domenica 23 agosto 2015

Un giorno di ordinaria follia

In quanto ansiosa sociale mi sono abituata negli anni a non sorprendermi troppo di fronte alla mia apparente, insensata follia. Sono avvezza a tutte le forme di paura che mi si presentano davanti al naso come sempre nuovi e originali tipi di sushi, ciascuno avvolto nel suo simpatico abitino di salmone, tonno, polipo, anguilla, e su letti di riso, tofu o alga nori. Insomma, la varietà non manca nella mia vita. Mi rendo conto però che tale consuetudine non sia altrettanto consolidata tra voi comuni mortali baciati da follie alternative alla mia. E così ho pensato di attingere al mio già ricco archivio di episodi di vita costellati dalla mia fedele compagna di avventure e raccontarvi un giorno di ordinaria follia alla Duille. 
Domenica scorsa i miei amici hanno organizzato una gita in un paesino nei dintorni della mia zona, un piccolo borgo sul cucuzzolo di una collina immersa nel verde, in cui si teneva una delle tante manifestazioni medievali che vanno tanto di moda, almeno qui al Nord. Sulla carta, un'uscita perfetta: boschi, medioevo, frescura dei colli, amici, tutto sembrava prefigurare una giornata indimenticabile. E non solo! Si stava anche avverando ciò che la me adolescente aveva sempre desiderato: fare parte di un gruppo, poter vestire i panni della mia età, essere cercata e non cercare, essere il famoso stelo d'erba nel prato e non la solita erbaccia che cresce solitaria, inevitabilmente incompresa, strutturalmente diversa. In una parola, essere normale, per una volta. (E direi che con questa affermazione mi sono proclamata regina degli sfigati, ma che ci volete fare, ho avuto una vita triste e solitaria, ma vissuta con molta dignità...più o meno). Ma mentre la me adolescente esultava con tanto di pon pon e maldestre esibizioni acrobatiche, la mia parte adulta si ritrovava a fare i conti con la suddetta grande compagna di viaggio, l'ansia sociale, che stava già sguinzagliando la sua squadra di guastafeste per, appunto, guastarmi tutto il divertimento e rendere questa giornata perfetta il solito inferno emotivo per me e per il mio povero stomaco, già rassegnato ad una nuova prova di contorsionismo estremo. E' iniziata così la consueta riunione condominiale, che ha assunto all'incirca questi toni:  
Rimugiserpe: Cara Duille, ma sei sicura che sia il caso di andare? Non mi sembri proprio in forma. Guardati! E' da ieri sera che stai cercando di tenerci fuori dalla questione, senza successo tra l'altro, come puoi vedere. E poi, non hai bisogno di sbatterci fuori dalla tua mente, noi siamo qui per aiutarti! Pensa un attimo alle terribili situazioni a cui potresti andare incontro una volta lì: magari sarai costretta a partecipare a quei terrificanti giochi medievali, oppure ad uno degli spettacoli. Sarebbe mortalmente imbarazzante dover scappare a gambe levate dal panciuto bardo di turno, e per di più davanti a tutti. 
Procione iracondo: Infatti, alla tua età non ti puoi mica rifiutare. Cosa sei, una poppante che si nasconde tra le gonne della mamma?  
Rimugiserpe: Procione ha ragione. In più, non ti dimenticare con che tipo di persone ti stai avventurando lassù. I tuoi  amici sono tipi che amano lanciarsi in ogni attività che passa loro sotto il naso, sono come orsi bulimici davanti ad una dispensa di miele e non esiteranno a trascinarti con loro in questo turbine zuccherino. Credi forse che rispetteranno la tua, diciamo, particolarità? Dovrai puntare i piedi per non essere coinvolta e questo lo sai bene. 
Procione: E tu non sei esattamente una cima in queste cose! Vuoi che tiri fuori l'album dei No mancati per rinfrescarti la memoria? L'ho appena rilegato in pelle, così non si rovina. 
Rimugiserpe: Magari dopo Procione, non credo che Duille abbia bisogno di vedere i tuoi noiosi album ogni santa volta che discutiamo di qualcosa con lei. Diventi pesante. 
Procione: Ma strozzati con una ciambella al cioccolato!
Rimugiserpe: Che signore che sei, Procione, davvero un signore. Direi che dopo questo illuminante esempio di diplomazia possiamo tornare a noi. Come diceva Procione con parole a dir poco discutibili, sai bene che ogni decisione comporta prima una lunga discussione con noi del Serraglio. E sai anche tu che ad ogni tuo No seguirà l'inevitabile, corretto rimprovero di Procione.
Procione: E gli album stavolta non te li eviterà nessuno! Ah ah! 
Rimugiserpe: Credi che sarai in grado di sopportare la vergogna e la rabbia conseguente al tuo tirarti indietro da attività che sai bene vorresti fare? 
Io: Ma magari stavolta riuscirò a superare alcuni dei miei limiti. In fondo, ho fatto tanti progressi, non sono più la persona che ero prima. 
Procione: Ma che stai dicendo? Ti devo ricordare che ieri non sei neanche riuscita ad andare in edicola a comprare la rivista che volevi? Te lo devo proprio ricordare? Serpe, tienimi perché sto per tirare fuori l'album dei fallimenti e il frustino abbinato! Tu, mia cara, vivi nel mondo dei sogni. Guarda la realtà! Sei ancora ai piedi della scala che devi salire e emotivamente sei come un ciccione di duecento chili con in mano una scatola di biscotti al burro. Smettila di illuderti e dai retta a Serpe, altrimenti ti dovrò far ragionare io a suon di esempi. 
Fortunatamente, il Procione non aveva poi tanta ragione, dopo tutto. Un minimo di scalini li avevo saliti, almeno quelli sufficienti a vedere le reali dimensioni degli esseri con cui mi confrontavo abitualmente, al punto da sapere che praticamente tutto quello che quei due avevano detto, facendo le parti del poliziotto buono e di quello cattivo, era falso, falso su tutta la linea.  
Ero abbastanza forte da dire no e i miei amici sufficientemente sensibili da non forzare la mano. Anche io avevo iniziato a creare i miei album, e dicevano cose diverse da quelle del Procione! Così, dopo aver preso la ramazza più incattivita dalla vita trovata nel ripostiglio mentale, li ho sbattuti fuori dalla mia mente come facevano le tettute massaie di altri tempi con i topi. Inseguita dai loro borbottii e con il pipistrello che volava sulla mia testa, sono comunque partita con i miei amici, determinata a non farmi terrorizzare da questi terroristi psicologici, e ho tenuto duro finché mi sono calmata a sufficienza da rivestire la loro porta di cotone di serenità. Non proprio lana di roccia, ma sempre meglio che niente. La giornata è proceduta bene e mi stavo seriamente divertendo, almeno fino a quando non è accaduto il dramma, la catastrofe delle catastrofi: si è presentato così, di punto in bianco, un amico di uno dei miei amici, che IO NON AVEVO MAI VISTO!!! Inutile dirvi che neanche la più solida ovatta zen avrebbe potuto contenere il serraglio di fronte ad una ghiottoneria simile! Hanno sfondato la porta come un fiume in piena, con la bavetta golosa che colava dai loro musi, e si sono piazzati strategicamente come una legione romana, adottando quello che chiamo lo schieramento a Sandwich: il Rimugiserpe ha preso possesso dell'orecchio destro, il Procione di quello sinistro (portandosi dietro i suoi amati album dei miei fallimenti) e il Pipistrello ha volato direttamente sulla testa del nuovo arrivato, rendendolo un incrocio tra un cinghiale, un boia senza cappuccio e un clown pazzo. Conseguenza inevitabile: trasmutazione immediata in un tronco d'albero spennacchiato, conversione istantanea in una statua di marmo dopo l'incontro con Medusa. 
Avrei voluto tanto possedere uno di quei costumi anti stalking che usano in Giappone, di quelli che ti permettono di mascherarti da distributore automatico di snack. Certo, nel mio caso ci sarebbe voluta la versione alpina dello stesso travestimento, ma mi avrebbe comunque fatto comodo. La scena sarebbe stata più o meno questa: "Piacere, sono Tizio". E subito dopo, SWISH! stava porgendo la mano ad un pino. Ma purtroppo non sono nata per essere un camaleonte, né possedevo uno di quegli utili costumi da mimetizzazione, quindi mi sono limitata a diventare la copia cartonata di me stessa. Sorriso plastificato, movimenti meccanici alla C3PO e tentativi sfinenti di apparire brillante e simpatica. Improvvisamente ero stata catapultata fuori dalla zona aurea dell'integrazione ed ero finita di nuovo in panchina alla ricerca affannosa di un modo per varcare i confini di questo Stato di Grazia come l'ultimo immigrato con le scarpe bucate. Quando si dice che basta un niente per mandarmi in crisi, dico davvero. Basta un nuovo incontro, una deviazione dal piano originale, un imprevisto e tutto si ribalta, cambiano le luci e il modo di percepirmi e, come una statua di Giano bifronte, la mia parte più sicura e autentica viene sostituita dalla sua controfigura terrorizzata dalla vita. E riuscire a riprendere il controllo del mio corpo diventa abbastanza complicato, anche perché improvvisamente mi ritrovo a camminare su uova di Alien pronte a schiudersi e masticarmi viva, oppure su lande di biscotti friabili. Un passo falso e si cade di sotto, nelle fauci del Procione. Quindi, movimenti cauti, da gatto in agguato, circospetto, ma fingendo una naturalezza che prego sia diventata abbastanza credibile dopo anni di allenamento. In sostanza, divento Benjamin Malausséne dopo aver preso tre Valium ("il valium mi avvolge il corpo di nuvole, senza cambiare nulla allo stato dei nervi. Visto dall'esterno, sembro in estasi, dentro invece friggo, come una bobina elettrica che non smette di bruciare"). Dovete sapere che quando si è in questa particolare situazione interiore, diventa difficilissimo capire come distribuire l'attenzione: so bene di dovermi concentrare all'esterno, sulle persone che mi circondano, sulle parole che sento e sulle risposte che do, ma dentro di me si sta svolgendo un attentato alla Bruto vs. Cesare, quindi spesso mi ritrovo a mettere il pilota automatico mentre mi riparo dagli affondi di spada del Procione, appena digievoluto per l'occasione nella sua versione albina da Supersaian. Totalmente concentrata all'interno, non riesco a fare altro che difendermi dalle parole del Procione studiando ogni mio movimento, la postura del mio corpo, lo spazio che occupo, l'espressione facciale, le parole che pronuncio, il numero di silenzi, le informazioni che divulgo, tutto pur di arrivare preparata al prossimo attacco del Procione. 
"Sei troppo silenziosa, parla di più! Ma dì qualcosa di intelligente, smettila di fare battutine stupide! Sì, ma non ti ho detto di fare la maestrina, non stai mica facendo un test di intelligenza! Ed eccola che è tornata al silenzio. Cos'è, non riesci a trovare una via di mezzo tra il mutismo e la logorrea? Cribbio, partecipa un po'! E non ti azzardare a dire cose a caso! Almeno hai sentito quello che ti hanno detto? E non provare a dare la colpa a me, sei tu che non sei capace di conversare. Te l'avevo detto che dovevi restare a casa, ma no, tu dovevi fare di testa tua... E COSA STAI FACENDO CON QUELLE MANI? Non lasciarle lì come due tentacoli di polipo! Ma non incrociarle! Lo sai che dicono che sia un segno di diffidenza e chiusura! E trova un posto in cui metterti. No, lì no, sei troppo fuori dal gruppo. No, neanche lì, sei troppo vicina! Non rimanere indietro! Non stare sempre vicino alle stesse persone, spostati un po'! Mamma mia, sto lavorando con una polpetta di patate, non con una persona". Questo il genere di frastuono che mi affolla la mente. Mi sorprendo di non essere apparsa come un orso che balla il tip tap, in effetti. Fuori potrò sembrare (spero) un normale essere umano, ma dentro ho i colori di guerra, la fascetta di rambo, il kilt di William Wallace, Pungolo (la spada di Frodo) e le Uzi di Lara Croft. Diciamo che in quell'occasione è andata anche meglio del solito, perché, nonostante dovessi interagire con quello che credevo essere un Nazgul, e nonostante dentro di me ci fosse la guerra civile,sono riuscita a mantenere un certo contegno senza desiderare bramosamente di nascondermi sotto il tavolo, sulla cima di un albero o tuffarmi nell'ombra di qualche amico che si trovava con me. Questo non toglie che sono tornata a casa stanchissima, piena di dubbi e molto confusa. Se quindi dovessi fare un bilancio della giornata, dovrei ragionare a doppio binario: sul primo binario c'è il piano del reale e, da quel punto di vista, la giornata è stata fantastica, tutto quello che avrei potuto desiderare: le sensazioni del viaggio, il benessere dello stare insieme, la bellezza di essere cercata e voluta genuinamente, lo spettacolare borgo, la natura, le passeggiate, gli spettacoli (niente coinvolgimento del pubblico adulto, caro Rimugiserpe!), la tranquillità con cui sono stata accettata interamente, comprese le mie follie, la magia delle cose semplici insomma, che per me hanno un valore analogo all'allineamento dei pianeti! Dall'altro lato abbiamo il binario dell'ansia sociale: da quel punto di vista poteva decisamente andare meglio, ma anche peggio. Ha un po' guastato l'idillio in cui mi trovavo, mi ha fatto faticare e poi mi ha costretta ad un difficile confronto con il Serraglio che si è prolungato fino alla sera del giorno dopo, lasciandomi scontenta, insoddisfatta e arrabbiata con me stessa. Ma, alla fine, ce l'ho fatta, sono riuscita a gestire la situazione se non come un'esperta giocatrice, almeno come qualcuno che, finalmente, conosceva le regole del gioco. Una degna conclusione di un altro giorno di ordinaria, straordinaria follia. 


Duille 

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