domenica 13 novembre 2016

Pillole di bellezza: l'aviatore

Ho incontrato l'aviatore del Piccolo Principe. L'ho incontrato ad un semaforo stradale, mentre la mia vita procedeva immersa nella zuppa della sua routine. Era bello e romantico, nella sua giacca di pelle marrone pesante, con lo stemma disegnato sul lato del braccio sinistro. Lui attraversava la strada, e io lo guardavo sorpresa dall'interno dell'abitacolo dell'automobile. Non poteva avere più di cinque anni.
Aveva capelli castani, a caschetto, un taglio perfetto per indossare la cuffia da aviatore senza spettinarsi troppo, e l'elettricità nel corpo, come chi passa troppo tempo lontano dalle cose che ama. Forse stava andando a recuperare il suo aeroplano, in un angolo segreto e remoto della città, alla vista di tutti però, perché, si sa, la gente è così distratta che le cose gliele si possono nascondere alla luce del sole senza che loro neanche le notino. Ma io l'avevo visto, l'aviatore. Avevo visto lui e il violino che portava sulla schiena, protetto da una bella custodia nera. Chissà cosa ne avrebbe fatto, di quel violino. Magari avrebbe suonato una ninnananna alle stelle, per emozionarle al punto da farle brillare di notte per gli amanti nostalgici. O forse avrebbe iniziato una giga per permettere al vento di invitare le foglie secche a ballare. Avevo di fronte un aviatore musicista, qualcosa che il romanzo aveva tenuto nascosto. Un segreto, che dovevamo forse scoprire aprendo gli occhi? O un pezzetto di sé che l'aviatore aveva scelto di non raccontare? Ora me lo regalava, in quel passare pasticciato che è proprio dei bambini. Ma l'aviatore è generoso e anche a me ha voluto fare un regalo, come al Piccolo Principe. Io non avevo bisogno di una pecora, non avrei saputo dove metterla. Ma lui lo sapeva, sapeva di cosa avevo bisogno prima ancora che lo sapessi io. Voltandosi verso di me, in quella sua marcia allegra, mi ha guardata e mi ha salutata con la mano, sorridendo.
Aveva mani piccole e rotonde, perfette per un musicista volante. Io l'ho imitato e gli ho sorriso a mia volta, di quei sorrisi caldi e materni che noi adulti conserviamo gelosamente per i più piccoli, quei sorrisi di burro caldo e caramello che ci piace tanto regalare, ma che, chissà perché, doniamo sempre troppo poco. Ho agitato la mia piccola grande mano, una mano che si supponeva grande, ma che aveva scelto di mantenere le dimensioni infantili, forse nell'illusione di conservarne anche l'incanto. Di quell'illusione erano rimaste quindi solo le grandezze, mentre la vita si era portata via la morbidezza, scoprendo le nocche dure e tirando gli archi dei tendini. Le mani dell'aviatore bambino, invece, avevano ancora il candore dei cuccioli e le morbide forme delle fragole appena raccolte nel sottobosco. Il piccolo aviatore aveva però un altro regalo per me, un bel regalo inatteso, anche da un bambino: un bacio, lanciato in aria, come un fiocco di neve sfuggito alla sua nuvola. Un aviatore di cinque anni, con un violino sulla schiena e un bacio che spiccava il volo come un minuscolo coriandolo a forma di cuore. E' stato allora che ho capito di cosa avessi bisogno: stupore. Un vero momento di meraviglia, di quelli che ti fanno sentire un bel tepore nella pancia e che di colpo rilassano tutti i muscoli, perché non c'è più bisogno di tenere duro, di raccogliere tutti i pezzi insieme, non c'è niente da cui difendersi. C'è solo quel minuscolo aviatore violinista che, dall'alto dei suoi sessanta centimetri, ti insegna la vita.
Duille



2 commenti:

  1. Ciao, che belle parole, mi hai fatto quasi commuovere *_* Quel piccolo angelo ti ha regalato stupore, quello di cui avremmo bisogno ogni giorno noi adulti ormai poco abituati a emozioni simili.
    P.s. Il piccolo principe è il mio libro preferito in assoluto ^_^

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    1. E' proprio vero, mi ha lasciata proprio di sasso! Ci si aspetta un saluto con la mano da parte dei pargoletti, ma addirittura un bacio!!! Mi sono sciolta come un ghiacciolo!!! Anche io amo molto il piccolo principe, ma d'altronde, come si fa a non apprezzarlo? ;)

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