domenica 29 maggio 2016

Condivisite acuta

Oggigiorno per ogni cosa esiste un microcosmo corrispondente, soprattutto per la realtà dell'hobbistica. Chiunque si voglia avvicinare a queste realtà alternative finirà inevitabilmente con il diventare un astronauta, un personaggio alla Star Trek che approda su un pianeta sconosciuto, con le sue regole, il suo sistema sociale e le sue gerarchie. Tra questi, uno di quelli più antichi è il pianeta Leggio, dove spopolano i lettori nelle loro più diverse sfumature di fanatismo. I lettori sono sognatori, maestri dell'escapologia fantastica, divoratori di storie come il serpente Rosicchiamondo di Stranalandia e, nella maggior parte dei casi, terribilmente gelosi della loro collezione di volumetti. Li trattano come figli, li accarezzano, concedono loro sguardi amorosi che i fidanzati possono solo sognarsi e difficilmente permettono loro di finire in mani altrui. Solitamente hanno una lista brevissima di fedelissimi a cui hanno precedentemente richiesto curriculum, referenze e ispezione della libreria domestica. 

Ovviamente però, come ci insegna la terza legge della mucca lilla e, credo, anche la sociologia, là dove c'è una maggioranza, si annida sempre anche una minoranza, e in questo caso questa piccola fetta del grafico a torta è formato da lettori diversamente gelosi che, lontano da sguardi indiscreti, si scambiano libri in vie secondarie a cui si accede solo conoscendo la parola d'ordine. Sono i lettori indisciplinati, come la sottoscritta. Tra di noi si annoverano i lettori prestanti (quelli che prestano i libri), i lettori post it (quelli che scrivono sui bordi delle pagine), i lettori neon (quelli che evidenziano le frasi che amano di più) e i lettori sbrodoloni (quelli che rovesciano di tutto sopra i libri). Siamo tanti e tutti diversi, ma oggi  ci concentreremo solo sulla prima categoria, quella dei lettori prestanti. La domanda che tutti i bibliofili si pongono è sempre la stessa: cosa ci spinge al prestito? Autolesionismo? Ebrezza per il rischio? Follia? I motivi sono tanti, ma sicuramente non è il disinteresse o la superficialità che muove le nostre azioni. Io, per esempio, amo i mie libri come il più incallito dei bibliofili, di molti ricordo addirittura il momento dell'acquisto. In più sono terribilmente nostalgica, credo che in ogni oggetto si instilli una perla di memoria, che nella mia fantasia ha la forma di una goccia di miele che cade diretta dalla mia mente nelle fibre di un vecchio paio di pantofole, nel freddo metallo di una mollettina per capelli da quattro soldi o tra le pagine di un libro, appunto. Questo fa di me una vera accumulatrice compulsiva di tutto ciò che ai miei occhi è un contenitore di ricordi, ma che nella realtà sono scatole e scatole di cianfrusaglie che di poetico non hanno nemmeno l'alito. Quindi, sulla carta dovrei essere una specie di Gollum del libro che abbraccia i suoi preziosi volumi sibilando "I miei tessoooriii". E invece no.
Io sono una di quelle lettrici che, pur ripromettendosi di non prestare mai ad anima viva i suoi tomi, finisce sempre col tradire la propria parola, consegnando i propri amati nelle mani di amici e parenti. Il problema è che io soffro di condivisite acuta, una malattia del bibliofilo che è molto più diffusa di quanto si creda. La condivisite fa sì che il lettore senta un irrefrenabile impulso non solo di leggere, ma anche di commentare, consigliare e discutere di libri. Se la congiuntivite si palesa con sintomi che riducono la distanza che separa l'essere umano dal pesce telescopio, la condivisite si manifesta con uno strano brillo negli occhi facilmente confondibile con lo sguardo sadico di un serial killer di fronte alla sua preda. E' un impulso irrefrenabile che ci impone di condividere con qualcuno un libro, e la gravità del disturbo è direttamente proporzionale all'apprezzamento del volumetto che abbiamo letto. Credo che se ci imponessimo di resistere all'impulso di condividere, in qualche modo finiremmo con il gonfiarci come dei palloncini diventando molto simili alla prugnobimba della Fabbrica di Cioccolato. Io soffro di condivisite da moltissimo tempo e questo è il motivo per cui, anche se mi riprometto di perseguire la strada della custodia esclusiva dei miei volumi, finisco sempre con il prestarli, posseduta come in un film horror di quart'ordine dal demone dell'entusiasmo. Naturalmente i bibliofili smeagoliani hanno perfettamente ragione nel non affidare i propri libri a mani indiscrete perché i libri, quando sono prestati, non sai mai se tornano all'ovile e, anche nel caso in cui tornino, non sai mai in che condizioni ritornano. Io stessa ho libri che hanno preso il volo e non sono mai più tornati (andati ad Honolulu come Merlino?), altri che si sono fatti vacanze lunghe mesi, a volte addirittura anni, per poi magari tornare da me con una recensione negativa del lettore di turno. Altri libri sono tornati a casa inzuppati come pulcini per uno sfortunato incontro con una vasca da bagno piena, per una pioggia particolarmente intensa o semplicemente perché erano troppo vicini alla brocca dell'acqua. E poi ci sono i libri che si sono portati dietro souvenir a forma di gocce di té, di chiazze di marmellata o addirittura di macchie di Rorschach fatte con la tinta per capelli (grazie mamma). Molti libri mi tornano spettinati, con orecchiette agli angoli delle pagine, oppure ingravidati di fogli di carta, ricette del medico, biglietti del tram, numeri di telefono, liste della spesa. Sono libri vissuti da altri, oltre che da me.  Se ci si pensa bene, però, questo di per sé non è male, soprattutto se si è una collezionista di memorie come me. Guardano quelle macchie, quelle pieghe, quelle grinze sui dorsi di copertina, riesco quasi a vedere la goccia di miele caduta dalla mente di qualche amico e che ora è diventata parte della cellulosa di quelle pagine, proprio accanto alle mie. E' l'apoteosi della condivisite.

Duille 

 

2 commenti:

  1. Beh...io adoro i libri "ingravidati". Per questo amo il mercatino dell'usato :D

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    1. Anche io, tantissimo! E' lo stesso motivo per cui mi piace prendere i libri in biblioteca...a volte ci trovi dei piccoli tesori! :D

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