domenica 15 marzo 2015

Procrastinare l'improcrastinabile

Procrastinare. Una delle tante parole dell'ansia sociale. Procrastinare all'infinito, dividere il tempo in ore, e le ore in minuti, e i minuti in secondi, e i secondi in millisecondi, e quando anche l'unità di tempo più piccola del mondo è stata conquistata, inventarsi nuove unità per continuare a scomporre all'infinito il tempo che ci divide dalla cosa che dobbiamo forzatamente fare, da adesso ribattezzata come "il Terribile Evento", paragonabile solo alla traversata degli Hobbit attraverso Mordor fino al Monte Fato. 
 Avere sempre ancora un attimo per riflettere, ancora un momento prima del grande trauma è rassicurante e allontana il Terribile Evento di un passo, anche se piccolissimo. Certo, detto così potremmo sembrare completamente pazzi, ma vi svelerò il segreto di Fatima: NOI SIAMO PAZZI! Non nel senso convenzionale del termine forse, certo non da internamento e allucinazioni, ma sfido qualsiasi ansioso sociale a dichiarare di non essersi dato del pazzoide almeno una volta durante la sua vita. Io di sicuro perderei e non solo perché l'ho appena scritto qui, nero su bianco. Una volta messi tutti i puntini sulle i e svelato le carte in tavola, possiamo procedere nella trattazione del nostro tema: procrastinare. Non è un caso che io abbia deciso di sottolineare la nostra sottile follia sotterranea, perché solo tenendo conto di questa realtà potrete capire quanto segue: il nostro procrastinare non ci fa sentire bene, ma ci porta solo a bollire allegramente nel nostro brodo come una zucchina che sta tirando le cuoia a rallentatore, friggiamo come uno stomaco colto da un attacco di ulcera in slow motion, siamo più elettrici di un cavo di alta tensione e più disfattisti di un oracolo di Delfi. Continuiamo a dividere le ore compulsivamente per darci più tempo, ma quel tempo lo impieghiamo preoccupandoci del Terribile Evento da cui stiamo scappando tritando finemente le lancette dell'orologio come i migliori cuochi di Masterchef. Il risultato è un'agonia che si amplifica all'infinito man mano che dilatiamo i secondi in nuovi minuscoli organuli temporali. Forse la nostra speranza è che, continuando a dividere l'indivisibile, ad un certo punto l'orologio si fermerà e noi vivremo in un attimo eterno in cui essere finalmente sereni. Peccato che di solito questo non avviene e, se mai avviene, il vero motivo è che si sono scaricate le batterie al nostro amico ticchettante. Procrastinando tentiamo di spostare un po' più in là l'inevitabile momento della crisi,  il panico da Capitan Uncino, l'attimo in cui ci ritroveremo ad affogare nelle nostre lacrime come Alice nella saletta della maniglia, mentre siamo scossi dai singhiozzi più indecorosi e potenti mai concepiti da polmone umano, eccettuato forse quello dei nuotatori, senza contare la deforestazione di cui siamo artefici indiretti a causa del nostro gigantesco consumo di fazzoletti (perché sì, rischiamo di soffocare anche nelle nostre produzioni di tristezza nasali). 
La nostra procrastinazione di solito segue dei ritmi molto precisi: quando mancano ancora settimane o giorni al terribile evento, tendiamo ad utilizzare efficacemente la nostra formula magica, il nostro personalissimo bibidi bobidi bu, la nostra abra cadabra che tutto può, e che può assumere svariate forme. La mia preferita è "ci penso dopo" o, in variazione "lo faccio dopo". Sapere che ho del tempo da dedicare ad altro rispetto al Terribile Evento mi tranquillizza e mi da' anche un certo buonumore, come quei ragazzi che si concedono una visitina di cinque minuti su facebook durante una pausa dallo studio. Inutile dirvi che, in questa prima fase, il risultato di questa formuletta è identica a quella di facebook: il Terribile Evento viene del tutto risucchiato, come il pomeriggio degli studenti che si lasciano tentare dalla faccia librosa. La spinosa questione che tentiamo di evitare sparisce come per magia e di colpo ci si dimentica di lei e di tutte le angosce ad essa legate. La magia funziona alla perfezione e per un po' abbiamo l'illusione di essere le novelle Cenerentola al ballo con il principe azzurro, serene e felici, almeno fino allo scoccare della mezzanotte. In effetti, la magia non fa sparire proprio un bel niente, ma nasconde solo il problema sotto il tappeto. Viene fuori che il kit della perfetta fatina l'abbiamo comprato al discount e che finora non abbiamo fatto altro che ballare con la scopa dentro la nostra cameretta infestata dai topi. Ma in quel momento l'illusione funziona alla perfezione, in una sorta di effetto placebo percettivo che ci da' un senso di sicurezza completamente fasullo. Man mano che il tempo passa la nostra formula magica si approssima alla scadenza e, iniziando a perdere splendore, rivela tutta la sua finzione. Continuiamo a ripeterla nella speranza che dia ancora qualche sprazzo di magia, come quando si spreme l'unico tubetto di dentifricio che ha esalato l'ultimo respiro ormai da tempo. Purtroppo l'incantesimo si è spezzato e riusciamo a vedere il Terribile Evento salutarci con la manina da sotto il tappeto, da dietro la tenda o dall'interno dell'armadio in cui si è nascosto. Il panico ci coglie e l'unica cosa che riusciamo a fare è raggomitolarci in un angolo con la testa tra le mani ripetendo ossessivamente "lo faccio dopo, lo faccio dopo, lo faccio dopo!". Ovviamente la cosa più logica da fare sarebbe prendere in mano la situazione ed affrontare il Terribile Evento, ma noi ansiosi sociali non crediamo al detto "Via il dente, via il dolore", o forse è la nostra tendenza ad autosabotarci che ci porta a non credere nella praticità. Ma questa è un'altra storia. La verità è che non si può impedire l'arrivo del Terribile Evento e spesso, questi altro non è che un evento qualsiasi che semplicemente stiamo demonizzando.Crogiolarci nella paura non porterà altro che più paura e con sé tutto il serraglio di animali che affollano le stanze dell'ansia sociale. Quindi rompiamo questa spirale di terrore, sfoderiamo la nostra spada giocattolo e il nostro scudo di plastica e affrontiamo il nostro drago di cartapesta, con passo sicuro e sguardo fiero, perché, anche se non ci crediamo fino in fondo, abbiamo tutte le carte in regola per uscire vittoriosi da questa sfida. Fiato alle trombe, dunque, e sellate i cavalli, si parte alla volta dell'antro del drago! 
Magari tra cinque minuti eh? 
Duille 


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