su cui vogliamo lasciare una bella impronta retinica. Ecco, io sono una di quelle persone che finisce sempre per incontrare il vicino di casa quando è vestita con un pigiamone viola di pile, il cipollotto sulla testa e lo sguardo da rana, e che invece trova il deserto dei tartari quando, per una volta, si sente bella come Lisa Hannigan (la strafiga nella foto sopra, per intenderci). Credevo di aver toccato il fondo quando, a capodanno dell'anno scorso, durante un attacco particolarmente violento di ansia sociale, avevo incontrato una mia compagna del liceo che non vedevo da tantissimo tempo. Lei, bella come un bacetto perugina perfettamente incartato nella sua frangetta sbarazzina, e io, che avevo assunto i tratti di un rospo bavoso: pelle rossa a furia di piangere, capelli afflosciati (dal dispiacere suppongo, non saprei), vestito buttato addosso solo perché le convenzioni sociali vietano il pigiama in luoghi pubblici e sguardo da malata terminale di peste bubbonica. Sempre per mantenere il paragone di prima, la Venere di Botticelli vs la Venere degli stracci. Vi lascio immaginare il mio entusiasmo nel farmi trovare in quelle condizioni!
Ma recentemente ho toccato un nuovo record di rottamaggio e sento che è il momento di condividerlo con voi. 
E' martedì. Sono in condizioni disastrose: ho il collo bloccato per un violento crampo al muscolo della spalla che mi ha colpito il venerdì precedente, ho un raduno di Woodstock sulla fronte, tutta concentrata in un unico enorme, gigantesco brufolo proprio nel centro della fronte, i miei capelli sono mollissimi e sporchi perché, grazie al collo bloccato, non posso neanche lavarli come si deve e ho l'espressione di una patata dopo la bollitura a causa delle notti insonni per il dolore.
Insomma, sono un gobbo con la faccia da patata a cui hanno impiantato un corno da unicorno. Una patanicorno gobbuta. Non certo il massimo dello charme. Ma decido di uscire lo stesso a portar fuori il cane. Convinta che sarei stata fuori poco (e che avrei evitato i posti affollati) mi vesto nel peggior modo possibile: jeans larghi (di quelli che fanno sembrare il sedere afflitto dalla legge di gravità), scarponcini a carro armato neri e giubottone da tuttofare squattrinato, con tanto di brutto cappuccio sulla testa. Sì, perché pioveva pure. Quindi, tutta imbragata in questo modo, esco di casa e, caso vuole che incontri mia madre, che decide di unirsi a me per la passeggiatina. Promemoria per la futura Duille: MAI FARE GIRETTI CON MAMMA SE SEI UNO STRACCIO!!! Perchè? Perché le mamme ad una certa età dimenticano che anche l'occhio vuole la sua parte e non si accorgono che siete davvero delle cozze ambulanti. Se vi volessero davvero bene, dovrebbero rispedirvi a casa e togliere tutti gli specchi dalle pareti, onde evitare A- che vi spaventiate nel vedervi e B- che rompiate i suddetti specchi al contatto con la vostra mefitica immagine. Ci mancano pure i proverbiali sette anni di sfighe. Ma ripeto, ad una certa età le mamme si dimenticano che noi figlie siamo ancora in età da marito e che ci teniamo a non far scappare la popolazione umana degna di nota. Insomma, per farvela breve, siamo finite nel centro del mio paese, io, lei, il cane e il mio corno francese sulla fronte. Ed è allora che il destino ha puntato il suo occhio monello su di me. In un banchettino nel centro della piazza c'era un ragazzo bellissimo, di quelli con gli occhi azzurri e il visino simpatico che fa sciogliere i cuori anche ai ghiaccioli, un principe azzurro moderno bello come il miele artigianale che vendeva (che per me è un altro punto a favore).




Mia mamma proprio quel giorno ha deciso di avere una voglia irrefrenabile di miele ed ha trascinato me e il cane fino al suddetto stand. Non vi dico il mio imbarazzo! Ho cercato di sfuggire in ogni modo, mi sono affondata dentro il cappotto nella speranza di essere percepita come un giubbotto con le gambe e mi sono tenuta a distanza di sicurezza, usando il cane come scusa. Insomma, non potevo certo avvicinarmi troppo, il mio corno da unicorno avrebbe immediatamente fatto le presentazioni per tutti sbattendo contro la sua fronte! E sia chiaro, non è che avessi chissà quali aspirazioni romantiche nei confronti del suddetto venditore di miele, ho pur sempre l'ansia sociale e prima di avvicinarmi a qualcuno così, i mari sarebbero evaporati per poi riformarsi nuovamente dopo una lunga glaciazione. Ma ho ancora un po' di dignità femminile e vorrei almeno apparire al meglio di fronte ad un tipo che sembra aver parcheggiato il suo aitante ronzino dietro l'angolo!!! Purtroppo mia madre quel giorno aveva deciso di dare la giornata libera al suo acume e ha cominciato a tempestarmi di domande su quale miele avrei preferito. Nella mia testa echeggiava solo una frase; MADRE!!! IO TI STRAPPO LA LINGUA ADESSO!!! Ovviamente non avrei mai potuto dire una cosa del genere, sarebbe stato il coronamento della mia disfatta: una patanicorno gobbuta con la proprietà di linguaggio di uno scaricatore di porto. No, no! Dovevo agire. In un momento di coraggio, ho alluso a bisogni del cane e sono fuggita verso casa, senza voltarmi indietro e anticipata dal mio corno da narvalo, che faceva strada come un faro dell'orrore nella nebbia dei miei pensieri!
In sostanza, invece del classico bell'incontro di cui parla il buon Arthur Abbott in The Holiday, c'è stato un incontro alla Bella e la Bestia al rovescio, con una spruzzatina di Gobbo di Notre Dome e fettina di limone direttamente da ventimila leghe sotto i mari.
Con un inizio così si può solo migliorare, giusto? 
Duille 


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