sabato 25 aprile 2015

Oggi libera grazie a voi.

Oggi mi alzo e, aprendo la finestra, vedo il mio quartiere indaffarato, con il profumo del pane appena sfornato, i bambini che giocano nei cortili ed i panni pigri che ondeggiano appesi ai balconi. Oggi mi piego e prendo dalla libreria la mia copia del "Manifesto del Partito Comunista", lettura datami a scuola durante l'ultimo anno di liceo. Oggi indosso la maglia di Che Guevara perché ci credo, perché mi piace o semplicemente perché va di moda. Oggi ballo sulle note di Bella Ciao, e grido i suoi canti e batto le mani a tempo di musica. Oggi gioco con un bambino con Sindrome di Down, immaginando di essere due aviatori in un aereo fatto di cartone. Oggi mi intenerisco guardando una coppia lesbica che passeggia mano nella mano lungo i Navigli di Milano, perché sono belle illuminate dal lampione dell'amore. Oggi saluto i miei cari sapendo che ci ritroveremo a cena intorno alla stessa tavola. Oggi le mie paure sono scelte da me e nessuno può impormele. 
Oggi scendo in strada e cammino fiera, sulle strade difese dai giovani di ieri, accompagnata passo passo dai fantasmi della giovinezza strappata via a tutti, ai vivi e ai morti. Oggi poso un fiore, una pietra e un bacio su tutte le tombe dei fratelli e delle sorelle, dei figli e dei genitori che hanno imbracciato un fucile per lasciarmi oggi libera di leggere Pablo Neruda, di indossare il rosso fuoco della passione, di innamorarmi di chi desidero, di essere chi voglio essere, di scegliere senza costrizioni. Il coraggio non si insegna, ma si può ricordare, e si può ricordare l'orrore, il rimpianto, le scelte difficili che ci vengono risparmiate oggi, perché qualcun altro si è sacrificato per noi affinché i nostri occhi fossero limpidi e non offuscati dal fuoco, dalla morte, dal rumore sordo delle ossa che si spezzavano, dai colpi di pistola che sgretolavano crani, dal suono lugubre dell'ultimo respiro esalato da un compagno. Sconosciuti hanno lottato per noi affinché non dovessimo mai sapere cosa significa dimenticare come si sorride. Affinché potessimo annoiarci della monotonia della vita. Affinché fossimo liberi. Ed io sono sicuramente una di quelle fortunate che non ha dovuto scegliere se vivere o morire, e nel vivere, come vivere. Sono una di quelle anime che hanno la fortuna di poter dimenticare di essere libere, che possono scegliere quale musica ascoltare, quali libri leggere,quali persone frequentare, quali opinioni accogliere. E che non deve avere paura delle proprie idee. Sono una di quelle fortunate che non si stupisce di fronte ai libri di scuola che raccontano la verità, che guarda ormai dalla pagina successiva i luoghi che hanno fatto la Storia. Sono anche una delle poche che non ha avuto l'occasione di sentire i propri nonni parlare della guerra, perché la vita se li è portati dall'altro lato del mondo, lontano da quelle serate invernali di chiacchiere e memorie con i nipoti. E così mi sono costruita la mia quota di memoria, i miei racconti partigiani, attraverso i documentari, le memorie storiche e soprattutto, la musica. Il mio primo incontro partigiano, l'ho avuto grazie ai Modena City Ramblers, grazie a un Bella Ciao cantata sul palco del primo maggio di fronte ad una ragazzina estasiata davanti al televisore. 
Un gruppo che ha sempre lottato, tramite le sue canzoni, per il rispetto di diritti che questi nonni, questi compagni di giovinezza passata, hanno strappato palmo a palmo, pugno a pugno, vita a vita, a coloro che volevano imporre un solo modo di esistere. Ma le lacrime, quelle vere, sono arrivate con "Appunti Partigiani", un album interamente dedicato a questo periodo che troppo spesso si ricorda superficialmente, ma che in realtà si tende ad obliare. Perché fa male sentir parlare di stupri, violenze, esecuzioni sommarie, torture e fosse comuni. Spacca il corpo sapere che quelle gioventù sono a un passo dal nostro presente, intrappolate in una foto in bianco e nero come in un incantesimo crudele. Dilania l'anima sapere che quei vecchi, che oggi siedono sulle loro seggioline, fragili e anche un po' dimenticati, sono stati nostri coetanei che hanno dovuto uccidere per un ideale, sacrificare altri esseri umani e sporcarsi le mani di sangue per un futuro che noi ora diamo fin troppo per scontato. Schiaccia il cuore sapere che nel fondo di quegli occhi ci guarda un fratello della nostra stessa età, fucile in braccio come noi ora imbracciamo i nostri libri, elmetto in testa come noi ora indossiamo i nostri cappelli di lana, pelle coperta di terra come la crema che oggi idrata i nostri visi, gli stomaci vuoti come ora i nostri tavoli dopo la colazione. E lascia gonfi di lacrime immaginare chi avremmo potuto incontrare oggi lungo quelle strade se anche coloro che sono caduti fossero stati risparmiati. Quali storie, quali amori, quali amicizie, quali vite si sarebbero intrecciate con le nostre e mai lo faranno? La storia di ieri influenza ancora la storia di oggi, popolando il mondo di spettri di possibilità mancate, di futuri sprangati per sempre, di esistenze mai partite, accanto a coloro che non hanno fatto in tempo a vedere la liberazione dall'oppressore. Ma "Appunti partigiani" non ci nega niente, non ci nega l'orrore, non ci nega la lotta, non ci nega i ricordi, non ci nega le lacrime. Ed io piango, piango profondamente mentre ascolto queste voci, mentre mi riempio di gratitudine, mentre mi inondo di dolore e compassione. E conto ogni lacrima che scende lungo la mia guancia: uno, due, tre, quattro. Ed ogni lacrima è per un nome che non conosco, per un volto mai visto, per una storia mai udita. Ogni lacrima è dedicata ad ogni uomo, donna, bambino che ha lottato per me, figlia inconsapevole della rivoluzione, per un'anima ancora non nata ma già pensata, per una sorella di un popolo che mi ha abbracciata quando ancora non ero che vento tra gli alberi, per essere stata protetta quando ancora non ero altro che luce solare. La nostra è una generazione nata amata, come se in fondo fossimo tutti fratelli. E di fronte a tanta generosità, mi accorgo che le lacrime non bastano, le rughe sulla fronte non sono sufficienti, le strette al cuore non ripagano, le orecchie tese non sono nulla. 

Forse, allora, devo provare a sorridere
e sorridendo sussurrare la parola più importante: Grazie.  

Duille




"Quando l'ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere" (Bertold Brecht)

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