sabato 31 gennaio 2015

Cantare "Fuori" dal coro: Street Clerks

La discografia italiana ha sempre ondeggiato tra due grandi polarità: il cantautorato, sempre più raro e legato al passato, e il melodico amoroso, con le varie Laure Pausini, Emme e Alessandre Amoroso che inneggiano all'amore in tutte le sue 50 sfumature di rosa. Il resto è una landa deserta degli stili, in cui nessuno sembra volersi avventurare, se non sporadici eroi underground che non troveranno mai spazio per esprimersi nel mercato convenzionale e finiranno irrimediabilmente ad affidare la propria notorietà al passaparola dei suoi pochi, affezionati fan. Siamo un paese particolarmente refrattario al nuovo, allergici a qualsiasi forma che abbia anche un leggero aroma di internazionalità. Suppongo si tratti di un attaccamento alle radici particolarmente fedele, come la passione per la tradizione culinaria o per il gesticolare selvaggio che ormai è diventata un'icona tutta nostrana.
La realtà dei fatti è però che tutto questo melodiare è diventato con il tempo una sorta di pianta infestante che ha invaso prati, boschi e giardini di casa, soffocando tutto il resto, ammazzando le peonie, strozzando le piantine di violette e sfrattando anche qualche ibiscus dalla sua dimora. Non cresce nient'altro che la pianta del melodico, sotto lo sguardo spesso indulgente, talvolta impotente del povero giardiniere, che non riesce proprio ad evitare la diffusione di queste piante canterine. Ma qualche volta, qualcuna di queste piantine bullizzate alza la testa, fa qualche mese di palestra, ingolla un paio di flaconi di vitamine e, tutta muscoli e charme, si impone a colpi di radici sul terriccio, creando una piccola zona pulita in cui può crescere libera, sotto le amorevoli cure del suo giardiniere. Sono i casi in cui compaiono le piccole perle della musica italiana, che dimostra come anche noi, tutti pizza e mandolino, siamo capaci di fare grande musica. E' così che un piccolo gruppo sconosciuto al mondo, un giorno, ha cominciato a brillare. Gli Street Clerks sono un gruppo formatosi nel 2007 che ha trovato il suo momento di visibilità grazie ad X factor, il talent che ha sfornato artisti come Marco Mengoni, Noemi e Giusi Ferreri. Il loro percorso sul palco è stato breve ma intenso ed è stata una pena (mia) vederli eliminare dopo poche puntate. Il mio lato paperino si è scatenato sotto forma di una marea di improperi biascicati contro il pubblico che non li aveva capiti e contro Simona Ventura che non li aveva valorizzati a dovere. Ma si sa, quando sei bravo, una volta che la luce ti ha colpito è difficile spegnere i riflettori. E anche il sole è rimasto affascinato da questo gruppetto di quattro ragazzetti dalle altezze variabili come i regoli che si usavano da bambini per imparare le proporzioni. Circa un anno dopo la loro sconfitta ad X factor, salta fuori il loro primo cd ufficiale dopo l'ep "Il ritorno di Beethoven", rimasto per lo più sconosciuto. Il titolo dice già tutto: Fuori. 

In effetti questo album è quanto di più fuori dal panorama contemporaneo si possa trovare. E' un album che raccoglie l'eredità del cantautorato italiano e lo trasporta direttamente negli anni duemila, confezionandogli un look internazionale raffinato e divertente. I testi sono potenti, curati, delicati, con un pizzico di malinconia a cui non ci si arrende mai del tutto. L'album è un bilancio della vita che non si concede disfattismo, in cui ogni dolore, ogni perdita, ogni fallimento è analizzato, accolto, pianto e lasciato andare in un movimento di crescita che apre alla speranza del domani. Anche sentendo i testi più malinconici, non si può evitare di sorridere di fronte alla carica di positività che serpeggia nelle note e nella stessa scelta delle parole, dolci come il mare in cui il gruppo si vuole perdere. Un bagno di realtà che non lascia indifferenti ma che non taglia, che scuote ma non sradica, che fa crescere senza lasciare bruciature indesiderate. Che fa sentire grandi ma non vecchi. Il doppio filo di malinconia ed ottimismo che troviamo nell'album si intreccia e si allarga ad ogni pezzo, si scambia come un'onda di marea, consentendo un tuffo nell'emozione senza mai perdere il legame con il filo sotterraneo, che si sente, anche se non sempre si vede, rendendo tutto indefinito, impalpabile come lo zucchero a velo. Ascoltare i pezzi degli Street Clerks è come toccare l'acqua di un ruscello con la punta delle dita: si sente il contatto con il freddo, ma si finisce con il sorridere di fronte a quella frizzante energia che solletica le mani.
E tutto ciò è reso possibile dalla scelta melodica che recupera l'amore per la strumentalità, che oggigiorno stava smarrendosi tra sintetizzatori e programmi per pc. Ascoltando la musica degli Street Clerks si può giocare a isolare ogni strumento musicale, trattenerlo a lungo per poi lasciarlo andare come un pesce tra i flutti, guardandolo perdersi nella melodia. I bassi, la batteria, la mandola, la chitarra creano un'ambientazione folk americana quasi bluegrass che proietta direttamente verso campi ingialliti dal sole estivo e feste di paese sotto imponenti alberi. Un ritorno all'acustico che da' un tocco di leggerezza all'intero album, come uno sbuffo di vento che scompiglia i capelli. Una nota aerea come un palloncino che ci fa volare a pelo d'acqua su quei testi profondi come l'oceano. L'album, in questo continuo intreccio di malinconia e gioia, giocato su doppi livelli sia testuali che musicali, appare come un percorso lungo una vita, in cui si raccolgono i sassi e i fiori che abbiamo lasciato lungo la strada per poi concludersi con uno sguardo verso il futuro carico di speranza e di gioia grazie allo splendido pezzo conclusivo "Oggi". Ascoltare Fuori è come spalmarsi il balsamo sul cuore senza nascondere la realtà della vita, ma imparando a guardarla con tutta la luce possibile. Ci insegna che ogni attimo va vissuto pienamente, e che la bellezza della vita sta nelle gioie come nei dolori, perché anche i momenti più bui possono insegnarci a cantare forte e fuori, dove "tutto accade già". 
Duille



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