lunedì 23 maggio 2016

Topiche dell'ansia sociale

Sigmund Freud, nella sua esplorazione della mente umana, aveva intuito ciò che Shrek avrebbe poi ampiamente riassunto in una sua celebre frase: gli orchi sono come le cipolle. E la mente umana è come un orco. Cipollosa. In quanto essere bulboso, la nostra testolina non può certo essere liquidata in una descrizione di poche righe. Infatti il primo strizzacervelli della storia gli ha dedicato non una, ma ben due classificazioni, a cui ha dedicato libri, seminari, articoli e, secondo me, anche parecchi sollevamenti d'occhi dei parenti durante il Natale. Freud ha chiamato queste classificazioni TOPICHE. 
Nella prima topica Freud ha avuto una visione alla Titanic: un iceberg, le cui parti sommerse rappresentavano l'inconscio, quelle a pelo d'acqua il preconscio e quelle su cui bivaccano abusivamente pinguini imperatore e orsi polari, il conscio, o la coscienza, come preferite. La seconda topica era più simile ad una linea del tempo, in cui ogni parte occupava un posto nella storia dell'uomo: la preistoria, con i suoi uomini tutto pelliccia, clave e suoni gutturali, era l'Es. Nell'epoca delle grandi monarchie illuminate era localizzato il Super Io, che però poteva velocemente scivolare verso l'epoca dittatoriali, facendosi crescere inquietanti baffetti a spazzola. Infine, l'epoca moderna era caratterizzata dall'Io. Queste due topiche si incastravano insieme come quei bellissimi rompicapi in legno che restano tali (ovvero bellissimi) fino a quando non vengono lanciati con violenza contro lo stesso muro che ha già visto l'assalto della sveglia insolente. Riflettendoci, sono giunta alla conclusione che anche l'ansia sociale possa essere organizzata in due topiche: la prima topica è quella del Serraglio, un A-team formato dal Procione incazzato alla batteria, pronto a suonarci come tamburi, alla voce il Rimugiserpe, che ci dedica le più accorate canzoni di scoraggiamento, e al basso il pipistrello, che ci regala quel sound traumatizzato che ci contraddistingue. La seconda topica invece, nella mia esperienza, vede lo sdoppiamento (strippiamento?) della mia persona in tre, ovvero tre versioni di Duille che convivono nella stessa stanza, con letto a castello, tavolo e un bel pavimento di parquet. 
La prima Duille è quella panica: è la prima a svegliarsi, l'ultima ad andare a letto e la più celere a rispondere al campanello che annuncia il postino e la sua lista dell'attività del giorno. Ad ogni missiva, la sua reazione è sempre la stessa: urla da albatros, corsa intorno alla stanza come se fosse inseguita da uno sciame di vespe e lacrime che bagnano il pavimento causando non pochi scivoloni. La Duille panica non argomenta, non spiega, non parla. Lei piange e urla come se avesse nell'ugola l'ibrido di un maiale davanti alla mannaia, una scimmia urlatrice e una sirena particolarmente ligia al suo dovere. 
La seconda Duille è quella razionale: vive, mangia, prega e ama indossando sempre lo stesso tailleur grigio con decollete dal tacco anziano, occhialetti tondi e crocchia professionale ad abbottonarle la nuca. La sua vocazione è quella dell'analista e la sua massima aspirazione è calmare la Duille panica a colpi di discorsi perfettamente sensati. O almeno, a calmarla abbastanza da evitare l'ennesima fossa ad anello sul pavimento causata dalla sua corsa. Inutile dire che è tutta fatica sprecata, perché raramente le sue parole, lucide come un foglio di acetato e scritte in perfetta calligrafia nell'aria, riescono a sovrastare le urla paniche quel tanto che basta per arrivare alle orecchie della Duille panica. E anche quando il miracolo accade, l'effetto benefico dura il tempo di un respiro di sollievo, per poi ripristinare il giusto caos interiore che fa tanto casa.  
In tutto questo parapiglia di parole, urla, scope dei vicini che sbattono sul soffitto e cani del quartiere che abbaiano allarmati, c'è lei, la terza Duille, la Duille della spontaneità: eternamente relegata in sottofondo, ha la voce di una puntina sul disco di vinile, inudibile a meno di non fare silenzio. E' lei che cerca di dirmi come mi sento davvero rispetto all'attività proposta, ma invano, perché spesso non la riesco a sentire. Tuttavia talvolta, durante il riposino recupera-energia della Duille Panica e mentre la Duille razionale è intenta ad organizzare i suoi appunti in vista del secondo round, la Duille Spontanea si siede sul pavimento della camera, le gambe incrociate e il viso concentrato, a leggere la lettera postale. E in quel momento di silenzio, fa sentire la sua ruvida voce da grammofono, sussurrando uno slancio di entusiasmo, un caldo moto di tenerezza, un rotondo sguardo curioso da gatto, ma anche un totale disinteresse, il fastidio di una cosa non gradita, a volte persino il rifiuto. Lei è l'unica che dice la verità, con la sua voce croccante avvolta in strati di ovatta e anni. 
Il resto, è solo rumore. 

Duille


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