martedì 21 febbraio 2017

La La Land, che salva l'amore

C'è qualcosa di ironico nel ritrovarsi davanti alla programmazione cinematografica di questi giorni. Anzi, vorrei osare di più: quella a cui ho assistito è stata l'illuminazione sulla via di Damasco, una parabola, un proverbio cinese dentro un biscotto della fortuna, una massima shintoista che ti tatui nel cervello per non dimenticarla mai più.
E' una verità filosofica decostruita e trasformata in immagine, un esempio che vale più di mille parole, come un gesto squisitamente romantico. E ancora, è un respiro di sollievo, perché mi fa credere che esista ancora speranza per il genere umano, che mi fa auspicare che non ci siamo ancora bruciati tutti il cervello a colpi di puntate di Uomini e Donne (senza offesa, s'intende). E vi assicuro, non sto esagerando, perché sotto gli occhi, questo martedì, mi sono ritrovata un faccia a faccia da fine del mondo tra 50 sfumature di nero e La La Land. Il primo, considerato dal delirio di massa come la storia più romantica e tenera dai tempi di Romeo e Giulietta (ma realisticamente, dai tempi non sospetti di mamma Twilight), che ha inspiegabilmente arricchito la sua autrice e sbancato botteghini come neanche una comparsata di un resuscitato Michael Jackson al concerto degli One Direction avrebbe potuto fare. Il secondo, un delizioso musical su cui sono piovute nominations e premi agli Oscar, ai Golden Globe, al Festival di Venezia, ai BAFTA (che sono gli Oscar degli inglesi) e al circolino dell'oratorio dietro casa, un film che sembra capace di ribaltare mondi e cambiare l'intera visione della realtà più della scoperta Copernicana, almeno a detta di tutti coloro che vi si sono imbattuti, per caso o per scelta, e indipendentemente da sesso di appartenenza, età, credo cinematografico e livelli di scetticismo. Ma quindi, da cosa deriva questo sorriso da figlia dei fiori che mi si è stampato in faccia da una settimana a questa parte? Possibile che sia dovuto solo all'evidente, inconfutabile e decisamente scontata superiorità artistica di La La Land sulle 50 sfumature di trash? Non sarebbe un po' come cercare di vincere facile? Confrontare sul piano estetico un Blockbuster di scarsa qualità e con una trama soft porn con il probabile erede di Titanic sarebbe come paragonare un romanzo pirandelliano con un libretto qualsiasi di Peppa Pig, diciamoci la verità. Sono due cose decisamente diverse. Inoltre non sarei la persona più appropriata per parlare di cinema, dato che ne capisco meno del mio gatto. Sono però una lettrice e quindi, inevitabilmente, finisco col considerare questa opera come fosse un romanzo, scoprendo così l'ironia di tutta la faccenda.
Perché se è vero che 50 sfumature non nasce con lo scopo di essere un capolavoro, è pur sempre il film che tutti (suppongo dopo una copiosa bevuta di rum) considerano l'incarnazione dell'amore. E "l'incarnazione dell'amore" si è trovato faccia a faccia con - rullo di tamburi -  L'ALLEGORIA DELL'AMORE. Un po' come se Rocco Siffredi avesse incontrato Petrarca. 50 sfumature, che ha dovuto ricorrere al pruriginoso, al taboo, al torbido, al tormento portato all'eccesso per attirare il pubblico, a mio avviso è stato letteralmente massacrato da un film che non solo parla d'amore, ma che se la può tirare al punto da scegliere uno dei generi più controversi per parlarne, ovvero il musical. Infatti ciò che ho visto da dietro il velo di lacrime, il sorriso ebete e la poco dignitosa candela al naso che mi ha accompagnato per tutta la visione del film (complice anche l'assenza di fazzoletti), è un'ode all'amore. L'amore fatto di complicità (e non di possesso), di rispetto reciproco (e non di frustini sulle chiappe), di sorrisi (e non ghigni sadici), di passioni condivise (e non imposte come conseguenza della Sindrome di Stoccolma). L'amore che sostiene, che sprona, che incentiva a seguire i propri sogni. L'amore che salva (entrambi, e non solo uno a discapito dell'altro). L'amore che sa rinunciare all'orgoglio, all'egoismo e, se necessario, anche a se stesso. L'amore equo, l'amore fianco a fianco (e non uno sopra l'altro), l'amore reciproco, che fa cantare le stesse canzoni e ballare il valzer tra le stelle, che ci migliora e ci rende coraggiosi. L'amore che non lascia soli. 
L'amore di Mia e Sebastian è così: puro, appassionato, in lotta, determinato, non la versione cinematografica di una puntata di Amore criminale proposta da Christian e Anastasia. Qui non ci sono mezzucci a cui ricorrere per pepare la storia, non c'è bisogno di attivare la sindrome da crocerossina in ognuna di noi travestendo uno psicopatico in una persona problematica. In La La Land l'amore è vero, è proprio l'amore di Shakespeare e di Jane Austen: paziente, rispettoso, forte. Ma questo non è l'unico tipo di amore dipinto ad acquerello in La La Land: c'è l'amore di Sebastian per il jazz, che infiamma le sue parole e lo spinge a non accettare compromessi; l'amore di Mia per la recitazione, che la porta a perseverare nonostante le mortificazioni subite e le lunghe ore di attesa ai casting. C'è l'amore per se stessi e per i propri sogni, a cui si crede anche se in solitudine. E ancora, c'è il bruciante amore che il regista, Damien Chazelle, nutre per la musica, già espressa nel suo precedente film, Wiplash, e qui riproposta in una deliziosa veste emotiva. C'è l'amore per i musical, qui omaggiati con migliaia di piccole citazioni, canzoni struggenti e coreografie spumeggianti. C'è l'amore per il cinema, che ha commosso anche i più accaniti detrattori del genere musicale. E naturalmente, più di tutto, c'è l'amore per la realtà: la storia di Mia e Sebastian infatti è più vera del vero, non si basa su colpi di fulmine né su odi insanabili inspiegabilmente superati, non è una storia di opposti che si attraggono o di attrazioni fatali né di principi e principesse senza macchie sul curriculum. Sono due persone, folli e sognatrici, in cui ci possiamo identificare, e che si sono trovate e innamorate. Una storia d'amore quindi che omaggia gli amanti, quelli veri, quelli banali, una storia che non nasconde niente sotto al tappeto, che non edulcora disneyanamente e che lascia fino alla fine il dubbio dell'happy ending. In bilico tra commedia e dramma, tra verità e finzione e tra sogno e realtà, La La Land omaggia la vita, che non ha bisogno di fingere per essere indimenticabile. Ed in mezzo a tutti questi Christian Grey e Anastasie Steel, che dipingono un amore sadico e annullante, sono commossa, più del solito, nello scoprirmi innamorata di questo film che salva tutto in un momento in cui c'era davvero tutto da salvare. Grazie La La Land, grazie per averci restituito l'amore.
Duille



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