sabato 2 luglio 2016

Lettera agli amanti estivi

Passi veloci sul pavimento. Piedi nudi che macinano il terreno. Una sedia stride sorpresa di fronte allo spostamento prodotto dalla mano nervosa che l'ha agguantata di sorpresa. Tonfo di corpo sul sedile, dita veloci che si allungano sulla tastiera. Pensieri che saettano dal cranio direttamente alla punta delle dita. Una lettera è in arrivo. E non è una lettera allegra. 
"Caro amante dell'estate, 
tu non mi conosci, probabilmente non bazzichiamo neanche le stesse zone. In realtà potresti avermi vista di sfuggita, durante il  tuo inneggiare alla bella stagione. Sono la tizia accartocciata sulla panchina, col fiato corto, o quella che cerca l'ombra come un pipistrello cerca il buio. Probabilmente non mi hai degnata neanche di uno sguardo, mentre ti godevi quel sole arcigno e perché avresti dovuto? Chiaramente non faccio parte del fan club dell'estate. Ti scrivo, anche se non mi conosci, perché vorrei farti una domanda: come fa a piacerti l'estate? Cosa ha di così allettante questa stagione da farti gridare di gioia nel momento in cui strappi dal calendario la pagina di maggio e vedi sbucare giugno in tutto il suo ardente entusiasmo? Perché forse il problema sono io, o forse viviamo in due realtà climatiche parallele. La verità è che io non trovo niente di buono nell'estate, o almeno non in quella che si adagia sulla mia schiena da giugno a settembre in questa specie di pozza mancata che si chiama Pianura Padana. I problemi fondamentalmente sono due: il caldo e il sudore. Partiamo dalla cosa peggiore, ovvero quella specie di griglia da barbecue in cui vengo posata nei mesi estivi trasformandomi in una salsiccia a contenuto grasso variabile. Hai presente cosa succede alle salsicce sulla griglia? Si arrostiscono, assumono colorazioni fuliggine e SUDANO. Sudano come se non ci fosse un domani, sudano come se avessero una pistola puntata alla tempia, perdono liquidi come un gavettone bucato. E anche io, salsiccia umana, sudo come se fossi affetta da un esodo di massa dell'acqua corporea. Cos'è, le particelle d'acqua abbandonano la nave che affonda come i topi del celebre motto? Sanno qualcosa a me ignoto? Perché io, invece di scappare, corro ai ripari di fronte a questa fuga liquida! Mi spunta un terzo braccio (o forse è un corno?) a forma di bottiglia, che è la mia unica fonte di vitalità ed evita fastidiosi cali di pressione che mi annebbiano la vista e mi intontiscono neanche mi fossi scolata il proverbiale shottino di troppo. Tutto questo sudare, intontirmi e reidratarmi si somma ad una cappa di calore che si adagia stile coperta di lana, di quella che pizzica, e che mi rende estremamente consapevole della massa di ogni pianeta del sistema solare ora accoccolatosi sulla mia cervicale e, contemporaneamente, mi permette di identificarmi completamente nella mela caduta sulla testa di Newton ormai secoli or sono. 


Sì, sono consapevole del mio corpo, che per questi tre mesi sviluppa una specie di infatuazione molto potente per il pavimento. Diciamo che la sensazione che provo spostandomi per il mondo è quella di avere la stazza di un lottatore di sumo fuori allenamento avvolto in una pelliccia d'orso. Ogni ossicino, ogni granello di carne pesa come se fossi in un ascensore che sale ad altissima velocità. Divento un'incudine praticamente! Potrai quindi capire che deambulare diventa abbastanza difficoltoso, anche con il terzo braccio a bottiglia. Ragazzo, io MUOIO DI CALDO in questa estate umidiccia di pianura che si è portata via il vento lasciando in baratto una sauna a cielo aperto che deprime anche i capelli, decisamente ad un passo dal suicidio. E non voglio neanche toccare l'argomento ceretta! Su quello facciamo che stendo un velo pietoso per non traumatizzare ulteriormente gli animi. Ma anche così, la questione è tutt'altro che esaurita: l'estate non è solo un dramma per il corpo, che mi trasmuta nel lupo ripieno di pietre dei sette capretti, ma anche per la mente!!! In estate soffriamo in due: io, che collasso ad ogni angolo di strada e riscopro una certa affinità con i vampiri, e il mio povero criceto cerebrale, chiaramente affaticato dentro la sua pelliccia. Guardalo, fa quasi pena lì appeso alla sua ruota come un vecchio paio di calzini brutti. Ci prova a tirare avanti, gira su quella rotella mettendocela tutta, ma lo vedi che arranca, va in iperventilazione ogni cinque minuti, lasciandomi troppo spesso a dovermi gestire con il pilota automatico (ti assicuro che non è il massimo della vita). A volte ho addirittura la sensazione di avere la testa dentro un acquario pieno d'acqua, tipo un palombaro al rovescio, o che una nuvola sia entrata nella testa passando per un orecchio, mentre dormivo. Si può avere la testa piena di nuvole? 
E' diverso dall'essere TRA le nuvole, perché lì è la testa che va a prendersi una tazza di té sul soffitto, come nella scena di Mary Poppins, mentre qui è una vera invasione di casa e le nuvole, si sa, sono fatte di aria e acqua. Quindi, ricapitolando: palude nell'aria, palude nella testa e un sole cocente a farci bollire per bene come delle patate. Il che mi riporta alla domanda originale: cosa diavolo ti piace dell'estate? Ti piace il caldo torrido? Il biglietto lasciato dall'anima che si accomiata fino al ritorno del vento del Nord? Il criceto a cui devi fare la respirazione artificiale ogni mezz'ora? La convinzione che, entro settembre, ti cresceranno le branchie? Cosa, cosa santo cielo, cosa? Forse sei un alieno che ha vissuto sempre su Mercurio, oppure sei un mutante, tipo la torcia umana, che del fuoco se ne infischia. O magari sei molto religioso e vuoi espiare in questo modo i tuoi peccati, invece di rovinare il tuo corpo con digiuni e cilici sulla schiena. O forse sei semplicemente pazzo. Certo, probabilmente la verità è che vivi in qualche zona costiera di mare o in quei paradisi nordici che sono le montagne. In quel caso, d'accordo, ti concedo una certa dose di comprensione, anche se concedimi di dirti che ti piace vincere facile! Ma se sei uno di quelli che vivono come me nella pentola a pressione della pianura, beh, allora mi dispiace, ma sei per forza pazzo, masochista o hai l'aria condizionata a casa. In tutti questi casi non posso che detestarti, caro amante dell'estate, perché in estate la mia sensibilità è evaporata insieme ai fluidi corporei, è sgusciata fuori dalle ascelle insieme a litri d'acqua. E non mi dire che quello che ho appena detto è schifoso, perché l'estate non ha niente di poetico, è proprio questo: puzza nelle metropolitane, pelli appiccicaticce e sguardi incarogniti dalla stanchezza. E' una lotta e tu, che te ne vai a zonzo felice sotto la canicola non meriti nient'altro che il mio astio, un astio stanco, certo, ma pur sempre tutto l'astio che posso rivolgere a qualcuno che non ha neanche la decenza di uniformarsi alle esigue masse che soffrono in questo momento di intenso dolore collettivo. Quindi questa, alla fine, si rivela essere una lettera di ira, come quelle che mi becco io tutto l'inverno, all'arrivo della neve o sotto lo scroscio della pioggia autunnale. Che vuoi che ti dica? Mi sembrava doveroso pareggiare i conti.
Saluti rancorosi, 
Duille."


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