sabato 7 febbraio 2015

Principianti emotivi

Ci sono tante parole che spaventano un ansioso sociale. Alcune sono parole che spaventano tutto il mondo in ugual misura: dolore, morte, perdita, solitudine, abbandono. Altre sono paure che tutti sentono, ma che rimangono segreti nascosti sotto le pieghe delle occhiaie o negli angoli delle labbra. Infine, ci sono le paure marchiate dalla nostra lettera scarlatta, terrori che nessuno capisce e che ci rendono fragili: telefonare, comprare, domandare, amare, fidarsi, muoversi, dire. E' difficile capire in quale scatola mettere ogni parola, cosa appartenga solo a noi e cosa ci renda parte dell'umanità. 
Siamo circondati da bolle di silenzio: il nostro silenzio, che ci protegge da quello sguardo giudicante che ci manderebbe in frantumi, e il silenzio degli altri, che avvolge nella vergogna e nel pudore le paure che la società non vuole riconoscere. Ma noi siamo principianti emotivi, ancora impegnati a comprendere le regole del gioco, soprattutto cosa si può dire e cosa no. Sentiamo tutto come se fosse la prima volta, dando ad ogni emozione tutta l'importanza di una cometa avvistata nel cielo notturno. Ogni meteorite cade forte sulla nostra terra e fa anche parecchio rumore. Forse fa più rumore che quello degli altri, o forse siamo noi che, non conoscendoli completamente, li facciamo risuonare all'infinito cercando di carpirne i segreti, cercando di capire dove collocarlo e come chiamarlo. Spesso guardiamo fuori per vedere se anche gli altri conoscono queste meteore, oppure se sono realtà tutte nostre. In fondo, siamo amplificatori di emozioni, casse da cui rimbombano forte le paure che il mondo tiene silenti. Questo essere ancora principianti ci spinge più spesso di quanto vogliamo a mostrarci e nel farlo smascheriamo anche coloro che le regole del gioco, ormai, le conoscono a memoria. Involontariamente, le nostre fragilità, così attentamente nascoste sotto strati di controllo, emergono da quella coltre di fango molle che continuiamo a modellare e che ci sfugge sempre di mano, e si mostrano al mondo nella loro nudità. Per noi è una sconfitta, un inutile pericolo che non riusciamo ad evitare e che ci lascia pietrificati come un bambino colto in fallo con le mani nel barattolo delle caramelle. Ma paradossalmente, più spesso di quanto non pensiamo, questa evidente fragilità nei nostri occhi e nei nostri movimenti diventa un colpo d'aria che scuote i panni ordinatamente stesi al sole di chi ci sta di fronte, mostrando che anch'essi, così bianchi e puliti, nascondono macchie stranamente familiari, scuciture agli angoli delle gonne e cicatrici di filo a richiudere le lenzuola immacolate. In alcuni casi, siamo noi, delicati come carta velina sotto una grandine, a fare involontariamente il primo coraggioso passo verso l'altro, mostrandoci semplicemente imperfetti, noi che ci sentiamo drammaticamente sbagliati e abnormi in un mondo di perfezione. 

Non siamo eroi che sfidano il pericolo, ma solo incauti viaggiatori a cui sfugge di mano la valigia piena della propria storia, aprendosi in un tripudio di biancheria e fazzoletti di carta usati. Eppure, con questo gesto maldestro, permettiamo all'altro di sentirsi libero di essere a sua volta meravigliosamente imperfetto, splendidamente tagliato. Noi, così profondamente convinti di essere un cesto pieno di gomitoli di lana aggrovigliati, diventiamo in un momento creature capaci di squarciare il velo della consuetudine che definisce i confini del giusto e dello sbagliato, del normale e dell'anormale, della sanità e della pazzia. Semplicemente, il nostro essere principianti emotivi ci rende incauti esploratori fanciulli, che ancora non sanno come muoversi nel mondo e che, nella loro esplorazione maldestra, finiscono coll'aprire anche porte che devono rimanere chiuse, segrete, e che confinano gli individui in maschere di solitudine, in danze di apparenza, in contatti sospesi che non arrivano mai alla pelle. E spesso, nel farlo, nell'inciampare sempre nostro malgrado nel vuoto, finiamo col rompere quella bolla di silenzio e  diventiamo quella rete di sicurezza che permette ad altri di dire una semplice, potentissima parola: Anch'io. Anch'io sento ciò che senti tu, anch'io soffro, anch'io ho paura, così tanta che devo tenerla chiusa in una scatoletta sotto il letto, nascosta da tutti come un calzino sporco, protetta da tutti perché nessuno capirebbe.
La libertà di quelle parole, di quel semplice "anch'io" sussurrato sottovoce, come un gesto di ribellione dall'ordine preformato, ci mette davvero in contatto, ci lega in un abbraccio fatto di mutua comprensione, seppur nella nostra diversità. Noi ansiosi sociali di fatto siamo casse di risonanza, diapason che invadono l'aria con la loro nota in cerca di uno strumento che la riconosca e la suoni. Apriamo spazi di parola nonostante vorremmo chiuderci in noi stessi, liberiamo emozioni e paure dalle gabbiette appese nella mente delle persone semplicemente mostrando lo stormo di volatili che vola selvaggio dentro di noi e che le gabbie, non le ha mai conosciute. Ma ciò che mi sorprende ogni volta è che, nel mostrare casualmente le nostre paure, bloccandoci in un respiro trattenuto dopo aver lanciato per sbaglio la nostra nota, si finisce sempre per trovare un altro diapason che riconosca quel suono e ce lo restituisca, in un gesto di somiglianza che lascia stupiti e commossi. L'emozione più bella esistente è sentirsi simili, è far volare le proprie paure insieme, in una danza nel cielo che non sa più di solitudine e che le rende un po' meno terrificanti, perché non le si affronta più da soli. Per noi, significa sentirci un po' meno alieni, un po' meno folli, significa riporre quelle ignote paure nella scatola giusta, svuotando quella marchiata dalla nostra stigmate. Per loro significa dare dignità a qualcosa che non ha mai trovato spazio di espressione, sentirsi liberi per una volta di essere ciò che si è, di scrollarsi di dosso quella cappa di convenzioni che definiscono cosa si possa o non si possa sentire. A volte inciampando, si cade in un abbraccio.

Duille 

6 commenti:

  1. Non siamo mai soli, anche se a volte ci sentiamo alieni, in questa società. Non siamo soli, siamo portatori sani di emozioni e sentimenti. Perché noi riusciamo ancora a provare qualcosa...anzi, non qualcosa...sentiamo anche troppo... riusciamo a vedere il mondo ancora con quella purezza di spirito che ci fa bene, anche se a volte ci fa soffrire. Sei una bella persona. Continua così!

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    1. Grazie Fiordiluna! In effetti a volte sentire così forte è doloroso. Il problema di persone come me è davvero quello di non capire molto bene se sentiamo male o se sentiamo come sentono gli altri, solo amplificando un po'. E' difficile confrontarsi quando si ha paura di non essere capiti. Ma in effetti hai ragione. Non siamo soli, siamo circondati da persone come noi capaci di sentire forte come noi, bisogna solo trovare il coraggio di parlare e scoprirci simili! ^_^

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  2. ti dirò solo due parole...anch'io.. E alle volte la scatoletta sotto il letto diventa un enorme scatolone che io schiaccio e ripiego come un origami così da portarmela in tasca. Non sei sola, la tua anima è troppo bella per essere sola, adesso che cominci a domare la tua paura inizierà a brillare così forte da abbagliare il mondo e, in quella luce , tutte le paure buie fuggiranno via .Lo so, lo sento..... La Fil.

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    1. Mi brillano gli occhi dalla commozione per le tue parole! Sono proprio commossa! Io mi sono sempre sentita sola, unica, ma in un senso negativo, quella che non sapeva domare le emozioni, che non sapeva stare nel mondo. E mi chiudevo in un silenzio totale, convinta di non poter essere mai capita da nessuno. Ma da quando ho fatto questo atto di fede, sto imparando tantissimo ed è tutto merito di persone come te. Quell'anch'io mi fa sentire così normale, per una volta, così comprensibile e accoglibile. E ti ringrazio per l'onestà con cui ti sveli senza timore, mi insegna che fidarsi fa bene all'anima!

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    2. ma tu sei unica, è proprio per questo che puoi brillare fortissimo, è quel tuo essere unica che ti fa essere speciale . Il mondo per le anime sensibili è difficile , oltretutto è un mondo abbastanza schifosetto , ma è anche vero che senza anime sensibili sarebbe una vera merda, Perciò sii fiera di te anche se è dura , perché senza quelli come te , che sanno cosa vuol dire soffrire e avere paura , non ci sarebbe la comprensione e la pietà....e pensa che brutta vita sarebbe.

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    3. Che posso dire di fronte a tanta dolcezza? Grazie, grazie davvero di cuore. E le parole in questo caso, non riescono proprio a trasmettere ciò che sento. :) Sei una persona bella e la tua sensibilità mi tocca sempre il cuore.

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