domenica 3 gennaio 2016

Sir Capodanno e i suoi lustrini.

Capodanno.
Io ODIO Capodanno. Se Pasqua mi è del tutto indifferente e l’Epifania mi compra prendendomi per la gola, Capodanno mi fa salire l’istinto omicida e l’odio nei confronti dell’umanità tutta. Capodanno è una festa pretenziosa, altezzosa e dannatamente esigente! Insomma, chi può competere con una festività che ha come suo mantra il divertimento sfrenato dal tramonto all’alba (ma senza vampiri)? 
Capodanno è l’incrocio tra un tamarro discotecaro e un baronetto inglese. Personalmente l’ho sempre immaginato come una sorta di aristocratico allevato secondo solidi principi calvinisti, del tipo orat e laborat, che inevitabilmente finisce col ribellarsi alla morale medievale ritrovandosi agli arresti per aver rapito una capra e tentato di venderla su Ebay; uno di quei figli della società bene, i cui genitori frequentano i country club e nel tempo libero si divertono a perpetrare la tradizione familiare facendo sentire inadeguati i propri figli, no matter what; uno di quei figli che poi, in un contesto di pari, riversa la propria frustrazione facendo sentire il prossimo importante come uno stuzzicadenti usato da un tricheco con l'alitosi. Ecco, per me il Capodanno è questo: un’ape regina dai tratti sadici. Puzza sotto al naso, abito di paillettes, sguardo annoiato e gusto per la trasgressione, il Capodanno smarca tutte le altre feste in fatto di anima festaiola e tendenze del momento, dettando legge su cosa si debba fare per passare l’ultimo dell’anno in modo da non finire nella lista nera degli sfigati. Perché puoi anche spendere tutti i giorni della tua vita facendoti venire le piaghe da decubito giocando ai videogiochi o facendoti esplodere i capillari oculari a furia di guardare serie tv, ma l’ultimo dell’anno se non ti ritrovi a spaccarti di cocktails con un milione di amici finché il tuo sangue potrà essere usato come bevanda alcolica da offrire agli ipotermici, beh, allora sei ufficialmente uno sfigato, un reietto della società, una persona triste che non è riuscita neanche a farsi invitare dal vicino di casa alla festa del suo oratorio. Quante persone si sono sentite allegre come un verme all’amo mentre, l’ultimo dell’anno, reggevano un bicchiere di plastica pieno di spumante da quattro soldi, circondati da una manciata di parenti che facevano il conto alla rovescia davanti al concertone di anime disperate su Rai 1? Quanti hanno scoperto una strana affinità emotiva con la pasta scotta mentre la loro anima si prosciugava giocando al tradizionale tombolone? 
E tutto questo forse perché la famiglia sembrava uscita dalla soffitta insieme al servizio buono delle grandi occasioni o perché la tombolata era noiosa? No! Nella maggior parte dei casi questa sensazione di mollezza nel fondo dello stomaco era dovuta solo a lui, lo spocchioso Capodanno, e al suo maledetto manuale dell’ultimo giorno dell’anno. A lui, che non accetta come outfit tutone in pile e babbuccia calda, a lui che non sopporta la mischia generazionale, a lui che impone lo sballo senza tenere conto che magari sei astemio, diabetico o emotivamente arido (e felice di esserlo). Se il Capodanno fosse solo una festa come tante, senza tutto quell’entourage di idiozie riassunte nel celebre detto “Ciò che fai a capodanno, lo fai tutto l’anno”, forse ce lo godremmo di più, senza quell’ansia da prestazione che fa collassare tutti ore prima dell’inizio del conto alla rovescia, a causa del vestito da indossare, rigorosamente estivo anche se il Polo Nord si è parcheggiato fuori dalla porta di casa, del luogo elegante ma giovanile da trovare, della musica adatta sia all’amico amante dell'elettronica sia alla ragazza che non vive un giorno senza Laura Pausini, della giusta dose di alcool (abbastanza da bastare per tutti ma non troppo da alludere a qualche problemino di alcolismo) e poi, il dilemma dei dilemmi: fare il trenino è ancora “in”? Alla fine di tutto e dopo attente riflessioni, sono giunta alla conclusione che forse ci danniamo a festeggiare il capodanno perfetto perché in fondo non sappiamo con certezza se stiamo assistendo alla nascita di un nuovo anno oppure ad un funerale particolarmente chic. Per sicurezza, meglio sbronzarci su.
Duille

     

3 commenti:

  1. Sei geniale. Punto. Mi piace tantissimo leggerti!
    Io credo che l'uomo festeggi il Capodanno per abitudine. Il Capodanno segna quel passaggio tra un numero ed un altro che per almeno due mesi mette tutti in confusione (scriveremo 2015 per i prossimi due mesi anche se siamo nel 2016) e festeggiarlo serve per entrare nell'ordine di idee che dobbiamo giarre il calendario... :D

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    1. Oh cielo, ho letto ora questo commento (grazie blogspot per non darmi mai notifiche!). Grazie mille per i complimenti, sei davvero carina! E sì, concordo con te, si tratta più di un'abitudine che altro! ^_^

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    2. Ahahha meglio tardi che mai ;)

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