domenica 18 gennaio 2015

Iniziando da un salto nel buio

Gli inizi sono momenti difficili per tutti, anche per i più coraggiosi avventurieri. Anche se sono contornati da un'aura luccicante e dal profumo di bucato appena lavato, la verità è che gli inizi sono la spina nel fianco di molti, se non di tutti. Ovunque sentiamo parlare di voltare pagina, ricominciare con un nuovo spirito, iniziare un nuovo percorso pieno di avvincenti novità.
L'inizio sembra l'occasione per reinventarsi, rinnovarsi e migliorarsi, quasi stessimo parlando di una gita dal parrucchiere o di una plastica facciale. Ma in realtà gli inizi spaventano e anche molto. Ogni inizio è carico di interrogativi sospesi, come se stessimo tenendo la cima di un nastro da bucato che si perde nella nebbia con tanti punti di domanda agganciati con delle mollette di legno. E se gli inizi fanno già paura al mondo, che effetto pensate possano fare ad un ansioso sociale? Esatto, il terrore più cupo! Iniziare per noi significa soprattutto tanta fatica, perché siamo persone a carburazione lentissima, ci muoviamo a un kilometro annuale, abbiamo bisogno di tempo per riadattarci ai ritmi, siano essi nuovi o vecchi. E poi, ogni inizio, nella nostra testa, fa rima con ignoto e l'ignoto è il buio. Inizio è una porta aperta sul buio, senza cartelli che ci diano un indizio di ciò che ci aspetta. Un buio nerissimo, quasi denso, in cui ci viene chiesto di buttarci senza avere neanche un piccolo spoiler, neanche una recensione microscopica dello scenario in cui andremo a parare. Senza neanche un paracadute (o un panettone) per attutire la caduta. Ed è allora, guardando quel buio che risucchia anche la luce, che ci assale la paura. La nostra, in fondo è una malattia degli inizi. Funzioniamo meglio nella routine, nel movimento pigro delle onde di un mare lontano. Anche perché, di fronte agli inizi, ci ricordiamo di aver dimenticato la scorta di coraggio a casa, nella tasca dell'altro cappotto (Accidenti!). Quindi, ricapitolando

INIZIO = IGNOTO = BUIO = PAURA + CUORDICONIGLIO (che poi sarei io) 

E se a tutto questo aggiungiamo il Rimugiserpe che ci rema contro, direi che il quadrato è completo. Quando sei davanti a quella porta buia che sai di dover varcare, l'ultima cosa che vuoi sentire è una vocetta sibilante che ti ricorda quanto sei debole. Dovresti allearti con te stesso, ripeterti frasi di incoraggiamento, magari persino qualche elogio sulle grandi doti di combattente che sai non avere, ma che in certi momenti sei disposto a credere di possedere. Così, giusto per darsi la carica necessaria a fare il suddetto salto nel buio.
Ma l'ansia sociale ha un solo compito nella sua esistenza di grassa mangiapaure: metterti i bastoni tra le ruote in ogni modo possibile. E quindi s'ingegna, la fetente, scava nel profondo, apre tutti i faldoni della memoria per scovare ogni minimo difetto, ogni microscopico fallimento, ogni maledetta pagliuzza nel tuo maledetto occhio. E una volta trovata, perché la trova sempre, inizia il suo lento lavoro che non è solo un sussurrare all'orecchio: è una nenia che viene da dentro, come se le cellule stesse si unissero in un unico coro di sfiducia, e con loro lo stomaco, che si attorciglia come l'urlo di Munch, e i muscoli, che si pietrificano diventando granito, e i polmoni, che perdono il fiato, e il cuore, che dirige il ritmo di questo canto muto come un tamburo funebre. E alla fine ti ritrovi a farti scappare dalle labbra quella frase, che sentenzia la presa della tua Bastiglia personale: "Non ce la farai". Adesso, in questi momenti si possono fare due cose: allontanarsi dalla porta e farsi un giretto, con la scusa che ci riproverai più tardi ("Ritenta, sarai più fortunato!") oppure radunare le poche truppe partigiane rimaste fedeli ed iniziare la difesa della tua roccaforte psichica. Di nuovo. Ad ogni cambio di guardia - ad ogni nuovo anno, nuovo lavoro, fine delle vacanze, inizio di un ciclo scolastico - ci ritroviamo a fare la stessa battaglia, che ormai sa di vecchio e già visto come l'ennesima replica di Balto a Natale. Puzza anche già un po' di gorgonzola. Ogni inizio ci ritrova più stanchi del precedente, con sempre minori energie, e non esiste bacca di goji che ci possa rienergizzare.


Iniziare un nuovo percorso, muovere un passo verso quella strada futura ed ignota è una vera prova di determinazione, l'esito dell'ennesima litigata intrapsichica, che ovviamente ci lascia stanchi e rancorosi, il che ci rende i peggiori compagni di noi stessi. Non sono esattamente delle ottime premesse per un nuovo inizio dal sapor di bucato. Ogni inizio ci trova cercando di convincerci a fare le cose diversamente, a  partire verso il futuro stringendo un'alleanza con noi stessi,  solo per trovare il solito dispotico "No" della nostra controparte ansiosa. che non ne vuole proprio sapere di partire verso l'ignoto da soli e senza un falegname nerboruto inguantato nella sua camicia di flanella con i riquadri scozzesi e la barba da hipster. Non si fida di noi, dice, ci vede troppo gracilini e malaticci, non siamo un investimento vincente. E la maggioranza parlamentare, ricordo, ce l'ha lei! Quindi la nostra lotta è ancora più dura, dobbiamo essere creativi per strappare voti alla despota che si è installata sulla poltrona, lassù, nel Centro Operativo. La maggior parte delle volte, miracolosamente, la spuntiamo, ma sempre di poco. Riusciamo almeno a partire, ma sappiamo che sarà l'ennesima strada costellata da mille battibecchi, mille tentativi di sabotaggio e rabbiosi silenzi, che si sa, valgono più di mille parole. Quindi, nuovo inizio, vecchia vita. Almeno fino a quando anche l'ansia sociale non deciderà che il nuovo non è più nuovo, ma è diventato parte della routine. A pensarci bene, forse, la verità, è che, in fondo, un po' di paura ce l'ha anche lei!

Duille 



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