domenica 24 luglio 2016

Quando il prelievo del sangue si rivela l'armadio di Narnia...

Dicono che la città di notte sia un mondo a parte, fatto di ombre e colori sgargianti, di evasione dalla quotidianità e tuffi nel dolore concentrati nell'alcolico fondo di una bottiglia. Scrittori e poeti ne hanno parlato, affascinati dall'alone decadente e romantico di quella coperta stellata capace di avvolgere tutto in un'ovatta fredda e anestetica.
Nessuno ha però mai parlato del mondo dell'alba e, vi assicuro, quello è un mondo a cui varrebbe sicuramente la pena dare un'occhiata. Non mi riferisco al mondo dei postumi della notte, quello delle walks of shame con i tacchi in mano o dei barcollamenti fino a casa con l'alito che puzza ancora di alcol. Mi riferisco al mondo che all'alba esce di casa dopo un lungo pisolo ristoratore, quel mondo che la pazza vita notturna non sa neanche che faccia abbia. Casualmente, qualche settimana fa mi sono ritrovata catapultata proprio in quel mondo brinoso da disgelo mattutino. L'occasione era il classico esame del sangue, quello che solitamente esige l'abbandono della branda in orari che dovrebbero essere resi illegali e il trascinamento fino al più vicino ospedale senza avere potuto addentare neanche l'aroma di una brioches. Un esempio civile di tortura autoinflitta, insomma. Nel tragitto da casa mia all'ambulatorio ho potuto assistere al risveglio del mondo intorno a me, scoprendo che ci sono un milione di cose che non vengono raccontate da quei pochi pazzi che si sono ritrovati a ramingare senza meta nei primi raggi di sole. Tutti parlano della brina sulle foglie, del risveglio delle margheritine nei prati, del sole che scalda la terra con i suoi timidi baci, ma nessuno parla degli stormi di piccioni che fanno feng shui aerei con la coordinazione di una squadra di nuoto sincronizzato misto alla lenta serenità degli anziani giapponesi, che sembrano avere nei loro pugnetti rugosi il segreto dell'eternità.  Nessuno parla dei folli (perché sono folli) esseri umani che alle sei del mattino fanno jogging in rigorosa tenuta sportiva in tinta e con la determinazione di un atleta olimpionico negli occhi. E nessuno, ma proprio nessuno, parla della caratteristica fauna ultracentenaria che si può incontrare all'arrivo all'ambulatorio. Perché svegliarsi all'alba quando si ha 28 anni è uno sforzo indicibile che comporta bestemmie cellulari così colorite da far vergognare anche un pirata ubriaco, ma apparentemente questa è una realtà che cessa di avere i tratti della violenza non appena le nevi perenni raggiungono i capelli dell'individuo. In effetti, quando sono arrivata alle porte dell'ambulatorio non ancora aperto (le più dolorose 7.10 della mia vita), c'era già una fila di anziani delle più diverse altezze, consistenze e morbidezze, variamente accessoriati ma tutti accomunati dallo stesso inspiegabile silenzio del meditatore e tutti apparentemente convinti che impalarsi davanti alla porta d'ingresso potesse avere qualche sciamanica capacità di accelerasse il tempo. Sembravano un piccolo esercito di terracotta cinese, perfettamente immobili nella loro armatura di camicie, apparecchi acustici, bastoni e deambulatori. Tra loro e i pinguini imperatori la differenza era minima, giusto una quota di diffidenza che li teneva ad una reciproca distanza di sicurezza...o magari temevano che, stando troppo vicini, avrebbero fatto la fine dei birilli dopo il contatto con la palla da bowling.
La cosa più strana era il contrasto tra quella marmorea immobilità da bradipo e la frizzante tensione che si sentiva nell'aria. Quelle persone attendevano l'apertura delle porte con la stessa eccitazione della sposa squattrinata davanti alla svendita nell'atelier di lusso. E io, confusa, osservavo quella elettricità calma con la sensazione di essermi persa qualche dettaglio di vitale importanza. Perché erano tutti così ansiosi di farsi bucherellare un braccio? Era noia? Erano i postumi di una notte insonne? O forse questa era la versione vetusta dello sport estremo? Le domande si affollavano nella mia mente e la situazione delle mie interrogazioni è decisamente peggiorata quando le porte sono state effettivamente aperte, venti minuti dopo. I letargici vecchini che avevano messo radici davanti alla porta come degli Ent, di colpo avevano recuperato le energie di giovani puledri e si erano gettati nell'atrio con un'ansia da saldi in un centro commerciale americano. Gente che fino a trenta secondi prima sembrava potesse inciampare nelle proprie gambe, di colpo era diventata un maratoneta che si lanciava a grosse falcate verso le scale o verso l'ascensore. Da nonno a Jess Owens in un secondo e mezzo. Come non sia esploso il cuore a tutti ha del miracoloso! Davanti a me c'erano vecchini che abbandonavano i deambulatori per lanciarsi in staffette da centometrista, altri che, togliendosi l'ossigeno con un atteggiamento da Bruce Willis in Die Hard, zompavano verso l'ascensore come canguri australiani, ho addirittura visto un anziano che saliva le scale a due a due, cosa che nemmeno io sarei riuscita a fare senza rischiare l'ammutinamento di un polmone. E tutto questo A STOMACO VUOTO! Iniziavo a sospettare che nel mezzo ci fosse qualche accordo con il diavolo, che in realtà quelli fossero cyborg travestiti da anziani o che al terzo piano, dove si trovava la stanza dei prelievi, ci fosse qualche premio che valeva assolutamente la pena ottenere. Magari ai primi cento prelievi veniva omaggiata una brioches alla crema o una scatola di lassativi (si sa, i vecchietti sono molto attenti alle loro esigenze intestinali). In ogni caso, quando sono arrivata al piano per fare l'accettazione, c'era un'aria da solotto borghese mista a catena di montaggio. Mentre gli anziani, in una forma smagliante e senza neanche un po' di fiatone, chiacchieravano amabilmente aspettando il proprio turno per il piercing ematico, dalle porte dell'ambulatorio uscivano a nastro altri anziani già bucherellati e con il loro cotoncino applicato come una medaglia al valore al braccio torturato dall'ago ipodermico. Era magia quella a cui assistevo? Il prelievo del sangue era la versione italiana e molto meno poetica dell'armadio di Narnia? Ero finita in qualche mondo parallelo? In un quadro di Dalì? In un libro di Benni? In una versione geriatrica di I love shopping? E' tuttora un mistero per me, ma di certo adesso posso affermare con cognizione di causa e con orgoglio da Guerra dei Mondi di aver visto cose che voi umani non potete neanche immaginare.
Duille    

2 commenti:

  1. Ahahahah....i vecchietti sono così...all'ambulatorio prelievi come alle terme...devono essere i primi perché, si sa!, poi loro hanno tanto da fare e mica possono perdere tempo! :D
    Non parliamo poi di come si trasformano quando c'è un rinfresco o qualcosa di simile...le loro prestazioni hanno dell'incredibile. E tu li guardi stupito e sconvolto, come se avessi appena visto davanti a te chissà quale temibile creatura... :D

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    1. Speriamo almeno di avere a nostra volta la stessa prestanza fisica davanti al buffet! :D Per l'ambulatorio prelievi invece, ne farei volentieri a meno. ^_^

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